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Tebe a Roma

VI

di Luca Paganucci

   

 

 

Il 16 luglio, a Roma , nella suggestiva cornice del Belvedere Cederna,  davanti alla basilica di Massenzio, e a sinistra del Colosseo (che, la sera, appariva di un suggestivo colore arancio-rosato) c’è stata la presentazione del libro Complotti a Tebe – l’omicidio di un piccolo Re, di Giuseppe Esposito.

 

Perché complotti, e non - come sarebbe più giusto – complotto? Il motivo del plurale risiede nel fatto che l’epoca presa in esame dall’Autore, il cosiddetto periodo amarniano (dall’attuale nome della capitale del regno di Akhenaton, Akhetaton, oggi Tell-el-Amarna), è costellato di stranezze; ad esempio: perché le statue degli antichi Egizi si somigliano tutte, tranne quelle del periodo preso in esame dall’Autore? Come è morto Akhenaton? Chi era il suo successore, Smenkhara? Come mai, con lo sparire di Nefertiti dal panorama amarniano, compare Smenkhara? Chi era? Come è morto, e per mano di chi, Tutankhamon? 

 

Durante la lettura del libro il lettore si trova a percorrere le strade delle antiche città egiziane: Menfi, Tebe, Akhetaton… e – come spettatore estraneo alla scena – assiste alle vicende, alle vicissitudini, agli intrighi perpetrati all’interno della corte; ma allo stesso tempo, si trova anche a gioire, a soffrire assieme ai protagonisti del libro, a far propri i sentimenti di questi personaggi che sembrano veri, per il modo veramente realistico con cui l’Autore ha saputo rendere i sentimenti provati dai protagonisti di questa storia.

Ecco, quella sera, con molta semplicità, l’Autore ha portato, o ha cercato di portare, il pubblico lì presente a ragionare con la loro testa, senza fornire alcuno spunto, o indizio che avrebbe potuto esser loro d’aiuto… 

 

Un grazie all’Autore per la lettura dello scritto, e per aver permesso l’aggiunta di ulteriori considerazioni.

 

 

  

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