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I numeri nei millenni
di Stefano
Breccia * *
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I
numeri nella storia dell’umanità (terza parte:
1.5)
la cultura dei numeri ___________
Approfondimenti 4 |
III |
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Successioni di Farey Analoga, per certi versi, alla successione di Fibonacci
è quella dovuta a John Farey, un ingegnere meccanico inglese del secolo
scorso, con l’hobby dello studio delle comete. Una successione di Farey, Fn , è costituita da una sequenza di frazioni
proprie (cioè già ridotte ai
minimi termini, e con il numeratore maggiore di zero, ed inferiore al
denominatore), ordinate per valori crescenti: a1/b1
, a2/b2
, ... , ak/bk
, tali che per ciascuna di esse valgano le
diseguaglianze: ai
< n , bi
£
n
; (per ovvi motivi, gli
ai
non potranno mai essere pari ad n). Ad esempio, si ha: F5 =
{1/5 , 1/4 , 1/3 , 2/5 , 1/2 , 3/5 , 2/3 , 3/4 , 4/5} ; Queste nove frazioni hanno tutte numeratore inferiore a
5, e denominatore minore od uguale a 5; sono tutte proprie, ed è
facilmente verificabile che non ne esiste alcun altra che soddisfi tali
proprietà. Pensando ad una generica successione di Farey, ci si
rende rapidamente conto di un certo numero di proprietà: a) la frazione 1/2 fa parte di
qualunque successione di Farey Fn;
difatti non può esistere una F1, in quanto dovrebbe
essere costituita dalla frazione 1/1, che non è propria; eliminata quindi
F1,
è chiaro che i numeri 1 e 2 soddisfano alle condizioni di appartenenza ad
una successione Fn,
qualunque sia n>1; b) con qualche ragionamento appena
più complesso, si può dimostrare che la frazione 1/2 è centrale rispetto a
qualsiasi Fn,
da cui deriva immediatamente che ogni Fn è
composta da un numero dispari di elementi; c) numeratore e denominatore di
una qualunque frazione interna
ad una Fn sono
ottenibili sommando, rispettivamente, i numeratori ed i denominatori
delle due frazioni adiacenti (e, se è il caso, semplificando); ad esempio,
nella serie F5 vista
poc’anzi, la frazione 2/3 è compresa fra le frazioni 3/5 e 3/4, e vale la
relazione: (3+3)/(5+4) = 6/9 = 2/3 ; da questa proprietà deriva che,
note la prima e la seconda frazione di una qualunque Fn è
immediato costruire tutte le frazioni successive (un po’ come con la
successione di Fibonacci); d) la differenza fra due frazioni consecutive è pari
all’inverso del prodotto dei rispettivi denominatori; prendendo ad
esempio, nella successione già vista, le frazioni consecutive 2/3 e 3/5,
si ha che: 2/3 - 3/5 = 10/15 - 9/15 = 1/15 =
1/(3·5) . Una simpatica caratteristica delle
successioni di Farey è che, detto Nn
il numeri delle frazioni appartenenti ad una generica Fn,
si ha:
lim (Nn
- 3 n2 /
p2)
= 0 al tendere all’infinito di
n; ad esempio, per
n=500 si ha:
3·5002 /
p2
= 75,990.89 , N500
= 76,115 .
I logaritmi di Pacioli Come è altrove citato nel testo,
Luca Pacioli, nella sua Summa de
Arithmetica, si pone il problema di determinare dopo quale numero
n di anni un capitale,
depositato ad un interesse composto attivo
r, risulti raddoppiato, fornendo la risposta: n
= 0.72 / r , per dirla in termini moderni. Il francescano, invece,
diceva:
A voler sapere ogni quantità a tanto per cento
l’anno, in quanti anni sarà tornata dopia fra prodotto e capitale, tien
per regola 72 a mente, quale sempre partirai per lo interesse, e quello
che ne ven, in tanti anni saranno radopiati el capitale a far capo l’anno. Naturalmente, si parla di 72 in
quanto r è espresso come valore
percentuale; noi invece ci atteniamo all’uso (certamente meno
ragionieristico) di indicare l’interesse in valore assoluto (un 8% diviene
quindi 0.08). Il problema consiste nella risoluzione dell’equazione
esponenziale: (1 +
r)n
= 2 , da cui deriva:
n = log 2 / log
(1 + r) . Nel caso di Pacioli, il problema consiste nel fatto che
i logaritmi sarebbero stati inventati solo un secolo più tardi, ad opera
di Nepero. Comunque, come ha giustamente fatto notare Giovanni Vacca (Atti
della Reale Accademia delle Scienze di Torino, vol. 50, pagg.
289÷292), la formula proposta da Pacioli costituisce un’eccellente
approssimazione nel caso che il rateo di interesse
r valga 0.08 (per l’esattezza,
0.07847), ed è ipotizzabile che il nostro frate sia giunto a determinare
il valore 0.72 a forza di tentativi. L’approssimazione diviene rapidamente
peggiore per valori di r che si
discostino da 0.078, come
mostra il grafico seguente:
Il grafico mostra
l’andamento della funzione
y
= r ·
n =
r · log 2 / log (1 + r) , cioè il valore del numero fisso
utilizzato da Pacioli; tale funzione è pressoché lineare nell’intorno
esaminato. La linearità
deriva dal fatto che, per piccoli valori di
r si ha: log (1 +
r)
»
r · (1 - r/2) , (è sufficiente calcolare lo sviluppo in serie di Taylor
del logaritmo), e di conseguenza, sviluppando in serie ancora una volta:
Beatrice ed il 9 ½ È interessante riportare la lista delle citazioni in
rima (nove e mezzo, abbiamo detto!) del nome di Beatrice nella Comedia.
Non so s’intendi: io dico di Beatrice; tu la vedrai di sopra, in su la vetta di questo monte, ridere e felice, (Purgatorio, VI, 46÷48)
Tanto dice di farmi sua compagna che io sarò là dove fia Beatrice; quivi convien che sanza lui rimagna. (Purgatorio, XXIII, 127÷129)
Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice. Come degnasti d’accedere al monte? Non sapei tu che qui è l’uom felice? (Purgatorio, XXX, 73÷75)
E tutto in dubbio dissi “Ov’è Beatrice?”. Ond’ella “Vedi lei sotto la fronda nova seder in su la sua radice”. (Purgatorio, XXXII, 85÷87)
Ma quella reverenza che s’indonna di tutto me, pur per B e per ice, mi richinava come l’uom ch’assonna.
Poco sofferse me cotal Beatrice e cominciò, raggiandomi d’un riso tal, che nel foco farìa l’uom felice: (Paradiso VII, 13÷18)
per la similitudine che nacque del suo parlar e di quel di Beatrice, a cui sì comunciar, dopo lui, piacque: (Paradiso, XIV, 7÷9)
e tre fiate intorno di Beatrice si volse con un canto tanto divo, che la mia fantasia nol mi ridice. (Paradiso, XXIV, 19÷21)
Ahi quanto ne la mente mi commossi quando mi volsi per veder Beatrice, per non poter veder, benché io fossi ... (Paradiso, XXV, 136÷138)
a poco a poco al mio veder si stinse: per che tornar con li occhi a Beatrice nulla vedere e amore mi costrinse. (Paradiso, XXX,13÷15) Circa la mezza rima (Paradiso, VII,14), va notato che essa è la mediana fra le nove
citate, ed in particolare la prima del
Paradiso.
Stefano
Breccia (Continua sul prossimo numero)
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