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PUO’ LA DONNA ACCEDERE AL SACERDOZIO MINISTERIALE CRISTIANO? |
VII |
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di Candida Gentile |
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seconda ed ultima parte
STORIA DEL SACERDOZIO MASCHILE
In precedenza abbiamo appreso che Eliade fa iniziare la Religione e quindi il sacerdozio con l’avvento della caccia tra i paleantropi, mentre Freud, li fa risalire all’uso di celebrare il sacrificio totemico per commemorare e chiedere perdono e protezione al padre dell’orda primitiva ucciso. Entrambi questi autori in ogni caso, li fanno originare da eventi delittuosi, ma necessari alla comunità. Più avanti, con l’inizio delle società più organizzate, il sacerdozio si fuse con la condizione di Re4. In tale veste sembra che il primo ministro del culto religioso sia comparso in Mesopotamia, verso il quarto millennio a.C., come servo del Dio venerato in un tempio. Il Re-sacerdote, cessò di essere tale nell’antico Egitto, dove le funzioni prettamente sacerdotali finiscono per distinguersi da quelle del campo civile e militare, pur avendo una grande influenza sui regnanti egizi. In Grecia a seguito della rivoluzione monarchica, il sacerdote non fu come in oriente, produttore di cultura, ma si limitò ad essere semplice officiante, così pure successe a Roma. Qui l’unico campo sacerdotale che contava anche a livello legislativo fu quello dei “Pontefici”. In India i Bramini, fin dal periodo Vedico furono detentori della scienza sacrificale: Presso gli Ebrei, i sacerdoti celebravano il sacrificio dell’unico Dio. Con Mosè il sacerdozio veniva svolto solo dalla tribù di Levi che non doveva interessarsi di cose profane. Tutti i sacerdoti facevano capo al Sommo sacerdote. Con la venuta di Cristo, Gesù fu il Primo sommo sacerdote, mediatore unico tra Dio suo padre e gli uomini: Egli volle essere sacerdote e vittima del suo sacrificio sulla croce. Nell’Ultima Cena, Cristo Gesù, delegò gli apostoli a continuare la sua missione; li fece suoi ministri, conferendo la sacra potestà dell’ordine. Dagli apostoli la funzione sacerdotale passò ai suoi successori, ai Vescovi; da questi in grado subordinato ai Presbiteri. Lutero nel XVI secolo, contestò il sacerdozio ministeriale, ammettendo solo il sacerdozio universale o dei fedeli battezzati. Il Concilio di Trento però riconfermò il sacerdozio ministeriale, ammettendo l’origine divina e riconfermandone il carattere sacramentale. Il concilio Vaticano II ha sancito valido anche il sacerdozio universale per una partecipazione di diritto alla liturgia. Così il sacerdote, si configura quale ministro della divinità, interprete e custode della volontà e della legge divina, celebratore di riti, addetto ai sacrifici e alle cose sacre. Nella veste di Re-Pontefice è il mediatore tra Dio e l’uomo e l’uomo e Dio.
IL SACERDOZIO FEMMINILE
Mentre il sacerdozio maschile sembra aver avuto inizio all’insegna di un uccisione, quello femminile, al contrario sembra essere iniziato con un annuncio. E. Schurè, nel primo capitolo del suo libro I grandi iniziati5, tratta delle origini della religione, riportando l’ipotesi di Fabre d’Olivet che fa risalire alla donna il suo inizio nella razza bianca e di conseguenza anche l’inizio del sacerdozio femminile che comincia con una profezia fatta da una donna, che trovandosi nel mezzo di una disputa tra due guerrieri dello stesso clan, urla affermando di aver visto l’ombra dell’Avo della razza- Holler- il quale le aveva detto che due fratelli guerrieri non debbono combattere tra di loro, ma unirsi per combattere il nemico comune. I due guerrieri, rimasti stupiti da tale affermazione detta in modo convincente, subito smisero di combattere e ritennero la donna un’inviata dal dio e quindi da allora sorse e si stabilì tra i bianchi il culto dell’Avo, della famiglia e della tradizione. Profezie simili, nel tempo, si ripeterono diverse volte e con donne diverse, per tale ragione, dalla comunità vennero dichiarate profetesse. Attorno ad esse, si riunirono degli anziani allo scopo di interpretarne le profezie. Le donne, in questo studio sembrano essere state le prime a presentare agli uomini ancora incolti il misterioso e