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   I numeri nei millenni

di Stefano Breccia

 

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I numeri nella storia dell’umanità

(seconda parte: 4.7)

 la cultura dei numeri

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 Numerologia

Il significato dei numeri

 

Alcuni numeri notevoli 5

 

  I Piramidologi

 

 

Una genìa estremamente pericolosa di numerologi, fortunatamente ormai in via di estinzione, è costituita dai “piramidologi”, o, usando il nome coniato da Max Toth (il probabile pseudonimo è tutto un programma) dai “piramatologisti”, cioè da quanti utilizzano metodi matematici per estrarre profezie dalle misure dei vari dettagli della piramide di Cheope. Fra costoro, va notato, si annoverano persone di indubbia statura culturale, primo fra tutti lo stesso fondatore della piramidologia, Charles Piazzi-Smyth, serio studioso che godeva di notevole reputazione scientifica nei settori dell’astronomia, meteorologia, spettrografia, Astronomo Reale di Scozia, professore di astronomia presso la Reale Università di Edimburgo. D’altronde, i meccanismi di calcolo dei piramidologi non sono molto diversi da quelli usati da James Usher, arcivescovo di Armagh, allorchè dichiarò che il mondo era stato creato il 23 ottobre del 4004 avanti Cristo, di primo mattino (circa alle 11, se non ricordo male).

 

Ovviamente l’uso di tecniche scientifiche per tentare di comprendere qualcosa sulla grande piramide non è condannabile; lo stesso estensore di queste note è convinto che la data di costruzione debba essere fatta arretrare fino a circa il 3,500, se non addirittura al decimo millennio avanti Cristo (rispetto al convenzionale 2,900 a.C., e contro l’opinione di sir Isaac Newton, che la mette nell’838 a.C.) perché da un lato la cronologia di Manetone è poco affidabile, poi perché non c’è nessuna seria correlazione fra la piramide ed il faraone Khwfw, infine perché la due date proposte (al contrario di quella “ufficiale”) spiegherebbero meglio certi allineamenti astronomici del monumento. D’altronde, l’assenza di scritte in geroglifici all’interno della piramide, e, ancor meglio, la presenza di scritte in una lingua sconosciuta (indecifrabile data la modesta quantità di testo) fa ritenere che le tre piramidi di Gizah siano, come la Sfinge, anteriori alla civiltà egizia.

 

I piramidologi vanno però ben oltre: tutta la storia dell’umanità, passata e futura, nonché tutta una serie di informazioni scientifiche sono scritte, secondo loro, nei rapporti numerici fra alcune lunghezze misurate all’interno della piramide, e dall’esame di questo corpus geometrico e matematico, vengono alla luce imprevedibili connessioni fra gli egizi, gli ebrei, e ... gli inglesi contemporanei! Seguono alcune delle scoperte dei piramidologi, generate nell’ambito dell’ultimo paio di secoli.

 

Dividendo il perimetro di base della piramide per il doppio dell’altezza (ci si riferisce qui all’altezza originale di 146.7 metri, prima che venisse rubato il pyramidon in cima), si ottiene 3.1416, una discreta approssimazione di p, ma senz’altro inferiore al 355/113 già nota agli egizi, pari a 3.1415929, approssimazione evidentemente migliore. Inoltre, moltiplicando l’altezza della piramide per 109, si ottiene il raggio medio dell’orbita della Terra attorno al sole (ragionevolmente corretto, visto che la distanza della Terra dal sole è attorno ai 150 milioni di km). Analoghi risultati si ottengono moltiplicando per 10 l’altezza del 35-esimo ordine di pietre, o moltiplicando per 100 la lunghezza del locale detto “anticamera”.

 

Prima di proseguire con il nonsense, conviene forse sottolineare qualche coincidenza effettivamente inquietante; abbiamo già visto che l’altezza della Piramide è praticamente un miliardesimo della distanza media fra la terra ed il sole; un’altra strana coincidenza (dalla quale deriva quella che prima abbiamo sbrigativamente qualificato come una stima approssimata di p) è che esiste una proporzione che vede coinvolti l’altezza, il raggio polare terrestre, il perimetro di base e la circonferenza equatoriale terrestre: la proporzione è corretta allo 0.4%, ed il rapporto è quel famoso 43,200 strettamente legato alla precessione degli equinozi! È francamente difficile parlare, in questo caso, di coincidenze...

