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Maggio 2010 - ANN0 VIII n. 3
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Il Canzoniere di Hafez di Siraz |
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Introduzione, traduzione e commento di Giovanni M.
D'Erme Edizioni Università degli Studi di Napoli L’Orientale Canzoniere di Hâfez, Napoli 2004-2008 Shamso’l-Din Mohammad, detto Hâfez,
è un poeta persiano del Trecento. Di lui sono stati qui tradotti solo i
componimenti lirici noti come ghazal (495 nella classica edizione
Qazvini-Ghani). Nei tre volumi di grande formato, onde facilitare la
consultazione, ogni coppia di pagine affrontate ospita una Canzone:
traduzione e commento. Ambedue questi ultimi sono mirati a porre in
rilievo il contenuto culturale dei componimenti, spesso complesso, e ciò
ha consigliato di accantonare ogni pretesa di renderli in versi italiani
(anche sciolti), onde mirare – nei limiti del possibile – a una più
precisa messa a fuoco del loro significato. Gli intricati sofismi del
misticismo islamico sono stati ritenuti di importanza non centrale e ad
essi si è dedicata solo la cura necessaria a renderli comprensibili al
lettore non specialista; in
verità,
essi
non sono
i soli
a muoversi
sullo Pure indagate, sebbene non sistematicamente, sono certe
indubbie somiglianze tematiche – a tutta prima inattese, ma non del tutto
sorprendenti, a ben rifletterci – che collegano la poetica hafeziana a
quella di versificatori europei del Duecento e Trecento, quali i trovatori
occitani e il nostro Dante Alighieri. Ai volumi è premesso un utile indice di «Temi e motivi»
che, pur non essendo definitivamente esauriente, può facilitare la
navigazione nel vasto “arcipelago” delle Canzoni di Hâfez. Giovanni M. D’Erme
entrato in contatto con l’Iran fin dalla prima giovinezza, iniziò
l’insegnamento della lingua e letteratura persiana nelle Università di
Venezia, Bologna e Roma. A Napoli (Istituto Universitario Orientale)
ottenne quindi l’ordinariato, vi fu Preside della Facoltà di Lettere e
Direttore del Dipartimento di Studi Asiatici. È autore della prima
grammatica organica della lingua persiana in italiano, di numerosi
articoli relativi alla cultura dell’Iran, e ha tradotto opere classiche di
questa letteratura. È stato recentemente (2009) insignito a Tehrân del
premio internazionale della Fondazione Fârâbi e dell’UNESCO. I volumi sono stati presentati il 18 maggio c.a. alla
Libreria Aseq, via dei Sediari, 10 – Roma.
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Napoléon
L’epopea napoleonica nella pittura dell’Ottocento Ha introdotto Maria
Vittoria Marini Clarelli - Soprintendente alla Galleria Nazionale d’Arte
Moderna. Sono intervenuti:
Maria Elisa Tittoni - U.O. Musei di Arte Medievale e Moderna; Luigi
Mascilli Migliorini - Docente di Storia del Mediterraneo moderno e
contemporaneo e Docente di Storia della Francia moderna e contemporanea
presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”; Lucio Villari e
Anna Villari - curatori dell’opera. L’opera, in due
volumi, ripercorre l’intera parabola militare, politica, esistenziale di
Napoleone Bonaparte, dalla Prima Campagna d’Italia del 1796 al ritorno
delle spoglie in Francia nel 1840. Ricorrendo nel 2011
il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, è sembrato
appropriato celebrare colui che per primo ha dato un contribuito al
“risveglio” del sentimento nazionale italiano. Infatti, nonostante tra gli
studiosi sia ancora aperto il dibattito sulla portata dell’occupazione
napoleonica, non c’è dubbio che essa abbia aperto le porte a cambiamenti
epocali e abbia proiettato il
popolo italiano verso il Risorgimento. Ugo Foscolo per primo colse il
valore di quell’esperienza straordinaria: «Ed è verità che Napoleone largì
all’Italia tutti i benefici che una nazione schiava e divisa poteva in
alcun modo attendersi; a lui andò debitrice dell’unificazione, a lui delle
sue leggi e delle armi». La particolarità del
libro è quella di raccontare l’epopea napoleonica attraverso una galleria
di oltre 400 dipinti. Un repertorio iconografico che corrisponde
puntualmente alla vicenda pubblica e privata di un uomo apparso sulla
scena come giovane promessa dell’esercito rivoluzionario e divenuto poi
protagonista della ribalta mondiale: generale in lotta per il potere,
Primo Console, Presidente della Repubblica Italiana. Re d’Italia,
Imperatore, esule. Le arti figurative
hanno restituito un’immagine di Napoleone complementare a quella che ha
consegnato la storiografia; un’immagine il più delle volte eroicizzata,
trasfigurata e sublimata, tuttavia carica di un alto portato ideologico,
politico, simbolico. Le immagini che gli artisti hanno lasciato sono la
diretta testimonianza della metamorfosi dell’uomo Napoleone e
rappresentano anche la “scena” del mito, capace di attraversare il tempo e
lo spazio attraverso la seduzione delle forme e dei colori. Ogni dipinto
riprodotto nel libro è accompagnato da una scheda critica a firma di uno
storico dell’arte, che informa sull’episodio rappresentato, analizza le
scelte iconografiche e stilistiche del pittore, restituisce il contesto
della committenza e della fortuna critica. La scansione delle
immagini procede cronologicamente, dall’ingresso di Bonaparte e del suo
stato maggiore in Italia, nel marzo del 1796, al ritorno delle spoglie
dell’eroe nazionale a Parigi, nel dicembre del 1840. Le varie fasi
dell’epopea scandiscono la suddivisione in capitoli: La Prima Campagna
d’Italia, La Campagna d’Egitto e di Siria, Il Consolato, La Seconda
Campagna d’Italia, L’Impero, la Terza e la Quarta Coalizione, La conquista
della Spagna, L’apogeo dell’Impero, In Russia, Dalla disfatta di Lipsia
all’esilio dell’Elba, i Cento Giorni, Il mito dopo la fine. Ognuno dei
dodici capitoli è aperto da un breve saggio di carattere storico, che
anticipa e approfondisce i contenuti raffigurati nei dipinti. Il libro è curato da Lucio Villari, professore di Storia
contemporanea presso l’Università di Roma Tre, e da Anna Villari,
ricercatrice di Storia della Critica d’Arte presso l’Università Telematica
Internazionale Uninettuno, Roma. I due studiosi, specialisti del periodo rivoluzionario e
napoleonico, vantano una lunga esperienza di studi sull’Europa e l’Italia
ottocentesca. Lucio Villari, in particolare, è autore dei recenti
La rivoluzione francese
(Laterza, Roma-Bari 2009) e Bella e
perduta. L’Italia del Risorgimento (Laterza, Roma-Bari 2009); Anna
Villari è stata curatrice della mostra
Garibaldi. Il mito, da Lega a
Guttuso (Genova, Palazzo Ducale, 2007-2008). Ai due curatori spettano
i saggi introduttivi di carattere generale:
L’uomo che ha dato il nome a un’epoca (Lucio Villari) e
Dall’Olimpo a Hollywood (Anna
Villari).
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