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La causa della fine dei Templari secondo il racconto di Rudolf Steiner1
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III | |
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di Candida Gentile |
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Ugo de Payens nel 1119, quasi in concomitanza con le crociate2, creò l’Ordine cavalleresco dei Templari in Gerusalemme, la cui sede sorse in vicinanza del luogo dove si trovava il tempio di Salomone. I cavalieri dell’Ordine, oltre a seguire i comuni voti monastici, fra cui l’obbedienza ai superiori ecclesiastici, il far confluire nella comunità il patrimonio eventualmente acquistato da ognuno di loro, si erano impegnati a riscattare, anche a prezzo del proprio sangue, i luoghi nei quali si era compiuto il mistero del Golgota, per inserirli nell’ambito del territorio europeo. Se si considera la vita spirituale dei templari, questo Ordine cavalleresco, mostra un avvicinamento particolarmente profondo dell’umanità del tardo medioevo al mistero del Golgota. Ora, come sempre accade, ogni qual volta ci si impegna in una missione altamente spirituale, delle forze ostacolatici s’insinuano nell’anima umana allo scopo di annullare dalla terra tutto lo spirituale, tale sorte, dato lo zelo smisurato dei templari, toccò anche a loro portando all’estinzione dell’ordine cavalleresco.
Una croce patente rossa in campo bianco identifica l’Ordine Templare
R. Steiner, ci fa sapere che secondo la volontà che ispirò la fondazione dell’Ordine, i cavalieri distogliendo le loro menti dalla realtà sensibile-esteriore dovevano inserirsi già nel corso della loro vita terrena con estrema intensità nella vita in cui, dopo il mistero del Golgota, vivono le forze umane più significative e profonde a seguito dell’unione di Cristo con la vita terrestre. Il loro sangue, quale espressione fisica dell’io, doveva appartenere soltanto al Cristo. Ogni istante della vita dei templari doveva essere dedicato a sviluppare la continua coscienza di come nella propria anima, secondo quanto dice Paolo di Tarso, vive il Cristo e non il proprio io. I templari in un’attività piena di abnegazione vissero quanto si erano prefissi spiritualmente nelle difficili e sanguinose battaglie delle crociate. Secondo il dovere impostosi, non dovevano mai fuggire e cedere di fronte al nemico, nemmeno quando le forze del nemico erano di molto superiori alle loro, in questo caso essi dovevano affrontare serenamente la morte, per rafforzare nella vita terrestre l’impulso del mistero del Golgota. Proprio mentre l’ordine dei templari si diffonde rapidamente nei paesi cristiani d’Europa, nell’occidente europeo si profila la possibilità di un duro attacco delle potenze ostacolatici3. Infatti, nel periodo in cui l’ordine di templari aveva raggiunto grazie alla sua attività, un alto prestigio morale, ma anche aveva accumulato grandi ricchezze, verso la fine del secolo tredicesimo e all’inizio del quattordicesimo, queste forze ostacolatrici, si incarnarono nel re di Francia: Filippo il Bello4. La vita interiore del Re era tutta dominata da un grande entusiasmo per la potenza immorale dell’oro al punto da farsi addirittura ispirare in modo unilaterale dalla materializzazione della sapienza conseguibile per mezzo dell’oro. Uomo genialmente avaro, posseduto dall’istinto di non riconoscere null’altro al mondo se non quello che può essere pagato a peso d’oro, Filippo il Bello, non concedeva che a se stesso il diritto di esercitare il potere sull’oro, tanto da divenire una sua fissazione. A seguito del divieto di Papa Bonifacio VIII (1294-1303) al clero francese, di pagare imposte allo stato francese, Filippo il Bello promulgò una legge con la quale veniva vietata l’esportazione dalla Francia dell’oro e dell’argento. Solo lui doveva esercitare il proprio potere su di essi. Con queste premesse il re acquistò per sé l’oro e l’argento dei suoi sudditi, dando loro in cambio dei valori fittizi5. Lo sdegno del popolo per simile atto fu grande e la loro rivolta costrinse il re a rifugiarsi nella sede parigina dei templari: il Tempio. Filippo il Bello, con estrema prepotenza, nel Tempio, vi fece nascondere il proprio oro. Il Re, durante la sua permanenza dai templari rimase alquanto colpito nel constatare con quale rapidità essi riuscirono a domare la rivolta dei sudditi e contemporaneamente rimase scosso da una certa paura, nel constatare quanto grande fosse la loro influenza morale sul popolo, mentre lui stesso, dominato solo dal potere dell’oro, era impotente rispetto alla potenza morale dei templari