 

Un altro po’ di dati puramente geometrici (non tutti verificati dall’autore di queste note): inventando di sana pianta un cubito piramidale pari alla decimilionesima parte del raggio terrestre medio, quindi 0.6357 metri (mai attestato, a fronte di un cubito oscillante fra 52.35 e 52.40 cm) ed un pollice piramidale sostanzialmente pari a quello inglese (il pollice piramidale, ancora una volta un’invenzione gratuita, è definito pari a due miliardesimi del diametro polare terrestre, quindi a 25.426 mm), e considerando uno strato anomalo di pietre (il 36-esimo a partire dal basso, che effettivamente ha un’altezza che non si inquadra nell’andamento generale) Piazzi Smyth scoprì che il perimetro, in cubiti piramidali, vale 3652.42, cioè 10 volte il numero dei giorni in un anno; la lunghezza del perimetro della base della piramide (9,131”) divisa per 25 dà 365.24,  il  numero di giorni nell’anno; la lunghezza della camera del re, più metà della lunghezza dell’anticamera, dà ancora 365.24”;  un  cerchio che abbia per diametro la lunghezza dell’anti­camera (116.26”) ha una circonferenza lunga 365.24”; due volte la lun­ghezza della camera del re (due volte 412.12”), allineata lungo la pendenza del corridoio ascendente, dà un salto verticale di 365.24”; il perimetro della base della piramide, in pollici, è pari al numero dei giorni in un secolo; due volte la lunghezza, ancora in pollici piramidali, della diagonale di base è pari al numero di anni durante il ciclo della precessione degli equinozi; la somma della lunghezza e dell’altezza della camera del re, divisa per la larghezza, dà p, così come la somma della lunghezza e larghezza del sarcofago ivi contenuto, divisa per l’altezza. E ancora: l’altezza media della Grande Galleria è di 339.5”, il che, moltiplicato per 106 restituisce il numero di abitanti del Regno Unito! Notiamo, en passant, che è già la seconda volta che citiamo la Gran Bretagna.

 

Un po’ di geografia: tracciando due linee ortogonali attraverso la grande piramide, l’una orientata secondo i paralleli, l’altra secondo i meridiani, si otterrebbe la distribuzione più equilibrata di terre ed acque in ciascuno dei quattro quadranti così ottenuti (affermazione francamente bislacca, in quanto platealmente falsa). Tracciando un angolo retto, centrato sulla piramide e rivolto verso nord, bisecato dal meridiano, si abbraccia tutto il delta del Nilo (ragionevolmente corretto).

 

La tangente goniometrica dell’inclinazione delle facce (chiunque abbia visto lo stato in cui è ridotta la piramide comprende che valore dare a questa affermazione) è pari a 1.27230 che, moltiplicato per una costante, dà 3.1415926 (ovviamente, anche la pendenza media del tetto della cuccia del mio cane, moltiplicata per una costante, restituisce il valore di p). Lo stesso processo, applicato alla piramide di Chefren, fornisce la base dei logaritmi naturali. Inoltre, usando la ben nota formula:

 

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j essendo il rapporto aureo, si scopre ovviamente che gli egizi erano a conoscenza anche di questo numero (il che probabilmente è vero - cfr. Mausoleo di Hatshepswt, ma la verifica è del tutto diversa, e la formula citata è, ovviamente, totalmente di fantasia).

 

Se si considera che il cosiddetto “canale discendente” forma un angolo di 26° 33’ con l’orizzontale, viene spontaneo domandarsi che cosa si trovi nella direzione 26° 33’ est, a partire dalla Piramide: si scopre così la città di Betlemme! E ancora, misurando in cubiti piramidali  la distanza fra la Piramide e Betlemme, si ottiene il numero 2,138, pari al numero di anni che separano la costruzione della Piramide dalla nascita di Cristo (il che è platealmente errato); il cubito piramidale, abbiamo visto, è un concetto del tutto gratuito, anche se risale addirittura a sir Isaac Newton, il quale, in verità, ne aveva attribuito l’invenzione agli ebrei.

 

Prendiamo in considerazione il cosiddetto “sarcofago” contenuto all’interno della camera del Re: il suo volume, espresso ora in pollici pira­midali cubici  vale 69,000; orbene, un equivalente volume d’acqua a 20° centigradi peserebbe quanto un volume di 12,500 pollici piramidali cubici di una sostanza la cui densità valga 5.52, cioè la densità media della terra; inoltre questo volume è pari alla cento millesima parte del volume dell’Arca di Noè, e pari al volume dell’Arca dell’Alleanza (da questa, ed altre considerazioni del genere, si riconoscono negli ebrei biblici i costruttori della Piramide); la 2,550-esima parte del volume in acqua del sarcofago pesereb­be 453.59 grammi, cioè esattamente quanto la libbra inglese, dal che non si può non dedurre l’origine ebraico-egiziana degli attuali abitanti del Regno Unito; questa ipotesi è ulteriormente avvalorata dalla sostanziale identità fra il pollice piramidale e quello inglese (per quanto possa apparire incredibile, c’è chi ha sostenuto questa tesi, e per giunta non era nemmeno inglese!). Non mi è parso invece di trovare, negli scritti dei piramidologi, la constatazione che il volume interno del sarcofago è pari esattamente alla metà del suo volume esterno, il che è abbastanza sorprendente.

