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REDAZIONALE   

I

   

di Donatella Moraggi

  

 

GIORNATA DI PRIMAVERA  E FIORI FINTI

 

Ma che c’entrano i fiori finti con la primavera?

 

È presto detto: nonostante la giornata FAI avrebbe voluto regalare “uno sguardo diverso per conoscere meglio quello che abbiamo davanti tutti i giorni” attraverso la conoscenza e la scoperta di beni che non sappiamo riconoscere; nonostante l’intento fosse quello di offrire il piacere “di sentirsi parte di un popolo che ama e difende il patrimonio naturalistico italiano” assumendo il ruolo di protagonisti nella tutela del bello, temo che i fiori finti siano stati gli unici a sopravvivere all’inquinamento (da intendersi nell’accezione ampia del termine) prodotto dall’evento di massa del primo fine settimana di aprile. Curiosa contraddizione.

Nulla di cui stupirsi: è la dimostrata distanza che passa tra le intenzioni e le realizzazioni, dove le seconde sfuggono spesso di controllo.

Come disse Umberto Colombo, “lo scenario non è una previsione: è una rappresentazione di un futuro possibile. Ci aiuta a ragionare, a immaginare, a porci per tempo i problemi. Quello che succederà, dopo tutto, dipende in buona parte da noi”. E allora forse lo scenario ipotizzato non ha considerato che la cultura non è un bene di consumo, la sensibilità non si inventa per un’occasione, la bellezza non si aggredisce ed i beni culturali non si danno in pasto come pietanze a moltitudini affamate che in file interminabili aspettano il loro turno.

Non sono conciliabili ed inconciliabili restano la scompostezza urbana con la pacatezza ordinata che serve per apprezzare l’arte e la bellezza, così come l’arricchimento interiore si vanifica nel rito collettivo e popolare della mobilitazione di folle domenicali. Così non si aiuta la acquisizione di consapevolezza ma si distorce la comprensione di quei valori eterni che l’arte e la natura esprimono con tanta forza e dignità, ma anche con delicatezza e fragilità. E’ richiesta un’attitudine tutta diversa per cogliere il senso delle cose alte perché il buono che in esse c’è da scorgere passa per la nobiltà degli spiriti che le sanno guardare.

  

  

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