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LA PITTURA INVINCIBILE

 DI GIUSEPPINA FIORE

 

VI

di Donatella Moraggi

 

“Bisogna diffidare delle parole. Sono sempre troppo belle, troppo scintillanti e il loro ritmo ci trascina, pronto a far prendere un sussurro per un pensiero” Jean Tardieu (poeta e drammaturgo).

 

La citazione mi è parsa utile per considerare che ogni volta si tenti di parlare di un artista e della sua arte è presente il rischio di cadere nella trappola delle parole: di quelle che non dicono niente, di quelle che distraggono dall’oggetto del discorso, di quelle ancora che si sovrappongono ad esso fino a sommergerlo. Vorrei così non fosse in questo caso, sebbene arduo sia non inciampare nell’errore di dire più di quanto basti o meno di quanto occorra. La verità è che un artista si racconta da sé, né alcuno potrebbe saperlo fare meglio. Così è per Giuseppina Fiore, pittrice in Roma, donna e artista di successo, ma di quel successo che è di pochi, mai esibito, che le serve solo quale attestato al consapevole valore da sottrarre alla pubblica lusinga. 

Non si possiede mai la sua pittura e non la si possiede perché è un flusso di emozioni che scorrono con impetuoso passo, è un esercizio di sensi nel dispiegarsi delle immagini.

Si riconosce, osservando le figure ed i colori, passando dall’acquarello alle più svariate tecniche, visitando i luoghi del figurativo e immergendosi nell’astratto dei suoi pannelli a tecnica mista, un elemento comune di espressioni artistiche pure assai diverse: la personalità del tratto. La sua mano è libera di sovrastrutture, non cede a convenzioni, non deve essere compresa, piuttosto ascoltata, sentita, percepita perchè mantiene la limpidezza espressiva di chi sa plasmare la materia secondo la forma del proprio sentimento e sa farlo in modo che il risultato appaia privo di elaborazioni. Appaia, dico, perché l’elaborazione personale di una vita è espressa con la volontà determinata ed operosa di chi ha fatto proprio l’instancabile lavoro di assimilazione, di studio, di ricerca tecnica, che muove dal conosciuto e determinato del figurativo, pur trattato con personalissima attitudine, per avventurarsi nel sentiero impervio, nuovo e coraggioso della materia da costruire e dei mezzi da scoprire e utilizzare per dare voce artistica anche a povere cose. Ed ecco che il frammento di un giornale può fare amalgama con la pittura densa della tecnica mista che connota una emozione; ecco che la piuma di un uccello può restare impigliata nelle pieghe di un dipinto quasi quale tragico simbolo di ali fermate dal tempo e raggrumate nell’asciugarsi del colore. Ma quel tempo, che cambia e trasforma ogni cosa, non vince su tutto, non vince sulla pittura di Giuseppina Fiore, non vince sul suo impeto forte e ribelle di artista per amore, che anzi trae dalla tavolozza il segreto entusiasmante dell’invincibilità. Ed è ora un sussurro in gola, ora un grido, ora un vortice di passione, ora un luogo della mente, ora un silenzio agghiacciante, ora un liberatorio canto, torrente in piena di salti e di zampilli galoppanti che diventano colori. Si esprime, Giuseppina Fiore, sciogliendo in punta di pennello il linguaggio della vita mescolato con l’ingegno e la materia della sua arte. Così procede, senza tempo che consumi, creando meandri d’assoluto.

 

 

  

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