l’invisibile. L’autore afferma che a quel tempo solo in Europa, la razza bianca assegnò, alla donna, una grande importanza per il suo ruolo profetico, mentre in Persia, India, Asia, dove tale razza emigrò, ben presto l’uomo diventa profeta egli stesso. Questa sembra essere la causa per cui in oriente si rileva solo la presenza di savi, rishi, profeti, sacerdoti maschi e contemporaneamente si vede la donna relegata al ruolo di schiava e sacerdotessa della famiglia. E. Schurè continua dichiarando che in Europa, in seguito, le profetesse si organizzarono in collegi druidici, sotto la sorveglianza prima degli anziani colti e successivamente dei sacerdoti. Con il trascorrere del tempo questa istituzione si corruppe e come conseguenza quando alle profetesse mancò l’ispirazione, per non perdere il potere esse, assieme ai sacerdoti, istituirono il culto del sacrificio umano da offrire all’Avo della razza. Questa prima istituzione sacerdotale femminile, secondo l’autore, divenne il prototipo di quelle che, in epoca posteriore, si rinvennero in tutta l’Europa. Con l’evolversi delle civiltà, il sacerdozio femminile, assunse una forma molto più raffinata. Per esercitarlo fu ritenuto indispensabile che la futura sacerdotessa sarebbe dovuta discendere da una famiglia regale, o quanto meno nobile, ed essere la primogenita e vergine. Essa dopo essere stata scelta, fin dalla più tenera età, doveva vivere nel tempio per apprendere: l’arte della danza sacra, la musica, la matematica, la medicina, l’astronomia e l’astrologia, ed infine veniva iniziata ai misteri delle divinità che si celebravano nel tempio in cui doveva esercitare il suo sacerdozio. Tra le sacerdotesse più note della storia greco-romana ricordiamo: · Le sacerdotesse di Venere Pandemia, Astarte, Persefone, Demetra che provvedevano alle celebrazioni stagionali in onore di queste divinità e della natura. Erano anche chiamate in caso di guerra a sopperire, mediante la prostituzione sacra, le perdite umane subite durante i conflitti bellici. Erano anche inviate ai condottieri vittoriosi per spronarli con la loro sensualità, sensibilità e saggezza ad un comportamento sempre più valoroso ed iniziarli a future responsabilità. · Le sacerdotesse di Diana, svolgevano riti inerenti alla nascita in quanto la dea era anche protettrice delle partorienti. · Le Sibille, sacerdotesse di Apollo, ispirate dal dio, pronunciavano profezie. Tra le più famose ricordiamo: la delfica, la persica, la libica, la cumana. · Le Pizie e le Pitonesse, anch’esse sacerdotesse di Apollo, profetizzavano nel tempio di Delfo, principale centro della vita religiosa della Grecia antica. · Le Vestali, sacerdotesse della dea Vesta o Hestia, che rappresentava il principio divino presente in tutte le cose. Questa dea veniva raffigurata con la mano sinistra che mostrava la fiamma del focolare e con la destra che mostrava il cielo. Era la protettrice del fuoco sacro e delle sorgenti. Le Vestali dovevano provvedere a mantenere vivo il fuoco sacro e proteggere le sorgenti. Venivano scelte dal Pontefice Massimo. · Nella società ebraica si contemplano le profetesse e le spose dei profeti e dei sacerdoti superiori. Anch’esse venivano allevate fin dall’infanzia nel tempio di Gerusalemme. Maria (la Madonna), figlia di Gioacchino e di Anna fu consacrata al tempio all’età di tre anni e nell’adolescenza fu scelta, mediante una profezia, quale sposa di Giuseppe, discendente della casa regale di Davide. Sarà destinata ad essere la Vergine Madre del Redentore. Maria si può considerare una grande iniziata del mondo ebreo-cristiano. · le profetesse cristiane. Nel Cristianesimo delle origini, presso le sette eretiche di Marcione e Montano si rinvengono alcune sacerdotesse che celebravano anche l’Eucarestia. Nel Cristianesimo ortodosso invece si rinvengono le diaconesse con la funzione di aiutare le donne a ricevere il battesimo. Esse esercitavano anche le opere caritative e di accoglienza dei forestieri, ma erano anche prescelte, quali messaggere tra le varie chiese del nascente cristianesimo. Ai giorni nostri, la Chiesa Anglicana ha ordinato sacerdotesse come pure un vescovo donna La Chiesa cattolica a tutt’oggi, continua a rifiutare il sacerdozio ministeriale cristiano alla donna.
