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I numeri nei millennidi Stefano Breccia * * * I numeri nella storia dell’umanità
(seconda parte: 4.2)
la cultura dei numeri ___________
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V | |
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Numerologia
I tarocchi
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I tarocchi sono forse il più antico esempio di gioco di carte; la tradizione sostiene che essi vennero inventati alla corte di Carlo VI di Francia, ma probabilmente il loro presunto inventore, Court de Gébelin, fu solo il primo che ne tentò un’interpretazione, mentre la loro effettiva origine si perde nell’antichità più remota; pensare ai tarocchi come un gioco di carte sarebbe però riduttivo, e non è stata del tutto corretta l’affermazione iniziale: quasi certamente i tarocchi vennero inventati come uno strumento divinatorio, e solo in un secondo tempo passarono (forse) ad essere un gioco.
Un mazzo di tarocchi è composto da ben 78 carte, divise in due gruppi: 22 carte simboliche, dette Arcani maggiori, e 56 carte a seme, dette Arcani minori, divise, queste ultime, in quattro gruppi da 14 carte ciascuno. I quattro semi sono Coppe, Spade, Denari e Bastoni (come nelle carte napoletane); nell’ambito di ogni seme si trovano le carte da 1 a 10, quindi Fante, Cavallo, Donna e Re. Può anche essere presente una Matta (il che porta a 79 il numero totale di carte), ma non si tratta di una variante canonica.
Anche se è evidente che i moderni giochi di carte siano derivati da essi, non sono comunque gli Arcani minori che ci interessano in questa sede, bensì le prime 22 carte, tante quanto sono le lettere dell’alfabeto ebraico; e difatti, a ciascun Arcano maggiore sono associati (con due eccezioni) un numero in caratteri romani, oltre che una lettera ebraica, ed un nome. La lista è la seguente:
I aleph il Bagatto II beth la Papessa III gimel l’Imperatrice IIII daleth l’Imperatore V he il Papa VI waw gli Amanti VII zayin il Carro VIII cheth la Giustizia VIIII teth l’Eremita X yod la Ruota della fortuna XI kaph la Forza XII lamed l’Appeso XIII XIIII nun la Temperanza XV samekh il Diavolo XVI ayin la Casa di Dio XVII pe la Stella XVIII tsade la Luna XVIIII qoph il Sole XX resh il Giudizio XXI tau il Mondo shin il Matto
Come si vede, c’è una carta (la 13-esima) che non porta né una lettera, né un nome; dal confronto con l’alfabeto ebraico, è evidente che la lettera mancante è la mem; da ciò che mostra l’immagine, è altrettanto evidente che il soggetto è la Morte; inoltre, la 22-esima carta non porta un numero, mentre reca la lettera shin (che oggi in ordine alfabetico è convenzionalmente posta prima del tau).
Le prime ventun lame (il nome attribuito agli Arcani maggiori) sono evidentemente arrangiate in tre settenari, ma anche (ovviamente!) in sette ternari omogenei fra di loro in quanto a caratteristiche: in ogni terna il primo termine è attivo, il secondo intermedio, il terzo passivo, raffigurando rispettivamente lo spirito, l’anima, il corpo. Più complessa la sfumatura nell’ambito di ogni gruppo di sette.
Ciò che è interessante nei tarocchi è che il contenuto di ciascuna lama è minuziosamente codificato, per cui, pur con tutte le varianti artistiche possibili, non è tollerata una serie di Arcani che deroghi dalle caratteristiche stabilite (ad onor del vero, già da tempo si vedono tarocchi totalmente di fantasia). Estrema attenzione è posta nei dettagli del disegno e nei colori, tutti elementi cui si attribuisce evidentemente un forte contenuto simbolico. A puro livello di curiosità, riporto di seguito i caratteri distintivi di ogni carta (fortemente abbreviati!), facendo talora alcune considerazioni sul simbolismo.
