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Una genìa estremamente pericolosa di numerologi, fortunatamente
ormai in via di estinzione, è costituita dai “piramidologi”, o,
usando il nome coniato da Max Toth (il probabile pseudonimo è
tutto un programma) dai “piramatologisti”, cioè da quanti
utilizzano metodi matematici per estrarre profezie dalle misure
dei vari dettagli della piramide di Cheope. Fra costoro, va
notato, si annoverano persone di indubbia statura culturale,
primo fra tutti lo stesso fondatore della piramidologia, Charles
Piazzi-Smyth, serio studioso che godeva di notevole reputazione
scientifica nei settori dell’astronomia, meteorologia,
spettrografia, Astronomo Reale di Scozia, professore di
astronomia presso la Reale Università di Edimburgo. D’altronde,
i meccanismi di calcolo dei piramidologi non sono molto diversi
da quelli usati da James Usher, arcivescovo di Armagh, allorchè
dichiarò che il mondo era stato creato il 23 ottobre del 4004
avanti Cristo, di primo mattino (circa alle 11, se non ricordo
male).
Ovviamente l’uso di tecniche scientifiche per tentare di
comprendere qualcosa sulla grande piramide non è condannabile;
lo stesso estensore di queste note è convinto che la data di
costruzione debba essere fatta arretrare fino a circa il 3,500,
se non addirittura al decimo millennio avanti Cristo (rispetto
al convenzionale 2,900 a.C., e contro l’opinione di sir Isaac
Newton, che la mette nell’838 a.C.) perché da un lato la
cronologia di Manetone è poco affidabile, poi perché non c’è
nessuna seria correlazione fra la piramide ed il faraone
Khwfw, infine perché la due date proposte (al contrario di
quella “ufficiale”) spiegherebbero meglio certi allineamenti
astronomici del monumento. D’altronde, l’assenza di scritte in
geroglifici all’interno della piramide, e, ancor meglio, la
presenza di scritte in una lingua sconosciuta (indecifrabile
data la modesta quantità di testo) fa ritenere che le tre
piramidi di Gizah siano, come la Sfinge, anteriori alla civiltà
egizia.
I piramidologi vanno però ben oltre: tutta la storia
dell’umanità, passata e futura, nonché tutta una serie di
informazioni scientifiche sono scritte, secondo loro, nei
rapporti numerici fra alcune lunghezze misurate all’interno
della piramide, e dall’esame di questo corpus geometrico
e matematico, vengono alla luce imprevedibili connessioni fra
gli egizi, gli ebrei, e ... gli inglesi contemporanei! Seguono
alcune delle scoperte dei piramidologi, generate
nell’ambito dell’ultimo paio di secoli.
Dividendo il perimetro di base della piramide per il doppio
dell’altezza (ci si riferisce qui all’altezza originale di
146.7 metri, prima che venisse rubato il pyramidon in
cima), si ottiene 3.1416, una discreta approssimazione di
p, ma senz’altro
inferiore al 355/113 già nota agli egizi, pari a 3.1415929,
approssimazione evidentemente migliore. Inoltre, moltiplicando
l’altezza della piramide per 109,
si ottiene il raggio medio dell’orbita della Terra attorno al
sole (ragionevolmente corretto, visto che la distanza della
Terra dal sole è attorno ai 150 milioni di km). Analoghi
risultati si ottengono moltiplicando per 10 l’altezza del
35-esimo ordine di pietre, o moltiplicando per 100 la lunghezza
del locale detto “anticamera”.
Prima di proseguire con il nonsense, conviene forse
sottolineare qualche coincidenza effettivamente inquietante;
abbiamo già visto che l’altezza della Piramide è praticamente un
miliardesimo della distanza media fra la terra ed il sole;
un’altra strana coincidenza (dalla quale deriva quella che prima
abbiamo sbrigativamente qualificato come una stima approssimata
di p) è che esiste una
proporzione che vede coinvolti l’altezza, il raggio polare
terrestre, il perimetro di base e la circonferenza equatoriale
terrestre: la proporzione è corretta allo 0.4%, ed il rapporto è
quel famoso 43,200 strettamente legato alla precessione degli
equinozi! È francamente difficile parlare, in questo caso, di
coincidenze...
