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I numeri nei millenni

V

   

di Stefano Breccia

  

 

* * *

I numeri nella storia dell’umanità

 

(seconda parte: 4.5)

 

la cultura dei numeri

___________

 

Numerologia

 

Il significato dei numeri

 

Alcuni numeri notevoli 3

  

 

Continuiamo il rapido excursus attraverso quei numeri cui, in tempi antichi o moderni, è stato attribuito un valore simbolico, sostanzialmente in base ai meccanismi indicati dalla Qabalah.

 

 

Altri numeri notevoli

 

Il numero 888

Dal punto di vista dei mistici medioevali, il fatto che il nome di Cristo, IHESOYS, abbia un valore numerico di 888 rappresentava un rafforzamento del numero 8, considerato simbolo del paradiso.

 

Il numero 1,260

Nell’Apocalisse (XI,3) per tanti giorni profetizzano i due testimoni di Dio, ed ancora in Apocalisse XII,6 per altrettanti giorni la donna si rifugia nel nascondiglio predispostole da Dio. Probabilmente questo numero rappresenta un periodo di 42 mesi. Secondo Gioacchino da Fiore, l’ultimo millennio sarebbe dovuto iniziare nel 1260 dopo Cristo.

 

Il numero 1,572

È rimasto famoso un cronogramma (una frase all’interno della quale è nascosta una data) in riferimento al Massacro di San Bartolomeo:

 

LUtetIa Mater natos sVos DeVoraVIt ,

 

ove le lettere aventi valore numerico sono per chiarezza evidenziate in maiuscolo; riordinando queste cifre si ha il numero 1,572, anno in cui gli Ugonotti furono trucidati a Parigi (la città si chiamava Lutetia Parisiorum, a seguito del nome della tribù dei Parisii).

 

Il numero 2,467

Sigmund Freud citò questo numero in relazione alla lunga correzione di bozze richiesta dall’opera L’interpretazione dei sogni; in una lettera, scrisse di non voler fare più correzioni, anche se ci fossero rimasti 2,467 errori! Dopo di che, tentò di capire perché gli fosse venuto in mente tale strano numero, e ne diede una lunga spiegazione; forse è più semplice quella indicata da Martin Gardner, secondo cui 2,467 è il 365-simo numero primo.

 

I numeri 3,000, 4,000 e 5,000

Si tratta di tre numeri che compaiono nei vangeli, spesso senza una particolare giustificazione; recenti scoperte fanno supporre che, in luogo del mero valore numerico, essi celassero un qualche significato simbolico.

 

Ad esempio, il vangelo di Marco (VIII, 1÷9) riporta un miracolo nel corso del quale 4,000 persone vennero sfamate con sette pani ed alcuni pesci. Cinque mila è invece il numero di persone sfamate da Gesù con un altro dei miracoli che hanno visto la moltiplicazione di pani e di pesci (Matteo, XIV, 21; Marco, VI, 44).

 

Va peraltro notato che i rotoli scoperti nell’ultimo secolo, fra le colline attorno al Mar Morto, sembrano attribuire nomi numerici simbolici ad alcune classi sociali; in particolare, i palestinesi non di stirpe giudaica, né romano-greca, erano detti “i 5,000”; in alternativa, essi erano catalogati come “la stirpe di Ham” (il Cam, figlio di Noè, della nostra tradizione); inoltre i Gentili (chiamati anche “figli di Shem” - il Sem della nostra tradi­zione) erano detti “i 4,000”, e “i 3,000” erano detti i Proseliti, cioè il gruppo costituito da quanti, fra i Gentili, erano stati battezzati e convertiti al giudaismo. Complessivamente, i 3.000, i 4,000, ed i 5,000, erano detti appartenenti alla tribù di Asher.

 

Ciò può forse attribuire a questa classe di episodi dei significati più simbolici che letterali (Cfr. L. Gardner, B. Thiering, J. Robinson, Opp. Citt.).

 

Il numero 4,004

Negli anni fra 1650 ed il 54, il reverendo irlandese James Usher pubblicò gli Annales Veteris et Novi Testamenti, nei quali egli propose una nuova cronologia per gli eventi biblici. In particolare, sostenne che Dio aveva creato il mondo il 23 ottobre del 4004 a.C.