DIFFERENZE TRA I DUE TIPI DI SACERDOZIO
Nel tratteggiare la storia dei due sacerdozi, abbiamo avuto modo di apprezzare sensibili differenze, tanto che non ci permettono di poterli assimilare tra loro. René Guenon6 ci fa conoscere che una caratteristica del sacerdozio maschile è almeno alle sue origini, l’associazione di re e sacerdote. Avendo già caratterizzato il senso e la funzione del sacerdote, non resta che cercare di conoscere i motivi che si trovano alla base della suddetta associazione. Da Il re del mondo di Guenon, Il Tarocco di Cousté apprendiamo che il Re quale modello del proto-eroe è: · sul piano archetipico la rappresentazione dell’uomo universale: l’Adam Kadmon dei cabalisti, che esteriorizza, potenziando, lo sviluppo spirituale nella materialità; · sul piano psicologico è la rappresenta simbolica del padre, del legislatore, del regolatore ed ordinatore di tutto quanto cade sotto il suo potere; · sul piano iniziatico rappresenta colui che ha concluso la propria umanità e diventa il maestro, il mediatore tra cielo e terra, proponendosi come il salvatore, il redentore dell’umanità; · sul piano simbolico rappresenta lo spirito, l’attività, il generatore-fecondatore, ha analogie con il sole. Ogni religione secondo R. Guenon si fonda sull’idea dell’esistenza del Re del Mondo che, percepito come il legislatore primordiale ed universale, esprime un principio dell’intelligenza cosmica che riflette la luce spirituale e formula la legge propria delle condizioni della terra e del cielo, dell’esistenza umana. I suoi attributi sono la giustizia e la pace che sono manifestazioni sul piano umano dell’equilibrio e dell’armonia cosmica. L’idea che un uomo che fosse al contempo re e sacerdote sembra derivi dalla legge delle corrispondenze che gli attribuisce simbolicamente la stessa funzione regolatrice ed ordinatrice del Mondo. Nei tempi antichi si ebbe anche l’associazione di Sovrano-Pontefice che quale capo della gerarchia iniziatica, riassumeva in sé, il potere regale e sacerdotale. Oggi nel cattolicesimo esso designa il capo della Chiesa. Il Pontifex, quale costruttore di ponti, è un titolo romano atto ad indicare colui che adempie la funzione di mediatore in grado di garantire il passaggio (ponte) da un ciclo all’altro di esistenza. Il ponte ha infatti, la funzione di legare due rive, due diversi modi di essere, nel nostro caso: quello terrestre e quello celeste che in principio erano uniti e seguito della manifestazione, si sono separati. L’arcobaleno, quale ponte celeste, è il simbolo naturale del pontificato. Presso gli ebrei è il pegno dell’alleanza di Dio con il suo popolo. Presso i latini, l’unione dei due poteri era rappresentato da un certo aspetto del simbolismo di Giano. Nel cristianesimo il Cristo Gesù è il primo Sommo Sacerdote, il Re dei Re, è il mediatore tra Dio e gli uomini. Un altro aspetto molto importante presente nel sacerdozio maschile è rappresentato dall’esistenza di un sistema sacrificale. La celebrazione del sacrificio può essere reale o simbolica, la vittima può essere un animale o un essere umano. Come abbiamo appreso dalle precedenti note sul sacrificio, esso per considerarsi tale, deve essere compiuto, nel rispetto delle immutabili leggi del Cosmo. Un sacrificio inteso come uccisione di una vittima per il bene dei molti e la sua offerta a Dio sembra previsto dalle leggi universali, che venga celebrato dal sacerdote maschio, poiché impersonando simbolicamente, in questa funzione, il Re del Mondo, cioè il legislatore del cielo e della terra, non turba l’armonia dell’universo. Nell’Antico testamento vediamo che il Dio d’Israele chiede ai soli uomini di sacrificare.7 Nel Cristianesimo Gesù, nato da Maria Vergine, quale portatore dello spirito Cristo, è maschio, primo Sommo Sacerdote è contemporaneamente sacrificatore e sacrificato in obbedienza al mandato ricevuto dal Padre, per il riscatto dell’umanità.