Il mazzo dei Tarocchi è aperto dal Bagatto, il giocoliere, vestito di rosso e di azzurro; la gamba sinistra è coperta da una calza azzurra e reca una scarpa rossa; i due colori si alternano nell’altra gamba. Il bagatto porta un cappello a larga tesa, il cui bordo forma il segno dell’infinito. La mano sinistra è rivolta al cielo e reca una bacchetta magica, mentre la mano destra è rivolta in basso a mostrare un denaro (e quindi il Bagatto raffigura l’aleph). Dinanzi a lui un palchetto (di cui si vedono solo tre gambe - simbolo dei tre pilastri del mondo oggettivo), sul quale si trovano i semi degli Arcani minori. Dovrebbe rappresentare l’unitarietà del mondo pur nella sua molteplicità.
La Papessa è una donna coronata con una tiara ed in trono; sopra una veste rossa porta un mantello azzurro; dietro la donna si trovano due colonne (le colonne del Tempio di Salomone?) unite da un velo bianco; questa circostanza ha fatto pensare ad Iside ed al tempio dedicatole a Sais; la Papessa regge il libro del Dies Irae. Questi elementi fanno pensare alla Gnosis, mentre quasi certamente non c’è alcuna connessione con la (probabilmente mitica) papessa Giovanna.
Segue l’Imperatrice: una donna seduta su un trono di colore rosa con scettro e cotta d’armi; nella mano destra reca uno scudo color carne su cui è rappresentata un’aquila gialla; nella sinistra uno scettro che termina con la sfera e la croce; rappresenta la Venere uranica, l’intelligenza sovrana che dà potere.
L’Imperatore è seduto su un trono color carne, rivestito di una tunica azzurra e di una veste rossa; lo vediamo di profilo, rivolto a sinistra; ai piedi del trono uno scudo con un’aquila, rivolta anch’essa verso sinistra. Rappresenta il governo e l’autorità.
Il Papa non è contiguo alla sua controparte femminile, come i due arcani precedenti. È seduto fra due colonne, e regge un’asta con una croce a tre traverse; benedice con l’altra mano due persone inginocchiate che mostrano la tonsura; rappresenta il sapere attivo.
La lama degli Amanti raffigura un giovane, vestito di una tunica a bande verticali, fra due donne; quella di sinistra è avvenente, bionda in abito azzurro, con la mano sinistra verso il petto del giovane e l’altra rivolta al suolo; quella di destra è severa, ha i capelli azzurri, è vestita di rosso, tiene un braccio attorno alle spalle del giovane, e l’altro rivolto verso il suolo; al di sopra delle figure, un eros dalle ali azzurre, che punta una freccia in direzione del giovane. L’interpretazione generalmente fa riferimento alla scelta che, dopo la morte, deve essere compiuta dall’anima dinanzi ad un bivio, ove la strada di sinistra porta all’Ade, e quella di destra ai Campi Elisi.
En passant, considerando i valori numerici ed il contenuto delle lame fin qui esaminate, si può constatare come Bagatto + Amanti = Papessa + Papa = Imperatrice + Imperatore = 7.
Il Carro reca l’amante della sesta lama, un po’ invecchiato ma trionfante, a significare che è stata effettuata la scelta giusta. Il capo dell’uomo mostra due profili; il carro è sormontato da quattro colonne, e trainato da due cavalli (o meglio sfingi) che tirano in direzioni opposte; fra le bestie le lettere S ed M, che sono state interpretate come Solfo e Mercurio. Si pensa rappresenti il trionfo, o, meglio, la ricerca trionfante, in base al mito di Alessandro il quale, volando nell’aria su un carro trainato da due grifoni, voleva appurare se cielo e terra si toccano in alcun punto.
La Giustizia apre il secondo gruppo di sette lame. È seduta su di un trono di colore giallo, con in capo il tocco da giudice, anch’esso giallo, e reca un gladio verticale ed una bilancia in equilibrio. Indossa un manto azzurro su un vestito rosso, come la Papessa, ma in questo caso la distribuzione dei tre colori è meglio equilibrata. Rappresenta la coscienza.
L’Eremita è un vecchio saggio che si appoggia su un bastone, vestito con un mantello azzurro con fodera gialla e cappuccio rosso, sopra una veste rossa; nella destra tiene sollevata, dinanzi al volto, una lanterna a sei facce; delle tre visibili, due sono gialle, ed una rossa. Rappresenta evidentemente il filosofo ermetico.
