Noi di...
Mensile di attivitÀ politico-culturale
BIANCONERO
La magia della tastiera
per conoscere, comprendere ed apprezzare le composizioni pianistiche
Faliero Bonciani
Ludwig van Beethoven:
Sonata quasi una fantasia Op.27 n.2
detta "Chiaro di luna"
Con questa Sonata, ci troviamo di fronte ad una delle più grandi creazioni musicali di tutti i tempi.
Inizia con un Adagio in forma di Lied. E' un preludiare dalla purezza celestiale, nella sua semplice concezione. Un canto d'amore intimamente e pensosamente introspettivo.
Questo Adagio è il fulcro emotivo della Sonata che, resta fra le più alte ed incommensurabili espressioni del linguaggio musicale realizzato alla tastiera di un pianoforte. Il suo procedimento esecutivo è molto semplice: la mano sinistra spiega dolcemente dei larghi bassi di carattere solenne, mentre la destra arpeggia un disegno perpetuo da cui affiora un singulto che è una invocazione d'amore. Palpita un segreto pensiero di un disegno immaginario... II destino dell'Uomo...
L'esecuzione interpretativa di questa mirabile pagina è però, raramente perfetta. E' necessaria una preparazione spirituale ed una sensibilità artistica non comune e perciò occorre un esecutore altamente qualificato perché sia degno di questo poema dalla imperitura bellezza.
A delucidazione di quanto sia impegnativa l'interpretazione di questo "Adagio", diamo questo cenno esplicativo: intanto è il Tempo della Sonata più difficile. E ciò non soltanto per l'esecuzione espressiva di cui si è già detto. E' per la questione tecnica, non apparente, che è di estrema complessità.
La mano sinistra - nei bassi - impone un tocco dalla tenuta austera, ma dolce e solenne; non deve opprimere il cantabile della mano destra nel registro centrale dello strumento
La mano destra stessa presenta subito una difficoltà d'ordine superiore: il tocco deve differenziarsi in due particolarità; il mignolo assumerà il ruolo di "melodista", cantando i singulti ritmici di cui è composta la parte del canto. E questo con accortezza, in un divenire interiorizzato, sofferto, malinconicamente pensato.
Sempre la mano destra dovrà svolgere anche un vero e proprio "accompagnamento" che si compone di un disegno ostinato di un accordo arpeggiato la cui formula, ritmico-armonica, non varia schematicamente. E' una specie di fioritura discorsiva, unitaria, scorrevole. La diteggiatura (ed è qui la difficoltà) di impossibile sostituzione, è di pollice, indice e medio; pollice indice ed anulare (a seconda dei casi). E questo in sequenza contemporanea con il mignolo dalla funzione di "melodista".
Quindi il tocco - nella stessa mano - dovrà differenziarsi attraverso la dissociazione psichica e fisica. Impresa trascendentale che vuole uno studio tenace ed assiduo per un numero di ore di esercizio giornaliero, inimmaginabili.
Chiaramente l'"Adagio" dovrà scorrere senza che l'ascoltatore percepisca la difficoltà esecutiva.
II secondo Tempo è un "Allegretto". Per il Köhler è un "sorriso fra le lacrime"; per il Reinecke è un "Ponte d'oro"; per Liszt è "Un fiore fra due abissi".
In questo "Allegretto", vi si esprime un sentimento di tenerezza, di serenità, di dolcezza delle emozioni agresti (così care all'autore). E' tutto un divenire; un'attesa; un interrogativo; un'estasi.
Poi, il finale. Ossia: passione; drammaticità; un incalzare dinamico fiammeggiante. Forse è questo il più sospiroso ed imperioso "Presto agitato" del gigante di Bonn.
Ma come le grandi interpretazioni di sommi pianisti dimostrano, non è il fragore dell'intensità né l'alta velocità o la concitazione che determinano la passione e l'espressione. La tenuta ritmica del tempo e un'oculata concentrazione esecutiva, sono l'esigenza ideale per la conquista dell'impetuoso "Presto agitato" e di tutta la Sonata che ha in sé, oltre la profonda drammaticità, anche una velata tragicità in un autore - Beethoven - che è veramente l'Apostolo del Romanticismo musicale".
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