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Recensione Faliero Bonciani in concerto |
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di A.d.M.
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Sabato 4 Ottobre 2008 a Roma nel Salotto "Palumbi-Ciccarello", il pianista Faliero Bonciani ha suonato musiche di Schubert; Chopin; Liszt; Debussy e Albeniz.
Una chiara delucidazione sulla figura del solista, veniva sottolineata dal critico d'arte Giorgio Palumbi, con illuminata capacitā di giudizio, preludendo la presentazione di autori e brani, che il Bonciani dava poi, come avvio ad una serata che č risultata validissima.
Lo Schubert dell'"Improvviso Op. 90 n.3", era offerto al pubblico come una grande preghiera che il concertista profondeva attraverso un pianismo molto aderente allo spirito specifico schubertiano. Faceva seguito la celebre "Serenata", impareggiabile trascrizione lisztiana basata su una complessa organicitā di tocco e raffinata capacitā tastieristica. Infatti questa si fonda su la difficilissima dissociazione tendinea la quale richiede, dalla stessa mano, una molteplice indipendenza di "pressione" fra le dita.
Eppoi, tre lavori chopiniani: "Notturno in Mi minore" opera postuma; "Preludio Op. 28 n. 15 (La goccia d'acqua); "Valzer in Mi minore opera postuma". Composizioni che il Bonciani risolveva con una curatissima esecuzione tutta compenetrata alla soluzione espressiva la quale, partiva dall'interpretazione solare del Notturno, per imporsi nella graduale e sensazionale rappresentazione quasi onomatopeica del Preludio, per finire con il brillante Valzer scherzosamente effervescente.
Un trittico lisztiano veniva appresso: "III Notturno dai 'Sogni d'amore'"; "I Valzer dimenticato"; "XI Rapsodia ungherese". Il celebre Notturno veniva reso con una meditata e sognante introspezione; il Valzer spiccava per il garbo arioso e virtuosistico e la Rapsodia, concludeva vivacemente attraverso un'intenzione zingaresca nettamente piccante.
Eppoi, tre pezzi di Debussy: "I Arabesco"; "La fanciulla dai capelli di lino"; "Il vento sulla pianura". Tre brani che il Bonciani interpretava con la logica impressionistica che questi vogliono, ma pure con un pianismo appoggiato al senso estetico classico, visto semplicemente ed efficacemente senza fronzoli o apparenti "pose". Il programma concludeva con due lavori di Albeniz: "Granada" e "Siviglia". Come dire il colore nazionalistico proprio del folklore iberico. Un razionale modo interpretativo dalle modalitā strumentali e cognitive particolari sapute porgere dal Bonciani agli attenti presenti i quali, recepivano il messaggio artistico rendendo al pianista, il giusto riscontro. Bis, tre trascrizioni dalla chitarra del Bonciani stesso: di Anonimo la Canzone popolare; di Fortea lo Studio poetico "Dialogando" e di Tārrega, Recuerdos de la Alhambra. Party. Veramente bello e famigliarmente affettuoso, lo stare insieme tra amici amanti della musica e dell'arte in genere, e dove tutti sono partecipi della bellezza nel senso assoluto della completezza, irragiungibile, del creato qualunque sia il credo religioso e la propria visione dello scibile umano.
Era una piovosa giornata con un cielo noiosamente uggioso, ma la musica non ce l'ha fatta pesare, e sė che pioveva, pioveva, pioveva...
Che fascinoso fine settimana.
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