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“L’eredità di Luigi Einaudi:la nascita dell’Italia repubblicana e la costruzione dell’Europa” |
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di Raffaele Mario Caldana
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Il Presidente Einaudi al tavolo di lavoro al Quirinale con Donna Ida. Archivio Fondazione Luigi Einaudi di Torino
Non poteva essere ospitata che a Roma, nel palazzo del Quirinale, la preziosa ed interessantissima mostra che propone, non solo alle generazioni più giovani, la figura di Luigi Einaudi e ne celebra il sessantesimo anniversario della sua elezione a Presidente della Repubblica (1948).
Curata da Roberto Einaudi l’esposizione, che vuole essere la prima di una serie d’iniziative, è stata promossa dalle due Fondazioni, di Roma e Torino, intitolate all’insigne personaggio in collaborazione con la Presidenza della Repubblica, la Banca d’Italia e con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati e del Ministero per i beni e le Attività Culturali.
Inaugurata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il 12 maggio la mostra rimarrà fruibile al pubblico romano fino al 6 luglio 2008; seguirà poi, nell’autunno 2008, la tappa di Milano, al Palazzo Reale, e nella primavera 2009 quella di Torino, all’Archivio di Stato.
L’ingente materiale esposto, che trova collocazione nella Galleria delle Regioni e nella Galleria di Alessandro VII, di diversa provenienza e consistente in documenti, fotografie, oggetti quotidiani, opere d’arte ed inoltre la ricostruzione di tre studi usati da Luigi Einaudi (Banca d’Italia, Quirinale e lo studio-scala di San Giacomo in Dogliani) offrono al visitatore la possibilità di “conoscrere” l’illustre ed eclettico personaggio ripercorrendone la vita dall’infanzia alla più alta magistratura della giovanissima Repubblica: è stato, infatti, il primo Presidente a svolgere il settennale mandato previsto dalla Costituzione. Laureatosi a pieni voti nella Facoltà di Giurisprudenza, Luigi Einaudi, tra l’altro, fu giornalista (“Riforma Sociale”, “La Stampa”, “Corriere della Sera”, “The Economisti”); professore universitario (“Bocconi” di Milano e “Politecnico” di Torino; Senatore del Regno, parlamentare alla Consulta e nella Costituente; Governatore della Banca d’Italia; Vicepresidente del Consiglio e Ministro del Bilancio nel quarto Governo De Gasperi ed infine Presidente della Repubblica. Ed ancora non si può trascurare l’economista, il viticultore, il collezionista di libri rari (alla fine della vita la sua biblioteca contava 70.000 volumi).
La mostra è suddivisa in nove sezioni delle quali sette seguono cronologicamente la vita e l’attività di Luigi Einaudi mentre le rimanenti due sono incentrate sulla rilevanza del suo pensiero europeista e federalista.
I temi trattati dalle sezioni sono rispettivamente: o “Gli anni formativi e prima maturità (1874 – 1914)” o “Dalla Grande Guerra al fascismo regime (1914-1926)” o “Dagli anni del raccoglimento all’esilio svizzero (1926-1944)”. o “Consulta e Costituente (1945 – 1948)” o “ Governatore della Banca d’Italia e Ministro del Bilancio (1945 – 1948)” o “La Presidenza della Repubblica (1948 – 1955)” o “San Giacomo e le terre di origine (1897 – 1961)”
o “Luigi Einaudi e L’Europa” o “Luigi Einaudi, dall’Europa ai mercati globali”
Arricchisce la mostra un documentario che realizzato da Luca Einaudi e Nicoletta Leggeri, in collaborazione con l’Istituto Luce, ricostruisce in modo dinamico i momenti significativi del vissuto di Luigi Einaudi: la sua formazione, l’esperienza sotto il regime fascista e l’esilio in Svizzera, gli incarichi politici, il ruolo di Governatore della Banca d’Italia ed il periodo della sua Presidenza.
Dalla documentazione esposta emerge pienamente l’imponente ma discreta personalità di Luigi Einaudi: quelle testimonianze suscitano ammirazione e rispetto non solo per l’insigne intellettuale, l’economista, lo storico, il politico …. ma per l’uomo, per la sua dirittura morale la sua coerenza e profonda onestà.
