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Medianismo e Spiritismo quali fonti dimostrative della realtà dei mondi spirituali nel secolo diciannovesimo |
III |
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di Candida Gentile
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R. Steiner, ci fa osservare che verso la metà del secolo diciannovesimo, nella civiltà europea, quale conseguenza della perdita della facoltà chiaroveggente per i mondi spirituali, nell’umanità si è manifestata la nostalgia di riscoprire qualcosa su questi mondi perduti e allo stesso tempo di dimostrarne la realtà. In pieno materialismo questa nostalgia si è manifestata in conformità alla concezione materialistica dell’epoca. Volendo ricercare lo spirito con mezzi materialistici, in certo modo, si voleva rendere materiale lo spirito che per sua essenza è immateriale. Molti studiosi ed eminenti scienziati, influenzati dal metodo materialistico di ricerca, approntarono secondo questo orientamento, dei “metodi scientifici di ricerca” che usando manipolazioni esteriori speravano di rendere palpabile, lo spirito, tanto da dimostrarne “scientificamente la sua realtà”. Per queste ricerche e sperimentazioni si presero in considerazione, perché si dimostravano i più idonei, il medianismo, l’ipnotismo, lo spiritismo che, quali rami del sapere materialistico erano a quei tempi attuali. Purtroppo in questo periodo simili modalità materialistiche di ricerca della realtà dello spirito furono favorite anche da chi aveva maturato la convinzione della loro inadeguatezza e tuttavia sperava, in mancanza di valide alternative, che tramite esse ne potesse derivare qualcosa di utile per l’umanità. I ricercatori, si avvalsero così, per le loro ricerche ed esperimenti, di medium che con coscienza attenuata, favorivano l’ingresso di svariate realtà soprasensibili, entro il mondo sensibile. Ci si potrebbe chiedere come mai si scelse di usare per tali ricerche la coscienza attenuata dei medium. A questa probabile domanda risponde l’Antroposofia. Da questa scienza dello spirito apprendiamo che a metà ottocento, l’attuale nostro pensiero cosciente (dopo alcuni secoli di preparazione) era giunto a svilupparsi in modo che per suo tramite era possibile cogliere solo la superficie delle cose di conseguenza era diventato impotente 2 ad immergersi nelle essenze delle cose stesse e a percepire la realtà spirituale come lo era in passato3. Consapevoli che non ci si poteva affidare a tale tipo di pensiero per le ricerche sullo spirito, gli studiosi nelle loro indagini medianiche e spiritistiche, ritennero utile sopprimerlo. Gli sperimentatori, così, facendo regredire la coscienza del medium4 in una condizione precedente di sviluppo, aspiravano a farlo immergere nella realtà spirituale. Ciò che risultò da un simile modo di procedere fu molto bizzarro. Accadde, infatti, che la gran parte dei risultati ottenuti dai medium5 consistette di esperienze non sensibili e di comunicazioni sul mondo spirituale che essi riferivano provenire dagli spiriti dei defunti. Ciò provocò dello stupore in quanti possedevano conoscenze scientifico-spirituali poiché, a loro avviso, era quanto di più improbabile potesse accadere. Erano di fatto convinti che queste ricerche dovevano condurre a qualcosa d’altro come per esempio: - come una persona agisce sull’altra, - il modo in cui attualmente gli uomini sono collegati tra loro da fili segreti, inaccessibili alla scienza odierna, - il modo cui in un anima emergono esperienze provenienti da un’altra anima, - scoprire la presenza di forze superiori che operavano nel mondo fisico. Perché accadde ciò? L’Antroposofia al riguardo dichiara che questa via intrapresa verso la metà dell’Ottocento, si dimostrò inadatta per l’ascesa ai viventi mondi dello spirito poiché gli studiosi, avendo usato antiche forze di conoscenza dei medium, non si erano resi conto che queste, secondo la loro natura, altro non potevano fare che rivolgersi a quanto erano state connesse nel passato