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REDAZIONALE   

I

   

di Donatella Moraggi

  

 

Un buon silenzio non fu mai ….. detto

 

E’ di nuovo tempo di campagna elettorale. E la campagna elettorale è già iniziata con tutto il repertorio cui ormai siamo avvezzi: le alleanze, i programmi, i simboli, le identità politiche, le recriminazioni, le promesse, i progetti, le proposte.

E’ un tempo nel quale si ha la percezione che si spalanchi un mondo nuovo, nel quale tutti, da tutte le parti politiche affermano principi condivisibili, toccano temi importanti, si occupano della realtà delle persone e dei loro problemi quotidiani, si accorgono degli errori commessi, “promettono” di non sbagliare più.

Pare un tempo di redenzione, di rinascita, di chiarimenti ma chissà perché i buoni propositi non sembrano più convincenti.

Sarà che per dirla con accenti Machiavelliani non vi è né può esservi garanzia che la virtù prevalga e la via della conoscenza è “una lunga esperienza delle cose moderne e una continua lezione delle antiche”.

Abbiamo ascoltato, atteso, compreso e imparato una inevitabile lezione, quella che la politica non sa, né forse può, esercitare quel buon governo della cosa pubblica che continua faticosamente a prospettare.

Si cerca di proporre elementi di novità nello scenario politico che diano agli elettori il senso del cambiamento e la ragione sufficiente per un atto di fiducia (l’ennesimo), ma lo sforzo si perde miseramente nelle parole, veicolo insostituibile della comunicazione che in questo caso ha un effetto devastante: aggrava la posizione di chi lo utilizza….

E’ orami  frequente anche nei media invitare a fermarsi qualche minuto in silenzio di fronte ad accadimenti di una certa gravità.

Mutatis mutandis qualche mese di silenzio sarebbe quanto mai opportuno e ritengo apprezzabile in questo tempo anticipato di campagna elettorale e forse sarebbe il solo modo saggio e responsabile da parte della politica per acquisire consapevolezza, per manifestare adeguatezza, per dimostrare rispetto e recuperare credibilità.

Un buon silenzio sarebbe l’unico segnale tangibile d’un autentico ravvedimento …. operoso.

 

 

  

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