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tre poesie di
Faliero Bonciani |
V |
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Il concerto della natura
Spaventoso è il concerto delle rupi, il canto dei burroni, sotto il candido pallore della luna. Commosse stelle piangono spine di sangue. Ferocemente il vento staffila pruni. Spasima il bosco senza lacrime e lo stridio madreperlaceo delle civette misura il tempo nella valle. Acuti profumi tossiscono inafferrabili. Spaventoso è il concerto delle rupi, il canto dei burroni. Il terrore popola la notte, odora d’ossa di morti. … Poi, la notte, m’avvolge col suo gelo.
Ho detto parole d’amore
Ho detto parole d’amore alla fanciulla affondata nel silenzio. Il tempo ha scandito l’attimo sospeso. La liquescenza dell’aria respirava pause di sillabe d’anima tremante. La luna, distratta, non nacque. Un lungo insulto fu la sua assenza. L’estasi, disegnava palme di pace e le parole antiche erano musica di slavate stelle. L’anima urgeva, come il fiume corre al mare, delta di rami di convalescente attesa. Il silenzio fu fitto, come la nebbia della desolazione, e cadeva pallido e crepitante come i passi spengono lo scricchiolio della ghiaia. ………………………… Ho smarrito il rifugio delle rughe. ………………………… La pietra cadde secca Sul mio cuore e fu suono di campana a morto. La notte sparse al vento l’incenso del mio orizzonte sbiadito dalle lacrime.
La mia storia d’amore
Ho scritto sull’acqua del mare una storia d’amore. Ma il mare l’ha annegata senza parlare. Ho scritto sul fuoco del sole una storia d’amore. Ma il sole l’ha bruciata senza scaldare. Ho scritto sulla furia del vento una storia d’amore. Ma il vento l’ha dispersa senza ascoltare.
Nessuno conosce la mia storia d’amore.
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