e, nel passato lo erano con quanto, al tempo di queste ricerche, era già morto nel mondo dello spirito. Proprio come la scienza naturale dell’epoca6, indirizzata alla materia, scopriva del materiale morto, così la scienza medianica e spiritistica, solo in apparenza spirituale, usando metodologie materialistiche di indagine e antiche forze di conoscenza subconscie dei medium, trovava, dichiara R. Steiner il morto sopra sensibile, che in quanto morto non continuava a vivere in un anima vivente. Simili mezzi accostandosi solo all’elemento soprasensibile morto, hanno fatto luce sulla loro inadeguatezza a cogliere l’elemento spirituale ancora vivente e con ciò, continua R. Steiner, si può considerare chiusa un epoca. Oggi, secondo le indicazioni di R. Steiner, per salire ai mondi dello spirito, non bisogna far retrocedere la coscienza dell’uomo ai tempi passati, a stati psichici subcoscienti, bensì è necessario partire dall’attuale pensiero intellettuale umano e, con apposita disciplina, farlo evolvere in piena coscienza e volontariamente verso forze di conoscenza nuove. Solo in tal modo quindi, l’uomo odierno, può realmente penetrare nel vivente mondo dello spirito. L’autore infatti nei suoi scritti, delineando il suo metodo scientifico-spirituale, prende in considerazione e il pensiero scientifico moderno e la coscienza dell’uomo sviluppatasi nella nostra epoca, coscienza che non è più semisognante come in passato, bensì cosciente. E’ da questa coscienza cosciente che egli parte ed indica la strada da seguire per condurla a futuri sviluppi. Ma perché tutto ciò possa accadere, è necessario che l’uomo volontariamente scelga un simile metodo ed altrettanto volontariamente si avvii su questo nuovo percorso evolutivo. Solo con queste premesse egli potrà sviluppare quelle facoltà conoscitive superiori ( immaginazione, ispirazione, intuizione ), oggi ancora dormienti nella maggioranza degli uomini. R. Steiner in diversi suoi scritti ha tratteggiato questa via7. Una sintesi è possibile trovarla anche nel mio scritto “Le esperienze pre-morte – un approccio antroposofico” 8.
Note: 1) Cfr R. Steiner: Impulsi evolutivi interiori dell’umanità - Goethe e la Crisi del secolo diciannovesimo, Ed. Antroposofica MI. 2) In passato l’umanità era organizzata in modo tale che poteva immergersi in modo semisognante nella realtà che la circondava in modo da potervi scorgere lo spirituale operante in questa realtà. In tal modo però, l’uomo rimanendo legato alla spiritualità non poteva diventare un essere libero nel pensiero. Così la saggia guida dell’umanità gli aveva tolta una simile possibilità. Il secolo XIX pertanto rappresenta l’epoca in cui l’umanità raggiunse la massima oscurità per i mondi dello spirito all’antica maniera. Ai tempi nostri, infatti, l’uomo è già in grado, se lo desidera,di potersi avvicinare,previa una preparazione, in modo cosciente ai mondi dello spirito. 3) Si ricorda che a tutt’oggi è così. 4) I medium, dichiara R. Steiner, quali personalità particolari che possedevano ancora certe capacità chiaroveggenti ataviche, erano stati ritenuti i mediatori più adatti a poter convincere i contemporanei dell’esistenza di un mondo spirituale. Grazie a loro era infatti possibile vedere esteriormente quanto proveniva da esso, in quanto si suscitava qualcosa che si poteva mostrare sul piano fisico. 5) E necessario chiarire che i medium affermando di mettersi in contatto con le anime dei morti erano inconsapevoli del fatto che non erano in contatto con quella parte dell’anima del defunto ancora vivente nel mondo spirituale al momento della seduta medianica, bensì erano connessi con quanto di morto persisteva nel mondo spirituale delle esperienze terrene del defunto. 6) Ricordiamo che la scienza ottocentesca ancora oggi si avvale della stessa metodologia di ricerca, anche se usa strumenti più sofisticati. 7) crf Iniziazione, sulla via dell’iniziazione etc. Ed. Antroposofica Mi. 8) Ed. Psiche 2 ,TO 2005.
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