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Gennaio- Febbraio 2010 - ANN0 VIII nn. 1-2
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Le
tartarughe
nell’antico Egitto1
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III |
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di Luca Paganucci ed Ivana Cassol
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Molto tempo dopo il Medio Regno, il nome dato in un
primo tempo a questo animale, Shetu,
cambiò in Sheta, il cui
significato è “l’essere misterioso”. Ma
Sheta è anche il nome egizio
della tartaruga, nonché il nome sia della costellazione tartaruga; sia il
nome di uno dei 36 decani. Nella tabella dei segni geroglifici compilata
da Gardiner, I2 è il segno della lista corrispondente. Relativamente al periodo Badariano, sono stati
ritrovati braccialetti ed anelli in carapace; allo stesso tempo, sono
state ritrovate ossa di tartaruga nel complesso cerimoniale a
Hierakonpolis. A partire dal periodo Amrartiano, ma soprattutto nel
Gerzeano (o Naqada II), sono state ritrovate tavolozze zoomorfe. Le
tartarughe non erano rappresentate come oggetti votivi. Esistono poche
rappresentazioni predinastiche di questi animali. Nella prima parte del periodo Dinastico, il carapace è
stato utilizzato per cremare un uomo, in posizione contratta, con la testa
rivolta verso est, e la faccia rivolta verso nord. Al Medio Regno si attesta la presenza di statuette in
avorio con incisi animali; inoltre, vengono fabbricati utensili
(braccialetti, coltelli, amuleti) in tartaruga. Inoltre, parti di
tartarughe venivano prescritte come rimedi . Più rare sono le tavolozze a forma di tartaruga,
presenti nel Naqada III e nella prima parte del periodo dinastico; infatti
risultano essere manufatti più stilizzati, in cui le fattezze dell’animale
sono difficili da riconoscere, poiché spesso risultano essere di forma
ovale. Riferimenti grafici relativi alle tartarughe, possiamo
trovarli sulla Hunters palette, proveniente da Tell-el Amarna, e
databile ad un’epoca compresa tra il tardo Predinastico e la prima
dinastia, all’incirca verso il 3100 a.C. Possiamo notare, infatti, che
buona parte dei cacciatori sul lato destro, porta con sé un tipo di scudo
che sembra essere la rappresentazione di uno scudo di carapace. Anche se,
c’è da dire che visto l’oggetto preso in considerazione, e visto il
carattere ritualistico della Hunters
palette, l’oggetto preso in esame non costituisca uno scudo, bensì una
tavolozza. Un’ulteriore scoperta viene fatta da G.B. Belzoni, il quale -
durante la prima parte dell’ottobre 1817 - rinviene la statuetta di
una divinità dalla testa di tartaruga, in legno di sicomoro all’interno
della tomba di Ramses I (KV16). Delle tartarughe ne sono stati fatti amuleti, o
pendenti, per preservare chi lo indossava dalle influenze malvagie
dell’animale indossato. I materiali preferiti per realizzarli erano osso o
avorio, perlomeno per quanto riguarda la realizzazione di questi
nell’Antico Regno, fino alla prima parte del Periodo Intermedio; al
contrario, al Medio Regno appartengono amuleti in ametista, materiale
usato con frequenza a quell’epoca.
Un’immagine della KV16, dove Belzoni ha ritrovato
la
statuetta con la testa di tartaruga A partire dalla XIX dinastia, e più tardi nel periodo
greco-romano, le tartarughe venivano trafitte; a questo proposito val la
pena ricordare che all’interno della tomba di Nenunenef (TT157), così come
all’interno della parete del secondo sarcofago di Yuya, è possibile
leggere la frase: Viva Ra, muoia la tartaruga (geroglifico al lato), che sintetizzava
l’ostilità del dio nei confronti di questo animale. Immagini di tartarughe
si possono vedere nella tomba di Meir, del Medio Regno; oppure anche nelle
scene relative alla spedizione nella terra di Punt, all’interno del tempio
di Hatshepsut, a Deir el-Bahari Note
1)
Desidero ringraziare Ivana Cassol per la lunga
chiacchierata sull’argomento di questo articolo, e per il supporto per
scriverlo. Senza di lei questo articolo non sarebbe mai stato scritto
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