 

Il numero 4,320

Questo numero, assieme ai suoi multipli 43.200 e 432.000 è presente un po’ dovunque, presso culture fra di loro remote nel tempo e nello spa­zio. Nelle tradizioni del nord Europa, la battaglia finale contro il Lupo verrà condotta dai guerrieri Einhjarr: ottocento di essi usciranno da ciascuna porta del Walhall; essendo 540 queste porte, i guerrieri dell’Apocalisse germanica sono 432 mila. Altrettante sono le strofe del Rg Veda (40 sillabe per strofa), ma in questo caso il numero è il prodotto di 40 per 10,800, il numero dei mattoni dell’altare vedico, e tale è la durata del “grande anno” di Eraclito. L’altezza della Grande Piramide può essere ottenuta dividendo la lunghezza del raggio polare terrestre per 43,200. E così via ...

 

Il numero 6,000

Secondo il Talmud, il mondo durerà seimila anni, mille per ogni parola del versetto iniziale del Genesi (Bereshit bera Elohim Ath ha Shamaim), od anche mille per ogni giorno della Creazione. Ricordiamo il detto biblico secondo il quale “mille anni sono un giorno agli occhi del signore” (Pietro 2, III, 8). Flavio Giuseppe osserva che seimila anni corrispondono a dieci “grandi anni”, ciascuno dei quali lungo sei secoli (reminiscenza caldea).

 

Il numero 12,960,000

Alcuni autori ritengono di riconoscere in 604, pari per l’appunto a 12,960,000, il cosiddetto numero di Platone, “regolatore delle nascite buone e cattive”.

 

Il numero 200,000,000

In Apocalisse IX, 16 si parla di “duecento migliaia di migliaia di cavalieri”; con tutta probabilità, questo è il numero più grande contenuto esplicitamente nella Bibbia.

 

I numeri e Dante

 

Le opere di Dante sono talmente sensibili alla mistica dei numeri che il sommo poeta merita un capitolo a parte in questa trattazione. Prescinderemo comunque dai significati “classici”, già trattati nei capitoli precedenti, per soffermarci solo su quelli più tipicamente danteschi.

 

Il numero 0

Questa prima citazione non è, in effetti, relativa alla numerologia, ma è solo il richiamo ad un numero eletto a nome di un gioco:

 

Quando si parte il gioco de la zara,

colui che perde si riman dolente,

ripetendo le volte, e tristo impara;

(Purgatorio, VI, 1)

 

Commenta Boccaccio:

 

Quando si partono li giocatori, che hanno giocato a zara, del tavoliere. E nota che questo gioco si chiama zara per li punti divietati, che sono in tre dadi esclusive da sette in giù e da quattordici in su; e però quando vegnono quelli punti, dicono li giocatori: Zara; quasi dica: Nulla, come zero nell’abaco...

 

La spiegazione fornita da Boccaccio è strana per due motivi: in pri­mis, nell’abaco non esiste lo zero; inoltre, presentato così, il gioco non è equo, ma è a vantaggio di chi tira i dadi; affinchè il gioco fosse equo il lanciatore dovrebbe perdere quando ottiene un punto inferiore a 9 o supe­riore a 12 (anche se, così, ci sarebbe un leggerissimo vantaggio per l’avversario). Anche ipotizzando che all’epoca di Dante non si fosse molto abili in statistica, già la pratica del gioco dovrebbe aver dimostrato rapidamente il vantaggio di chi lancia i dadi.

 

I numero 4 e 6

In diverse occasioni questi due numeri si trovano connessi l’uno all’altro; ad esempio nel Limbo Dante incontra quattro poeti (Omero, Orazio, Ovidio e Lucano), e dall’incontro prende corpo un gruppo di sei persone (i quattro di partenza, più Virgilio e Dante):

 

... ed io fui sesto fra contanto senno.

(Inferno, IV, 101)

 

Ancora, i due numeri intervengono a comporre la quantità “una volta e mezza”:

 

... se la cosa dimessa in la sorpresa

come ‘l quattro nel sei non è raccolta.