Un altro po’ di dati puramente geometrici (non tutti verificati
dall’autore di queste note): inventando di sana pianta un
cubito piramidale pari alla decimilionesima parte del raggio
terrestre medio, quindi 0.6357 metri (mai attestato, a fronte di
un cubito oscillante fra 52.35 e 52.40 cm) ed un pollice
piramidale sostanzialmente pari a quello inglese (il pollice
piramidale, ancora una volta un’invenzione gratuita, è definito
pari a due miliardesimi del diametro polare terrestre, quindi a
25.426 mm), e considerando uno strato anomalo di pietre (il
36-esimo a partire dal basso, che effettivamente ha un’altezza
che non si inquadra nell’andamento generale) Piazzi Smyth scoprì
che il perimetro, in cubiti piramidali, vale 3652.42, cioè 10
volte il numero dei giorni in un anno; la lunghezza del
perimetro della base della piramide (9,131”) divisa per 25 dà
365.24, il numero di giorni nell’anno; la lunghezza della
camera del re, più metà della lunghezza dell’anticamera, dà
ancora 365.24”; un cerchio che abbia per diametro la lunghezza
dell’anticamera (116.26”) ha una circonferenza lunga 365.24”;
due volte la lunghezza della camera del re (due volte 412.12”),
allineata lungo la pendenza del corridoio ascendente, dà un
salto verticale di 365.24”; il perimetro della base della
piramide, in pollici, è pari al numero dei giorni in un secolo;
due volte la lunghezza, ancora in pollici piramidali, della
diagonale di base è pari al numero di anni durante il ciclo
della precessione degli equinozi; la somma della lunghezza e
dell’altezza della camera del re, divisa per la larghezza, dà
p, così come la somma
della lunghezza e larghezza del sarcofago ivi contenuto, divisa
per l’altezza. E ancora: l’altezza media della Grande Galleria è
di 339.5”, il che, moltiplicato per 106 restituisce
il numero di abitanti del Regno Unito! Notiamo, en passant,
che è già la seconda volta che citiamo la Gran Bretagna.
Un po’ di geografia: tracciando due linee ortogonali attraverso
la grande piramide, l’una orientata secondo i paralleli, l’altra
secondo i meridiani, si otterrebbe la distribuzione più
equilibrata di terre ed acque in ciascuno dei quattro quadranti
così ottenuti (affermazione francamente bislacca, in quanto
platealmente falsa). Tracciando un angolo retto, centrato sulla
piramide e rivolto verso nord, bisecato dal meridiano, si
abbraccia tutto il delta del Nilo (ragionevolmente corretto).
La tangente goniometrica dell’inclinazione delle facce (chiunque
abbia visto lo stato in cui è ridotta la piramide comprende che
valore dare a questa affermazione) è pari a 1.27230 che,
moltiplicato per una costante, dà 3.1415926 (ovviamente,
anche la pendenza media del tetto della cuccia del mio cane,
moltiplicata per una costante, restituisce il valore di
p). Lo stesso processo,
applicato alla piramide di Chefren, fornisce la base dei
logaritmi naturali. Inoltre, usando la ben nota formula:
;
j essendo il rapporto
aureo, si scopre ovviamente che gli egizi erano a conoscenza
anche di questo numero (il che probabilmente è vero - cfr.
Mausoleo di Hatshepswt, ma la verifica è del tutto
diversa, e la formula citata è, ovviamente, totalmente di
fantasia).
Se si considera che il cosiddetto “canale discendente” forma un
angolo di 26° 33’ con l’orizzontale, viene spontaneo domandarsi
che cosa si trovi nella direzione 26° 33’ est, a partire dalla
Piramide: si scopre così la città di Betlemme! E ancora,
misurando in cubiti piramidali la distanza fra la Piramide e
Betlemme, si ottiene il numero 2,138, pari al numero di anni che
separano la costruzione della Piramide dalla nascita di Cristo
(il che è platealmente errato); il cubito piramidale, abbiamo
visto, è un concetto del tutto gratuito, anche se risale
addirittura a sir Isaac Newton, il quale, in verità, ne aveva
attribuito l’invenzione agli ebrei.
Prendiamo in considerazione il cosiddetto “sarcofago” contenuto
all’interno della camera del Re: il suo volume, espresso ora in
pollici piramidali cubici vale 69,000; orbene, un equivalente
volume d’acqua a 20° centigradi peserebbe quanto un volume di
12,500 pollici piramidali cubici di una sostanza la cui densità
valga 5.52, cioè la densità media della terra; inoltre questo
volume è pari alla cento millesima parte del volume dell’Arca di
Noè, e pari al volume dell’Arca dell’Alleanza (da questa, ed
altre considerazioni del genere, si riconoscono negli ebrei
biblici i costruttori della Piramide); la 2,550-esima parte del
volume in acqua del sarcofago peserebbe 453.59 grammi, cioè
esattamente quanto la libbra inglese, dal che non si può non
dedurre l’origine ebraico-egiziana degli attuali abitanti del
Regno Unito; questa ipotesi è ulteriormente avvalorata dalla
sostanziale identità fra il pollice piramidale e quello inglese
(per quanto possa apparire incredibile, c’è chi ha sostenuto
questa tesi, e per giunta non era nemmeno inglese!). Non mi è
parso invece di trovare, negli scritti dei piramidologi, la
constatazione che il volume interno del sarcofago è pari
esattamente alla metà del suo volume esterno, il che è
abbastanza sorprendente.