i quali a quell’epoca tra l’altro, erano straordinariamente ricchi, però, secondo la loro regola, mettevano ogni ricchezza al servizio della loro attività spirituale. In Filippo il Bello, abbiamo visto che la passione per l’oro era molto importante, tanto che questa passione scatenò un forte influsso distruttivo sulle manifestazioni della sua volontà nei confronti degli altri uomini. Sedata la rivolta il Re, volle vendicarsi anche del Papa Bonifacio VIII, che come abbiamo visto si era opposto alla sua volontà, si rivolse pertanto ai cortigiani per organizzare una congiura contro di esso. Come la storia riferisce Bonifacio VIII, per ordine di Filippo il Bello, venne aggredito ad Anagni dalle bande di Guglielmo Nogaret. Malmenato e fatto prigioniero, il Papa morì poco tempo dopo nel 1303. In quello stesso periodo Filippo il bello riuscì a sottomettere l’intera Chiesa di Roma ottenendo anche che il Papa Clemente V (1395-1314) usasse il proprio potere ecclesiastico solo al suo servizio. Filippo il Bello, come già riferito, avendo personalmente constatato durante il suo soggiorno tra i templari quale diverso valore l’oro poteva assumere in mani diverse dalle sue, voleva da una parte, per la sua bramosia dell’oro, impossessarsi del tesoro dei Templari e dall’altro distruggere quelle mani6 che usavano al servizio dello spirito quelle ingenti ricchezze. Dato che la sua sfrenata passione per l’oro gli aveva suscitato delle conoscenze misteriche a riguardo di ciò che poteva accadere in condizioni di coscienza offuscata7, le usò per distruggere i Templari8 Per sua istigazione, i suoi bravi attaccarono i templari accusandoli di ogni specie di vizi, quali: orribili perversioni sessuali praticate durane la cerimonia di ammissione all’ordine, crimini contro natura etc.; ne seguì un processo giudiziario di tipo inquisitorio. Filippo il Bello in consonanza a quanto egli conosceva, ordinò la tortura atroce dei templari. Dopo le torture venne loro praticato una specie di catechismo composto da domande suggestive che provocano determinate risposte, scaturenti dalla coscienza offuscata dalla tortura. Così si chiese loro: - avete rinnegato l’Ostia? - Nell’atto di consacrazione avete omesso le parole della consacrazione? etc. I templari con la loro coscienza offuscata lo confessarono, poiché da essa parlavano le forze ostacolatrici del progresso spirituale dell’uomo. Mentre infatti nella loro vita cosciente i Templari avevano tributato la più profonda venerazione al Crocifisso, ora con la coscienza offuscata dal dolore essi si accusarono di averlo profanato durante la cerimonia di investitura. Dalle loro confessioni, carpite in tal modo, si concludeva che adoravano un idolo e non il Cristo. In questo modo Filippo il Bello riuscì a persuadere il Papa Clemente V che i templari avevano commesso tutte le empietà loro attribuite, pertanto si dovevano considerare i peggiori eretici. Il Papa ratificò tutto ciò con la sua benedizione, annientò l’ordine dei templari parigino e dopo un simile processo, furono arsi vivi una cinquantina di templari. Più tardi vennero giustiziati anche i templari presenti in altri paesi europei. Fu questa la causa della distruzione dell’ordine dei templari.
Note1 Cfr R: Steiner. Impulsi evolutivi interiori dell’umanità- Goethe e la crisi del secolo diciannovesimo. Ed. Antroposofia MI 1976. 2 Le crociate hanno avuto inizio nel 1096 e si prolungarono fino al 1270. La prima crociata si mosse sotto la guida di Goffredo di Buglione duca della bassa Lorena. 3 Esistono due diverse forze ostacolatici dell’evoluzione spirituale dell’uomo: quelle luciferiche e quelle arimaniche, nel nostro caso si sono inserite quelle arimaniche. 4 1285-1314. 5 Monete falsificate e più leggere. 6 Cfr impulsi evolutivi interiori dell’umanità Goethe e la crisi del secolo diciannovesimo. Una intensa passione per l’oro produce nell’anima umana forze di potenza, ma produce anche conoscenze del male (arimaniche). 7 Quando si infliggono atroci dolori, la coscienza si offusca, in queste condizioni emergono le immagini delle tentazioni. 8 In alcuni templari si raggiunse i più alti livelli di quel colmarsi dell’anima con il sentimento del mistero del Golgota, con tutto ciò che è connesso al mistero cristiano. Nei templari divenne forte ed intenso la loro unione con il Cristo. Questo intero coinvolgimento con il Cristo in alcuni portò una intera metamorfosi nella loro vita animica che molte volte portò le loro anime fuori dai corpo, facendole vivere nei mondi spirituali così da avere una iniziazione cristiana.
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