 

Su questa falsariga si giunge pure a rivelare errori commessi dai costruttori della Piramide: il suo perimetro di base è pari a 36,238.1 pollici piramidali (si badi al decimo di pollice!), e quindi è errato di ben 286.1 pollici rispetto al valore corretto di 36,524.2 (corretto in quanto pari alla durata dell’anno tropico). Per rendere conto di questo errore, i costruttori avrebbero deciso di spostare verso est l’ingresso al monumento, esattamente di 286.1 pollici (questa distanza è comunemente detta displacement factor; mentre l’affermazione testé citata è palesemente assurda, una spiegazione molto più prosaica consiste nel fatto che, se l’ingresso fosse esattamente centrale, a causa del saleno, ad ogni pioggia si riverserebbe all’interno della Pirami­de una massa pari ad almeno 2,000 metri cubi d’acqua).

 

E passiamo alla storia: situando la nascita di Cristo (chi sa perché?) nell’intersezione fra il livello della camera della regina ed il corridoio ascendente, e misurando gli anni in pollici (o viceversa), la crocifissione si trova all’intersezione del corridoio con l’inizio della galleria, mentre il battesimo di Cristo si trova conducendo un arco di cerchio centrato sulla nascita, di raggio pari alla distanza, in orizzontale, fra il punto legato alla nascita e l’inizio della galleria. Prescindendo da avvenimenti poco significa­tivi (è difficile riassumere in poche righe due millenni di storia!) la prima guerra mondiale finisce in corrispondenza della verticale della parete meridionale della camera della regina, il 27 novembre 1939 (chi sa che cosa è successo in questa data?) si trova in corrispondenza della verticale della parete meridionale della camera sotterranea, e così via, fino al settembre del 2001. Un famoso piramidologo è stato scoperto a limare il bordo di un masso per “riallineare” la piramide con la cronologia, ma questa, evidentemente, è un’altra storia.

 

Passiamo all’Analisi matematica. Nella piana di Gizah, esaminando dall’alto i vari monumenti, è impossibile non notare (secondo Rocky McCollun), l’espressione della formula di Eulero:

 

 

 

ove la i è rappresentata dal corpo dello Sfinge (chi sa perché maschile, secondo il nostro); purtroppo non riesco a seguire il resto della descrizione (parrebbe ci sia una camera sotterranea ancora sconosciuta, 600 metri a sud-est della piramide di Menkhure che rappresenterà - quando scoperta - lo zero, ma il resto è francamente superiore alle mie capacità). Ancora più ermetica la scoperta della funzione Gamma, sempre sullo scenario di Gizah.

 

La genia dei piramidologi impazza anche al di fuori del monumento attribuito a Cheope; recentemente, tanto per fare un esempio, uno scrittore americano ha scoperto che un certo numero di chiese medioevali costruite sulla pianura di Rennes le Château (in Francia, a sud di Carcassone) formano un cerchio perfetto, del diametro di 372 mila pollici: apparirebbe evidente a chiunque che, di conseguenza, la lunghezza del raggio (186 mila polli­ci), è pari alla velocità della luce nel vuoto (espressa adesso in miglia al secondo, ma la cosa è ovviamente inessenziale!); la tomba eternata da Nicolas Poussin (si tratta di un pittore francese morto verso il 1640, attorno al quale si è generato un alone di mistero; un suo famoso quadro raffigura una tomba monumentale che si trova anch’essa nella zona di Rennes le Château) è lunga 100 pollici e larga 86: la somma dei due numeri vale ancora 186! E ancora, 100 pollici valgono 8.333 piedi, e, leggendo questo ultimo numero come una durata espressa in minuti, 8.333 minuti equivalgono a 500 secondi, il tempo impiegato dalla luce a viaggiare dal sole alla terra! La diagonale interna della tomba è lunga 93 pollici, e 93 è la distanza della terra dal sole, calcolata adesso in milioni di miglia inglesi!

 

Tempo addietro, impegnato in lavori di manutenzione del suo appar­tamento, un mio vecchio amico notò che la lunghezza di una certa parete era di 314 cm, e mi chiese (non senza una qualche ironia) se non fosse il caso di dare avvio ad un nuovo filone della scienza piramidologica. Lasciamo l’impresa a qualcuno dotato di buona volontà, di conoscenze aritmetiche di base, e di un buon metro a nastro.

 

(Continua sul prossimo numero)

 

 

IV

  

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