(Paradiso, V, 59÷60)

 

Il viaggio nell’oltretomba inizia all’ora sesta, l’ora più nobile de lo die (Convivio), ed anche la salita al Paradiso terrestre inizia all’ora sesta; l’ora sesta è quella della Giustizia, e non a caso Cacciaguida, ricordando la perfezione del suo tempo, dice:

 

Fiorenza dentro de la cerchia antica

donde ella toglie ancora e terza e nona,

viveva in pace, sobria e pudìca.

(Paradiso, XV, 97÷99)

 

È difatti evidente che la chiesa di Badia non poteva suonare la sesta ora, in quanto a Firenze non c’era giustizia!

 

Per sei volte Dante e Virgilio sono stretti in un abbraccio; sei ore (in longitudine) la Gerusalemme celeste dista dal Gange, ed altrettante dalle Colonne d’Ercole. Gli animali simbolici hanno sei ali, così come le creature diaboliche. Sei sono le invocazioni alle Muse.

 

Nel sesto canto dell’Inferno si parla della città partita e delle sue miserie, nel corrispondente del Purgatorio c’è l’invettiva contro l’Italia priva di giustizia per la mancanza dell’Impero, e finalmente, nel sesto del Paradiso, si celebra il trionfo dell’Impero stesso!

 

Nel XVIII (= 6·3) canto del Paradiso, al 18-esimo verso si inizia a parlare del sesto cielo, quello di Giove e della giustizia; nello stesso canto l’Aquila (simbolo dell’Impero) adopera la parola sesto, ad indicare il compasso con cui Dio traccia lo stremo del mondo.

 

Il numero 7

La mistica del 7 non poteva mancare nell’opera dantesca; tanti sono i pianeti, abbiamo detto, e ... altri furono, sì come Plato, uomo eccellentissimo, che puosero non solamente tante intelligenze quanti sono li movimenti del cielo, ma eziandio quante sono le spezie delle cose ... (Convivio II, IV, 4÷6). È in questo senso che probabilmente va interpretata la strana inizia­tiva dell’angelo:

 

   Sette P ne la fronte mi descrisse

col punton de la spada ...

(Purgatorio, IX, 112÷113)

 

L’allegoria iniziatica delle sette prove si ritrova nelle sette soglie del Purgatorio, mentre probabilmente è il concetto di universalità che va letto nelle sette mura del castello del Limbo.

 

Il numero 9

Se si considera il 10 simbolo della perfezione, il 9 ne rappresenta il penultimo gradino: ad esempio, Dante si fa condurre da Beatrice nel Paradiso, ma la donna non è abilitata a compiere l’ultimo passo. In Dante, il numero 9 è epitome di Beatrice:

 

... questo numero fue amico di lei ...

(Vita Nova, XXIX)

e subito dopo, ancora più deciso:

 

... questo numero fue ella medesima ...

(ibid.)

 

Il Poeta aveva nove anni quando incontrò Beatrice per la prima volta, e la rivide solo nove anni più tardi (Vita Nova); forse non è del tutto casuale il fatto che in questo stesso passo siano associati a Beatrice i colori bianco, rosso e verde che, a partire dal culto medioevale di Maria Maddalena, tramite poi il rituale templare e massonico, sono quindi passati nella bandiera italiana; si potrebbe speculare su di un’eventuale associazione simbolica fra Beatrice e Maria Maddalena (che nei rotoli di Qumran rappresenta la Sophia, esattamente come Beatrice), in funzione anti clericale. Circa questi tre colori, si consideri anche la terzina:

 

... sovra candido vel cinta d’uliva

donna m’apparve, sotto verde manto

vestita di color di fiamma viva.

(Purgatorio, XXX, 31÷33)

 

E ancora: solo nel 73-esimo verso di questo canto, Beatrice pronuncia il suo nome:

 

Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice.

(Purgatorio, XXX, 73)

 

nel verso che è quello centrale del canto, preceduto e seguito da altri 72. E, guarda caso, 7+2=9. Ma non basta: questo canto è il 64-esimo di tutta la Comedia, preceduto da 63 canti e seguito da altri 36. E, guarda ancora caso, 6+3=9!

