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L’Araldica delle famiglie marinaredi Leo Gori
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II |
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di Raffaele Mario Caldana
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È impossibile percorrendo gli itinerari lungo il corso inferiore dell’Uso, il fiume che attraversa il territorio di pascoliana memoria, ritrovare quella naturalità e quell’atmosfera che fu di tanta ispirazione al poeta. Così alla foce, dove l’Uso si risolve nell’Adriatico ed il comune di Bellaria-Igea Marina1 si estende lungo la costa (Bellaria sulla riva destra e Igea Marina su quella sinistra), riesce difficile immaginare come si configurasse il paesaggio, non già quando era frequente meta delle passeggiate in carrozzino di Giovanni Pascoli ( S. Mauro di Romagna, 1855 – Bologna 1912), ma anche a soli cinquanta o sessanta anni indietro.
Bellaria (1930 circa): barche ormeggiate sul fiume Uso
Una teoria ininterrotta di strutture alberghiere e di stabilimenti balneari coprono l’intero litorale e nascondono le poche costruzioni della prima metà del ‘900 superstiti. L’antica Torre saracena, orbata della vista del mare, sembra non trovare più spazio così com’è chiusa tra altre abitazioni e, sulla sponda opposta, nessuno sospetterebbe ormai quella pineta, tanto cara a Vittorio Belli, che fu tagliata probabilmente per le necessità dovute all’indigenza in cui la popolazione si venne a trovare alla fine del secondo conflitto mondiale.
Quindi, non il già più tortuosissimo letto dell’Uso; non le grandi estensioni di terra aspra e soggetta alla grande proprietà; non il vissuto povero e fiero delle famiglie stanziali ma pochi antichi edifici, il sole, il cielo ed il mare sono rimasti i soli elementi immutabili in questa lembo di costa romagnola.
Da pescatori-contadini gli abitandi si sono rapidamente trasformati in bagnini, gestori di stabilimenti balneari, albergatori e commercianti. Il tempo, la nuova realtà e le fortunatamente mutate condizioni di vita hanno rischiato però di far dimenticare, anche ai più anziani, la memoria delle antiche attività e le relative consuetudini.
Per questo Leo Gori (16/12/1911 – 12/1/1992) volle, come egli stesso ha documentato, “rappresentare su tela tutte le vele e le barche da pesca e da traffico di Bellaria-Igea Marina fino agli anni dell’ultima guerra” .
Vela della famiglia Onofri Primo (Barslon)
Il dipingere le vele da parte dei naviganti dell’alto Adriatico costituiva non solo un efficace mezzo di comunicazione, in quanto permetteva di distinguere e far riconoscere le imbarcazioni durante la navigazione al largo ed al loro rientro in porto, ma anche d’identificarne la famiglia d’appartenenza: la qualcosa può essere considerata, a tutti gli effetti, una vera e propria “araldica del mare”. Inoltre quet’uso può, pur nella semplicità degli elementi e dei colori rappresentati i quali dovevano essere d’immediata percezione, rappresentare una forma d’arte popolare. Per colorare le vele veniva usata prevalentemente l’ocra gialla seguivano la rossa ed i colori: nero, azzurro, verde ed biaco. Le tinte venivano fissate con l’acqua di mare. Leo Gori ha censito graficamente ben ottantotto diverse vele le quali venivano utilizzate dalle centodue imbarcazioni2 di Bellaria-Igea Marina. Sotto ogni vela il Gori ha annotato anche il cognome, il nome ed il soprannome3 del proprietario della barca. Il paziente lavoro, che il Gori dedica a “tutte le famiglie dei pescatori e naviganti viventi e deceduti ai quali ultimi mando un pensiero affettuoso”, terminato nel Febbraio del 1982 ha acquisito, anche se locale, una valenza storico-antropologica, la quale si affinca al patrimonio culturale delle altre cittadine della costa con antica tradizione di pesca, trasporto e vele quali, ad esempio, Cesenatico, Comacchio e Chioggia.
“Bellaria Igea Marina città di mare” - particolare del manifesto stampato a cura dell’Amministrazione Comunale tratto dalla ricerca di Leo Gori (Squarcia).
Da allora nel Comune è stato un “fiorire” di vele: le copie di quelle storiche ora fanno bella mostra nel porto, nel lungomare, nelle vie e nelle piazze. E, se anche per i turisti che affollano le spiagge per crogiolarsi al sole, questi “simboli” non sono che un’originale nota di colore, per le vecchie famiglie di Bellaria-Igea Marina (Arlotti, Barberini, Crociati, Gori,Lazzarini, Magnani, Onofri, Quadrelli, e Vasini, solo per citarne alcune) rappresentano quell’identità, quel legame con il passato e quella tradizione che Leo Gori (Piset) noto con il soprannome personale di “Scuarcia” ha saputo preservare dall’inevitabile oblio.
Note:
1) Bellaria: (Bella area o aria o anche aeria nel latino medioevale = “Bella zona”, “Bella area” perché piacevole ed amena) dal “Liber istrumentorum” del 1366 si evince che il toponimo “Tumba Bellaeris” aveva sostituito il precedente “Tumba Usis” (Tumba = casa rurale fortificata). Igea Marina: fondata dal medico Vittorio Belli (Rimini 1870-1953) nel 1906 che, acquistato un vastissimo arenile, avrebbe voluto creare un luogo di vacanza e di cultura il quale richiamasse artisti, lettereati e scienziati. Convinto della bontà delle cure elioterapiche chiamò il centro Igea (ύγαία) dea della salute figlia di Ascelpio (άσλήπιος, Esculapio per i latini). I due borghi di Rimini, Bellaria e Igea Marina si costituirono in un unico Comune il 28 Febbraio 1956.
2) Le barche d’uso locale erano: il bragozzo, la paranza, la batana e la lancia. Alcune famiglie avevano più barche sulle quali erano montate, naturalmente, vele con identici colori e disegni.
3) L’usanza d’attribuire soprannomi alle famiglie, per distinguerne i diversi rami originati dallo stesso capostipite e quindi lo con lo stesso cognome, era comunissima; altrettanto consueta era l’attribuzione di soprannomi personali.
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