La Ruota della fortuna è in posizione verticale, tenuta ritta da una struttura in legno, e mossa da una manovella bianca; alla sommità è seduta una sfinge azzurra, con le ali rosse, che brandisce una spada; più sotto stanno aggrappati due animali; a sinistra in basso è appesa una scimmia con la testa all’ingiù, coperta da una specie di gonna; sulla destra, sempre in basso, c’è un cane giallo, vestito di azzurro, che sembra tentare di salire verso la sfinge. Il significato consiste evidentemente nell’alternanza della sorte.
La Forza è una giovane bionda, acconciata con una lemniscata blu e bianca ricamata di giallo, vestita di blu con sopra un mantello rosso (i colori della Giustizia, invertiti). Tiene aperte le fauci di un leone rappresentato di profilo, usando solo la punta delle dita, e quindi senza dare alcun senso di forza; rappresenta pertanto più la volontà e la potenza che la forza in senso stretto.
L’Impiccato (più corretto il nome francese le Pendu) è apparentemente appeso per la gamba sinistra ad una stanga sorretta da due alberi gialli, ciascuno dei quali è marcato con sei cicatrici rosse e piantato su un monticello su cui cresce una pianta a quattro foglie. I capelli ed i calzoni del giovane sono azzurri; le mani raccolte dietro la schiena, e la gamba destra piegata ad angolo retto dietro la sinistra; il volto somiglia a quello del Bagatto. Stranamente, la corda che a prima vista parrebbe legare la caviglia, in realtà non le gira attorno, per cui non si capisce come l’impiccato resti sospeso. Di conseguenza, più che una forma di punizione, la posizione a testa in giù rappresenta forse la chiusura di un ciclo.
Il tredicesimo arcano, come abbiamo detto, non ha nome, anche se evidentemente raffigura la morte: uno scheletro, di color carne, tiene nella sinistra una falce dal manico giallo e dalla lama rossa; la terra è nera, con piante blu e gialle; ai piedi dello scheletro una testa di donna, una testa maschile coronata, tre mani, un piede e due ossa. Sta ad indicare la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo.
La Temperanza chiude il secondo gruppo di sette carte; è una donna dai capelli azzurri, con una gonna azzurra e rossa, ed un corpetto azzurro al collo e giallo alla cintura, con maniche rosse; tiene con la sinistra un vaso azzurro, dal quale travasa un liquido bianco dentro un vaso rosso tenuto con l’altra mano; al suolo, due piante verdi. Rappresenta l’operazione alchemica di immissione dello spirito nella materia.
Il Diavolo è un ermafrodita poggiato su un’incudine rossa a sei strati sovrapposti; ha ali azzurre da pipistrello, mani e piedi scimmieschi, testa di capra sormontata da mezze lune e corna di cervo; la mano destra è alzata, mentre la sinistra punta al suolo (al contrario del Bagatto) reggendo una spada. Ad un piede sono legati due diavoletti, l’uno maschio e l’altro femmina (o, forse, entrambi androgini), dotati di coda e corna. Rappresenta evidentemente il dominio dell’inferno, ove l’uomo e la materia non sono differenziati. Altrettanto evidente la contrapposizione fra la carta che apre il primo gruppo di sette carte e quella del terzo (Bagatto e Diavolo).
La Torre (più correttamente, la “Casa di Dio”) mostra due personaggi vestiti di azzurro e rosso, che cadono da una torre squarciata da una folgore celeste, verso un terreno dal quale spuntano sei piante con tre, quattro, cinque e sei foglie verdi; la torre, cilindrica, ha in alto due finestre arrotondate, sormontate da una terza rettangolare, alta il doppio; le finestre sono azzurre a strisce nere (forse la Trinità?); la cima è ornata da quattro merli; ai lati si notano undici palle azzurre, tredici bianche ed altrettante rosse. Probabilmente significa la condanna dell’orgoglio. Osserviamo difatti la contrapposizione fra Babele (Bab El = “La porta di Dio”) e la “Casa di Dio”.
La Stella mostra una giovane nuda dai capelli azzurri, inginocchiata al suolo, che tiene in ciascuna mano un vaso rosso, da cui versa un liquido blu entro un lago, anch’esso blu, ove si staglia un cancro, od aragosta, di colore rosso; ai lati una pianta con tre foglie e due arbusti verdi; sopra l’arbusto di sinistra è poggiato un uccello nero (l’anima?); nel cielo sei stelle, sovrapposte a tre a tre, di dimensioni e colori diversi (due gialle a sette raggi, due azzurre e due rosse, queste ultime quattro dotate di otto raggi); al centro una stella, ben più grande delle altre, composta in realtà da una stella gialla ed una rossa ad otto raggi, sovrapposte. La lama rappresenta la creazione non ancora compiuta, ma anche le Pleiadi.