In precedenza abbiamo visto che il sacerdozio femminile prevedeva che la futura sacerdotessa discendesse da una famiglia regale o nobile a significare che solo la donna libera e non la schiava poteva porsi come guida e stimolo morale per l’uomo. Inoltre si riteneva che la maestà e la dignità richieste alla futura sacerdotessa indicava che tale maestà e dignità le spettasse di diritto, infine doveva essere vergine che quale simbolo di immacolatezza era ritenuta una qualità da cui non poter prescindere, per poter svolgere degnamente il sacerdozio tramite il quale veniva a contatto con i misteri divini e quindi sacri. Se il sacerdozio maschile aveva quale modello a cui ispirarsi era il Re del mondo, quello femminile aveva la Regina, madre e sposa celeste che incarnava tutte le qualità positive del femminile e del materno, in quanto costituiva il principio femminile della manifestazione, l’anima. Sul piano iniziatico la Regina rappresenta le differenti tappe iniziatiche della via umida e la sacerdotessa che ad essa si ispira, rappresenta una delle prime: quella che conferisce l’identità. Come iniziatrice e sacerdotessa, la Regina è la Iside egizia che in rapporto al Re è l’immagine perfetta della ierogamia oppure del matrimonio sacro tra cielo e terra. Il prototipo della sacerdotessa lo si può ritrovare anche nella figura corrispondente del Tarocco8, qui la sacerdotessa appare coperta da un velo e coronata di una tiara. Avvicinando questa figura a quella di Iside, personifica la fecondità e la fertilità tipiche della natura. I veli stanno ad indicare la riservatezza e quando la dea se li toglieva, la terra si riempiva di luminosità e splendore. Nella Bibbia è la Eva della Genesi, la donna eterna, la parte femminile di Jahvè, che tanta parte ha avuto nella creazione, rappresentando i tre ordini della natura. E’ la donna di Adamo, la madre di tutti i viventi. Nel cristianesimo, è la Madonna (mia donna), la Iside, la Eva iniziata alle conoscenze divine, la madre del Redentore, la guida dei cristiani, la porta del cielo, l’ancora di salvezza, come viene definita nelle litanie. Per la sua opera salvifica svolta assieme al figlio è chiamata la Corredentrice. Per quanto fin qui caratterizzato, si comprende bene come il ruolo della sacerdotessa, era, è, e dovrebbe rimanere diverso da quello svolto dal sacerdote in quanto impersonando la Santa Sofia, dovrebbe essere complementare all’azione sacrificale di quest’ultimo. Nei tempi antichi, la sacerdotessa iniziata ai misteri divini della sua essenza e funzione, non ha mai praticato un sistema sacrificale classico. Tuttavia nella storia del sacerdozio femminile essoterico, di tanto in tanto ne è stata rilevata la presenza.Vediamone la ragione. Seguendo la storia delle religioni essoteriche, si può osservare che di tanto in tanto queste ciclicamente vanno incontro a periodi di crisi e di degradazione morale e spirituale in accordo al corrispondente stato in cui si trova la civiltà nella quale una determinata religione opera. La presenza del sacrificio classico nel sacerdozio femminile è una delle espressioni più gravi di tale crisi. Nei periodi di crisi si trova la celebrazione di sacrifici umani da parte di sacerdotesse, sia nella religione druidica, che nella religione lunare delle Baccanti in Grecia, mentre come abbiamo già appreso le sacerdotesse cristiane delle correnti eretiche di Marcione e Montano, celebravano l’Eucarestia. Ai tempi nostri come già segnalato troviamo sacerdotesse anglicane che celebrano il sacrificio Eucaristico. Di volta in volta però si è potuto osservare che una simile pratica sacrilega è stata prontamente combattuta e soppressa ad opera di alcuni riformatori quali: Rama che la soppresse tra le druidesse celtiche, risollevandole allo stesso tempo dalla schiavitù maschile. Orfeo, che soppresse i sacrifici umani praticati dalle baccanti e contemporaneamente le iniziò ai misteri divini della loro funzione. Nei primi secoli del cristianesimo troviamo: il santo Epifanio che si scagliò contro le sacerdotesse eretiche. Ai giorni nostri data la pressione fatta alla Chiesa Cattolica da parte di donne sacerdoti e intellettuali, a seguito anche del calo delle vocazioni maschili al sacerdozio, si profila il reale pericolo che ciò prima o poi accada e lo si può desumere anche dalla nota a piè pagina del documento del cardinale Seper in precedenza citato. Tale nota spiega che il documento pur essendo ufficiale ed autorevole, tuttavia si ritiene non infallibile né irreformabile. La religione cattolica, tuttavia, così come è organizzata risulta mutilata per l’assenza del femminile al suo interno, femminile apportatore della Santa Sofia. Un primo passo potrebbe essere di concedere alla donna il ministero del diaconato.
