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Redazionale |
I |
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Donatella Moraggi
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In questi giorni è stato commemorato il duecentesimo della nascita di Giuseppe Garibaldi. Manifestazioni e cerimonie più o meno solenni si sono tenute in tutto il territorio nazionale. Si può affermare, senza tema di sbagliare, ch’egli sia il personaggio più noto della storia italiana. Infatti, quale centro abitato della penisola, per piccolo sia, non annovera una strada, una piazza, un monumento, una scuola od un’epigrafe a lui dedicata? Uomo di eccezionale carisma e d’irresistibile fascino che è stato, forse, il primo vero personaggio mediatico alla cui fama non furono estranee, almeno inizialmente, gazzette, biografie ed esaltanti cronache delle sue imprese.
Ma la Storia, la storia con la “S” maiuscola, non costruisce miti né cerca consensi: “essa analizza su di un tavolo anatomico, in una camera sterile, gli accadimenti umani diagnosticandone la genesi e le conseguenze con distacco, senza passionalità, parzialità e pregiudizi”.
Ma quanto siamo lontani da ciò se la maggior parte delle pubblicazioni quali libri e testi scolastici, giornali, informativa radio-televisiva, oggi come ieri, più che seriamente informare mirano a creare opinione e consenso; pertanto è difficile non aderire al pensiero di Guglielmo Ferrero espresso in un suo romanzo storico: “ … non c'è istituzione, autorità, grandezza umana, la quale non abbia bisogno di una bella maschera. Per questa ragione la storia, come gli uomini la raccontano e la leggono, non è e non può essere se non una immensa bugia; e il giorno in cui un pazzo o uno scellerato la scrivesse vera, nessuno - e sarebbe il suo giusto castigo - gli crederebbe. Ma se l'uomo non compie quel po' di bene di cui la sua natura è capace, se non perché di continuo è ingannato e si inganna, noi dobbiamo conoscere la verità.”
Note 1) Guglielmo Ferrero (Portici (?) 1871 - Mont Pelerin-sur-Vevey (Ginevra) 1943): Memorie e confessioni di un Sovrano deposto – Fratelli Treves, Editori - Milano - 1920
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