La Luna è una lama divisa in tre piani; in alto il disco, azzurro, su cui è disegnata una mezzaluna, e dal quale partono ventidue raggi lunghi (sette azzurri, quindici rossi) e sette raggi bianchi più corti; fra cielo e terra otto gocce azzurre, sei rosse e cinque gialle; in basso un suolo giallo accidentato con due piante a tre foglie; sullo sfondo due torri merlate; al centro due cani (o piuttosto un cane e un lupo) che si fronteggiano e sembrano abbaiare; in basso uno specchio d’acqua azzurra, con dentro un’enorme aragosta, anch’essa azzurra. Rappresenta la strada dell’illuminazione mistica, non ancora percorsa completamente.
Il Sole mostra un disco personificato in un volto visto di fronte, color oro, da cui partono settantacinque raggi: cinquantanove sono dei semplici tratti neri, otto hanno la forma di triangoli allungati (quattro gialli, due verdi, due rossi) che si alternano ad altri otto a forma di triangoli ondulati (tre rossi, due bianchi, tre azzurri); tredici gocce (cinque azzurre, tre bianche, tre gialle, due rosse) con la punta in alto cadono verso il suolo; in basso due gemelli, vestiti di un perizoma azzurro, si tengono per mano dinanzi ad un muro che giunge all’altezza dei loro fianchi, composto da quattro strati di pietre gialle, ed un quinto di pietre rosse. L’arcano rappresenta la felicità di chi sa essere in accordo con la natura.
Il Giudizio mostra un angelo, aureolato di bianco e contornato da un gruppo di nubi azzurre da cui si dipartono dieci raggi rossi e dieci gialli; regge nella sinistra un gagliardetto a fondo bianco con sopra una croce gialla, e nella destra una tromba, la cui estremità tocca quasi la cima di una montagna; in basso, un personaggio nudo, visto di schiena, emerge da un sepolcro verde (il colore di Osiride, della resurrezione), dinanzi al quale un uomo e una donna, anch’essi nudi, rivolti verso di lui con le mani giunte. Rappresenta il richiamo vittorioso dello spirito.
Il Mondo è l’ultima lama numerata, e con esso si chiude il terzo gruppo di sette; una ragazza nuda, con un velo gettato sulla spalla sinistra che scende a nasconderle il sesso, regge due bacchette, una per mano; sta ritta sulla gamba destra, mentre la sinistra è piegata ad angolo retto (come nell’Appeso); attorno una ghirlanda ovale fatta di foglie azzurre, rosse e gialle, chiusa da un nodo rosso; agli angoli della carta quattro immagini: in basso un cavallo rosa ed un leone d’oro; in alto un’aquila ed un angelo; a differenza di quanto si dice solitamente, queste quattro entità non rappresentano i quattro evangelisti (ci dovrebbe essere un bue, non un cavallo). La lama rappresenta probabilmente l’unione del cielo e della terra.
Finalmente il Matto, carta non numerata, tradizionalmente posta in fondo al gruppo degli Arcani maggiori, ma che, proprio per non avere un numero, può valere zero ed essere quindi posta in testa alle altre; ricordiamo difatti che i caratteri romani non potevano rappresentare lo zero. Mostra un vagabondo con la barba a punta e gli occhi volti lontano; indossa un collare blu con appesi sonagli bianchi striati di nero; reca in spalla un bastone alla cui cima è appeso un involto; indossa una casacca rossa e brache azzurre, calate sulle cosce; un gatto gli sta artigliando appunto una coscia scoperta. Generalmente si attribuisce a questa lama il senso dell’irrazionalità.
Va notato che se si attribuisce al Matto il numero zero, nell’ambito del primo gruppo di sette lame (divenuto ora di 8, da quella numero zero a quella numero sette), oltre ai tre abbinamenti visti prima, se ne ha anche un quarto: Matto + Carro = 7. (Continua sul prossimo numero)
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