CONCLUSIONE
Il sacerdozio ministeriale cristiano, prevede tra le sue funzioni, il compimento di un sistema sacrificale: La celebrazione dell’Eucarestia che ne costituisce il fulcro. L’Eucarestia è la celebrazione dell’altare, del Sacrificio del Cristo Gesù avvenuto sulla Croce e come tale rappresenta la sua immolazione perpetua da parte del suo ministro, che come il Gesù storico, mediante la consacrazione all’ordine sacerdotale, svolge la funzione di sacrificatore e sacrificato, durante la celebrazione della santa Messa: La storia del sacerdozio femminile ha mostrato che quando le sacerdotesse iniziate ai misteri divini riguardanti l’essenza del loro essere femminile e della funzione creatrice, conservatrice e di guida spirituale che dovevano compiere, non hanno mai praticato alcun sacrificio, inteso nel senso classico. Nel tempio accanto a loro vi era un sacerdote che provvedeva a svolgere i vari riti sacrificali. La storia d’altra parte testimonia anche di casi di decadimento morale e spirituale di una società , per cui la celebrazione di riti sacrificali è stata compiuta anche da parte delle sacerdotesse. Tuttavia, come abbiamo visto, di epoca in epoca è stata efficacemente combattuta al fine di ristabilire l’ordine cosmico infranto. Nell’ambito mitico, gli unici sacrifici praticati dalle donne, sono stati autosacrifici e si svolgevano nel rispetto delle leggi universali della conservazione e donazione della vita. Questi autosacrifici si praticavano all’insegna della credenza che per animare, cioè dar vita a qualcuno o qualcosa, fosse necessario a volte cedere la propria vita. Sembra che questo sia l’unico sacrificio che viene chiesto alla donna, come alla sacerdotessa, poiché essendo datrice di vita, se la situazione lo dovesse richiedere deve essere in grado di immolare la propria vita per il bene di un’altra. Celebrare l’Eucarestia, significherebbe, per l’ipotetica sacerdotessa cristiana, contravvenire arbitrariamente a questa legge fondamentale del femminile e del materno. Nell’ambito del cattolicesimo, come già espresso, invece urge la presenza di una diaconessa iniziata alla conoscenza delle cose spirito, in modo da completare il modello divino Dio-Conoscenza al quale esso si ispira. La conclusione alla quale siamo giunti in questo studio sembra tra l’altro rispondere ad un’altra osservazione presente nel documento citato del cardinale Seper, là dove citando Papa Innocenzo III, afferma che Gesù, il sacerdote eterno, il legislatore ed ordinatore del Cosmo, “non ha neppure dato a sua madre, il mandato dei Dodici”. E’ proprio così. Gesù non poteva darglielo; se lo avesse fatto non sarebbe stato un dio poiché avrebbe sconvolto l’armonia dell’universo che prevede che la creazione, conservazione e propagazione della vita sul nostro pianeta avvenga tramite la donna9 e la Madonna era appunto una donna, l’eterno femminino. La Madonna quindi quale archetipo del principio femminile poteva solo concepire il Redentore (l’eroe del Mito), poteva collaborare con il Cristo per infondere la conoscenza dei misteri celesti, proponendosi, in tal modo come guida dell’umanità redenta ed irredenta, nel suo viaggio di ritorno all’unità perduta a seguito della necessaria scissione dell’anima umana in maschio e femmina, avvenuta a seguito del peccato originale (Peccato per la conquista, anzitempo, della conoscenza del bene e del male) e successiva scacciata dal Giardino dell’Eden. Vi è poi un altro punto che è bene far emergere. Sarebbe stato inconcepibile il solo immaginare che Gesù il Cristo, potesse dare alla propria madre il mandato di perpetuare, attraverso