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Poesia 

IN PARTENZA

 

  

VI

di Emanuele Di Stefano

  

Roma ti lascio, cambio gli orizzonti;

dico 'VALE!"* ai palazzi, al fiume, ai ponti.

Farò un trasloco svelto, non urgente,

col vecchio gatto, gli uccelli e le piante.

 

Lascio tutto pagato, parto a mie spese

non certo per andare a quel paese.

Lì dovrebbero andarci, non i Romani,

ma quanti vivono qui da 'scalzacani'.

 

Nell'umano bagaglio niente è antico;

ho perdonato  sempre "lo nemico".

Non sò cosa vuol dire antipatia;

del male avuto ho detto 'così sia'.

 

Lascio il selciato e i giardini con le cacche

di Fido e dei padroni senza le sacche

per le raccolte, si differenziate,

ma invece con dispregio abbandonate.

 

Lascio la gente che non si avvicina

per un saluto, una chiacchieratina.

Tutti hanno fretta, fors'anche condizioni:

da lontano li vedi in deviazioni.

 

Cambiano marciapiede, guardan vetrine;

antranono in farmacia per le Aspirine

- anche se la salute è più che buona –

fan tutto per evitare qualche persona.

 

Lascio i Paesi e tutta la Regione;

ricorderò i dialetti, qualche canzone.

Le chiese e le preghiere che ho vissuto

coi consacrati a Dio che m'han 'cresciuto'.

 

Roma ti lascerò una mattina

e a sera vedrò la nuova cittadina 

(o... la villa che ho fotografato

dove si stende in pace anche il bucato?).

 

Percorrerò le strade consolari,

gusterò cibi 'nostrani' in casolari

insieme all'uva, diventata vino,

da condivider con un buon vicino.

 

Roma son nato quì, ma vado altrove,

lascio il sole che splende, se non piove;

porto i ricordi belli, i rari affetti;

di cose inutili riempio i cassonetti.

 

Porto il ricordo della primavera,

l'estate e il venticello della sera.

Ma il tuo futuro sarà surriscaldato

se il clima, ora stranito, vien confermato.

 

Se ad Ostia resterà arida sabbia,

vedrai cammelli pascolar sull'Appia?

Con l'Africa farai un gemellaggio,

coi beduini per l'Urban viaggio?

 

Problemi non più miei ma solo tuoi

che tu risolvi sempre come puoi

e se i veri Romani oggi son rari,

aumenta gli zulù Comuni ... tari.

 

L'Arte, la Storia, la Cristianità

porto nel sangue come eredità

ricevuta per amore e conoscenza:

di questo patrimonio mai vivrò senza.

 

"E me ne andrò così, senza rancore"

cantando con gli amici già nel cuore

e quello che m'è caro viene con me:

il rimanente, Roma, tienilo Te.

 

 

*Il latino 'Vale' - addio, non ...vale per tutto e per tutti. L'ho reso chiaro?


 

  

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