 

In un sirventese andato ormai perduto, Dante avrebbe nominato le sessanta donne più belle di Firenze, mettendo Beatrice al nono posto, in evidente analogia con il Cantico dei Cantici (VI, 7), ove sono citate sessanta regine, fra le quali la nona è la più degna. Se si vuole mantenere l’analogia, va notato che la sposa cui si riferisce il Cantico è la Chiesa, che quindi dovrebbe essere ciò che viene simbolizzato dalla figura di Beatrice. Il concetto è stato poi ripreso in Convivio, 2, XIV.

 

Nove sono anche i cerchi dell’Inferno, ed i cerchi degli spiriti angelici attorno a Dio.

 

Il numero 9 ½

Mi è stato fatto notare da chi mi aiutatato nella revisione di questo testo, che il nome di Beatrice compare in rima nove volte nella Comedia, anzi, per la precisione, nove volte e mezzo, a causa della seguente enigma­tica terzina:

 

Ma quella reverenza che s’indonna

di tutto me, pur per B e per ice,

mi richinava come l’uom ch’assonna.

(Paradiso, VII, 13÷15)

 

Alcuni testi riportano Be ed ice, ma la cosa è inessenziale, in quanto la prima “e” è comunque muta per ragioni metriche; quindi abbiamo il 50% delle lettere che compongono il nome di Beatrice, e pertanto l’asserzione circa il 9 ½ è sostanzialmente corretta, qualunque fosse lo scopo che Dante intendeva attribuire a questo fatto.

 

Possiamo ricordare come, di Beatrice, venisse detto:

 

... non credo che fosse

lo decimo suo passo in terra posto

(Purgatorio, XXXIII, 17)

 

forse proprio in riferimento al 9 ½; qualunque cosa ciò significhi, la cita­zione fa riferimento al settimo canto (il sette è il numero perfetto), e compare nel 14-simo verso (= 2·7).

 

Ritornando a Maria Maddalena (in particolare al culto templare verso colei che secondo i rotoli del Mar Morto fu la sposa di Gesù Cristo e che secondo i primi testi claustrali fu probabilmente la capostipite della dinastia dei Merovingi), nella tradizione gnostica ella era identificata con lo Spirito Santo, appena un’inezia al di sotto della perfezione (rappresentata dal 10); forse il 9 ½  può essere visto come un’esasperazione di questo concetto, tramite l’allegoria che associa Beatrice a Maria di Magdala; non si possono difatti dimenticare le radici templari di Dante.

 

I numeri 11, 22 e 33

La Comedia dantesca è infarcita di riferimenti espliciti od impliciti al numero 11; già l’endecasillabo ha, evidentemente, una struttura basata su undici sillabe; ogni cantica è composta da 33 (= 3·11) canti, così come ogni strofa è composta da 33 sillabe.  Si sostiene (Guénon, Op. cit.) che tale numero costituisse un “segno di passo” del rito dell’Ordine del Tempio, di cui si dice Dante facesse parte (al Kunsthistorisches Museum di Vienna è conservata una medaglia che mostra il profilo di Dante, contornato dalla sigla FSKIPFT - Fidei Sanctae Kadosh, Imperialis Principatus, Frater Templarius). Ovvia quindi l’importanza del primo multiplo di 11, il 22. Nell’Inferno, la maggior parte degli episodi è descritta in undici o venti­due strofe (ci sono pochissime eccezioni).

 

In Dante il numero 22 sembra essere strettamente legato al numero 7, in quanto 22÷7=3.142857... era, fra le stime di p, quella forse più usata nel mondo classico. Difatti 22 miglia è la circonferenza dell’estrema bolgia dell’Inferno (e di conseguenza, il suo diametro era di sette miglia). Infine, nel Convito, tale numero è detto accumunare il movimento locale (rappresentato dal 2) al movimento dell’alterazione (rappresentato dal 20). Va notato che il terzo movimento elementare (quello dell’accrescimento) è rappresentato da 1,000, e che 1,022 è il numero delle stelle fisse secondo i “saggi d’Egitto”, sempre a detta di Dante.

 

Stefano Breccia

(Continua sul prossimo numero)

 

 

 

 

  

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