il sacrificio dell’altare (L’Eucarestia), il massacro del figlio. Se lo avesse fatto, avrebbe compiuto più che un sacrificio10, un sacrilegio11. Dopo questa excursus nell’ambito del sacerdozio maschile e femminile credo che sia giunto il momento di chiudere questo lavoro rispondendo al quesito posto nel titolo: Può la donna accedere al sacerdozio ministeriale cristiano? Alla luce di quanto appreso in questa ricerca, personalmente escludo che la donna vi possa accedere, altra è la sua funzione nell’ambito della Chiesa12. La sua richiesta anche se appoggiata da una parte del Clero e teologi, come da uomini di cultura, sembra solo giustificata dall’aver smarrito, ogni conoscenza dell’archetipo del femminino: la santa Sofia, l’Iside, la Madonna di cui essa è il rappresentante terreno. Questa perdita è il frutto di un materialismo imperante del nostro tempo e pertanto di decadenza dei principi morali e religiosi. E’ per tal ragione che una simile richiesta va inquadrata come in passato: nell’ambito della crisi dell’istituto religioso. L’intera umanità odierna ha l’urgente bisogno di riappropriarsi del principio femminile che unito al principio maschile porta l’uomo e la donna in contatto con l’armonia universale. Non è senza ragione che il Creatore ha voluto il maschile e il femminile: il con-fonderli crea solo disarmonia. In precedenza abbiamo visto che ogni qual volta le sacerdotesse hanno celebrato il “Sacrificio”inteso in senso religioso, era tempo di decadenza morale, spirituale e religiosa dell’intero istituto sacerdotale con conseguente perdita della conoscenza delle leggi fondamentali che regolano l’universo.
Note 4) Cfr. René Guénon : Il Re del mondo Ed-Adelphi 1982 5) E. Schurè: I grandi iniziati, ed. Laterza BA,1977 6) Cfr. René Guénon : Il Re del mondo Ed-Adelphi 1982 A. Cousté : Il tarocco, ed. Bompiani 1980 7) Cf r. nell’Antico Testamento: Abramo- il sacrificio dell’Alleanza e di Isacco- 8) cfr Alberto Cousté: Il tarocco,Ed. Bompiani, 1980 9) La fecondazione in vitro che attualmente sembra contraddire questa legge, non tarderà a mostrare i suoi inconvenienti. 10) nel senso di un fare sacro 11) nel senso di atto profano 12) portare saggezza e conoscenza quali elementi risanatori dell’attuale smarrimento osservato nella chiesa cattolica che sottoposta dalla pressione di un sempre più opprimente materialismo scientifico, inceppica nella sua missione universale di diffondere le Verità evangeliche.
Autori vari, Dizionario enciclopedico di teologia morale Ed. Paoline, 1981 ” ” Chiesa femminista e anti Ed. Marietti, 1977 Aubert M.J. Il diaconato alle donne? Ed. Paoline, 1989 Cousté A. Il Tarocco Ed. Bompiani 1980 Eliade M. Storia delle credenze religiose Ed. Sansoni, 1979 ” ” Arti del metallo e alchimia Ed. Boringhieri, 1980 Freud S. Totem e Tabù Ed. Boringhieri, 1969 Grolier Enciclopedia Guénon R. La grande triade Ed. Adelphi, 1980 ” ” Il re del mondo Ed. Adelphi 1982 ” ” Simboli della scienza sacra Ed. Adelphi 1984 Kerenyi K Miti e misteri Ed. Boringhieri 1979 Jung C.G. Il Simbolismo della messa Ed. Boringhieri 1978 Marino G. L’uomo e l’ambiente Ed. Avatar 1980 Menghini E.(a cura di) Le donne nella società e nella Chiesa Ed. CDB 1990 Monaghan P. Le donne nei miti e nelle leggende Ed. RED 1987 Papa G.Paolo II Christifideles laici Ed. Paoline 1989 Papa G.Paolo II Mulieris dignitatem Ed. Paoline, 1988 Puech Storia delle religioni Ed: Laterza, 1977 Schurè E. I grandi iniziati Ed. Laterza 1981 Seper (card.) Declaratio inter insigniores 1978 Van Genep A. I riti di passaggio E. Boringhieri 1981
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