A questo riguardo è opportuno riportare almeno due stralci dal testo in catalogo “San Giacomo e le terre d’origine” di Roberto Einaudi: - Quando è governatore della Banca d’Italia, scrive: “La unica mia entrata personale è l’assegno della Banca […] Lo stipendio di professore di università a Torino l’ho fatto riversare alla cassa universitaria; l’assegno di deputato alla Costituente sta accantonato su un libretto speciale, in attesa di un qualche uso; gli assegni che mi spetterebbero per Ufficio Cambi e Consorzio valori li ho fissati a zero”. - Ed ancora: - Proverbiale è la sua risposta a un quotidiano che gli manda un assegno in pagamento per un articolo da loro richiesto: “Ringrazio ma non intendo accettare denaro per avere commemorato un amico. Se l’assegno può avere una destinazione diversa, dal momento che l’amministrazione ha deciso di spenderlo, desidererei fosse dato alla Pia Opera del Cottolengo. Ma tale beneficenza deve essere fatta sotto il nome e per conto del giornale e non mio. Se fosse fatta col mio nome si tratterebbe soltanto d’una partita di giro, di un’operazione compiuta da voi a nome mio, e quindi mi vedrei costretto ad iscrivere la somma tra i miei proventi nella prossima denuncia Vanoni”. - E nello scritto di Mario Einaudi, sempre estratto dal catalogo i seguenti passi che dovrebbero indurre ad una profonda riflessione, leggiamo: - Rimane infine il fenomeno di una vita trascorsa per lo più in atteggiamento di risoluto distacco critico dalla politica attiva e dai suoi uomini (la nomina a senatore essendo avvenuta per meriti scientifici), ma che di colpo negli anni che seguirono la caduta del fascismo, lo porta ai posti di comando dell’economia del Paese e poi, lui monarchico, alla presidenza della nuova Repubblica. - Un poco oltre: - Una volta eletto, la tranquilla ma ferma applicazione di quella Costituzione che aveva giurato di difendere, divenne sua cura quotidiana. La classe politica aveva capito che non si trattava di atteggiamenti retorici. …quando il 18 febbraio sembrò che la Costituzione esistente potesse essere cambiata da una disposizione legislativa riguardante la nomina dei giudici della Corte Costituzionale, Luigi Einaudi informò il Governo che, ove ciò fosse accaduto, egli avrebbe chiesto la convocazione in seduta comune dei due rami del parlamento per procedere alla elezione di un nuovo presidente della Repubblica il quale avrebbe potuto promulgare la nuova legge, “cosa che io non intendo fare, per il dovere di trasmettere intatti al successore i poteri stabiliti dalla Costituzione”. -
Breve cronologia: - 1874 Luigi Einaudi nasce a Carrù (Cuneo) il 24 marzo da Lorenzo Einaudi, esattore, e Placida Fracchia, maestra elementare. Dopo la morte del padre (1888) la famiglia si trasferisce a Dogliani nella casa materna. - 1895: laurea in economia presso la Facoltà di giurisprudenza di Torino. - 1903: Sposa Ida Pellegrini. - 1919: nomina a Senatore del Regno. - 1920: nomina a direttore della “Bocconi” di Milano. - 1924: opposizione al fascismo con la pubblicazione di un articolo sul delitto Matteotti. - 1925: estromissione dalla Bocconi e dal Politecnico di Torino. - 1943: nomina a rettore del’Università di Torino ma dopo l’8 settembre si rifugia in Svizzera. - 1945: nomina a Governatore della Banca d’Italia. - 1946: Elezione all’Assemblea Costituente. - 1947: è vice presidente del Consiglio e Ministro del Bilancio nel Governo De Gasperi. - 1948-1955: è Presidente della Repubblica. - 1961: Muore il 30 ottobre a Roma.
Ciotola in legno, con una vistosa crepa, appartenente al padre, Lorenzo, esattore di tasse a Carrù, da lui riparata, cucita insieme con uno spago. Simbolicamente rappresentava per Luigi Einaudi il duro lavoro, anche umile, svolto dai genitori, e l’alto valore del risparmio, anche nei piccoli gesti quotidiani. Collezione Famiglia Einaudi
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