Su questa falsariga si giunge pure a rivelare errori commessi
dai costruttori della Piramide: il suo perimetro di base è pari
a 36,238.1 pollici piramidali (si badi al decimo di pollice!), e
quindi è errato di ben 286.1 pollici rispetto al valore corretto
di 36,524.2 (corretto in quanto pari alla durata dell’anno
tropico). Per rendere conto di questo errore, i costruttori
avrebbero deciso di spostare verso est l’ingresso al monumento,
esattamente di 286.1 pollici (questa distanza è comunemente
detta displacement factor; mentre l’affermazione testé
citata è palesemente assurda, una spiegazione molto più prosaica
consiste nel fatto che, se l’ingresso fosse esattamente
centrale, a causa del saleno, ad ogni pioggia si
riverserebbe all’interno della Piramide una massa pari ad
almeno 2,000 metri cubi d’acqua).
E passiamo alla storia: situando la nascita di Cristo (chi sa
perché?) nell’intersezione fra il livello della camera della
regina ed il corridoio ascendente, e misurando gli anni in
pollici (o viceversa), la crocifissione si trova
all’intersezione del corridoio con l’inizio della galleria,
mentre il battesimo di Cristo si trova conducendo un arco di
cerchio centrato sulla nascita, di raggio pari alla distanza, in
orizzontale, fra il punto legato alla nascita e l’inizio della
galleria. Prescindendo da avvenimenti poco significativi (è
difficile riassumere in poche righe due millenni di storia!) la
prima guerra mondiale finisce in corrispondenza della verticale
della parete meridionale della camera della regina, il 27
novembre 1939 (chi sa che cosa è successo in questa data?) si
trova in corrispondenza della verticale della parete meridionale
della camera sotterranea, e così via, fino al settembre del
2001. Un famoso piramidologo è stato scoperto a limare il bordo
di un masso per “riallineare” la piramide con la cronologia, ma
questa, evidentemente, è un’altra storia.
Passiamo all’Analisi matematica. Nella piana di Gizah,
esaminando dall’alto i vari monumenti, è impossibile non notare
(secondo Rocky McCollun), l’espressione della formula di Eulero:
;
ove la i è rappresentata dal corpo dello Sfinge (chi sa
perché maschile, secondo il nostro); purtroppo non riesco a
seguire il resto della descrizione (parrebbe ci sia una camera
sotterranea ancora sconosciuta, 600 metri a sud-est della
piramide di Menkhure che rappresenterà - quando scoperta - lo
zero, ma il resto è francamente superiore alle mie capacità).
Ancora più ermetica la scoperta della funzione Gamma, sempre
sullo scenario di Gizah.
La genia dei piramidologi impazza anche al di fuori del
monumento attribuito a Cheope; recentemente, tanto per fare un
esempio, uno scrittore americano ha scoperto che un certo numero
di chiese medioevali costruite sulla pianura di Rennes le
Château (in Francia, a sud di Carcassone) formano un cerchio
perfetto, del diametro di 372 mila pollici: apparirebbe evidente
a chiunque che, di conseguenza, la lunghezza del raggio (186
mila pollici), è pari alla velocità della luce nel vuoto
(espressa adesso in miglia al secondo, ma la cosa è ovviamente
inessenziale!); la tomba eternata da Nicolas Poussin (si tratta
di un pittore francese morto verso il 1640, attorno al quale si
è generato un alone di mistero; un suo famoso quadro raffigura
una tomba monumentale che si trova anch’essa nella zona di
Rennes le Château) è lunga 100 pollici e larga 86: la somma dei
due numeri vale ancora 186! E ancora, 100 pollici valgono 8.333
piedi, e, leggendo questo ultimo numero come una durata espressa
in minuti, 8.333 minuti equivalgono a 500 secondi, il tempo
impiegato dalla luce a viaggiare dal sole alla terra! La
diagonale interna della tomba è lunga 93 pollici, e 93 è la
distanza della terra dal sole, calcolata adesso in milioni di
miglia inglesi!
Tempo addietro, impegnato in lavori di manutenzione del suo
appartamento, un mio vecchio amico notò che la lunghezza di una
certa parete era di 314 cm, e mi chiese (non senza una qualche
ironia) se non fosse il caso di dare avvio ad un nuovo filone
della scienza piramidologica. Lasciamo l’impresa a qualcuno
dotato di buona volontà, di conoscenze aritmetiche di base, e di
un buon metro a nastro.
(Continua sul prossimo numero)
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