Noi di...
Mensile di attivitÀ politico-culturale
BIANCONERO
La magia della tastiera
per conoscere, comprendere ed apprezzare le composizioni pianistiche
Faliero Bonciani
Muzio Clementi:
"Gradus ad Parnassum" Studio n. 65
Breve Studio di ottave, questo, di colpo, assai difficile, offre ottimi vantaggi tecnici per l'ardua esecuzione di precisione, resistenza e forza. All'epoca clementina, questo Studio veniva considerato trascendentale. Con l'avvento delle composizioni lisztiane, dove abbondano passi di ottave di bravura, il giudizio è stato rivisto e lo Studio, ora, rientra fra i brani didattici difficili ma di usuale esercizio per lo studente dell'ottavo anno del Corso di pianoforte.
Tale lavoro ha una sua bellezza, nello sviluppo di questa tecnica, dove il meccanicismo si affranca attraverso una significazione fatta di scorrevolezza piana e vivace, tutta protesa nell'intento di unire utilità ed una certa intenzionalità espressiva.
Bisogna anche considerare che il Clementi non era disposto a manifestare apertamente la propria individualità introspettiva perché, all'epoca della stesura dello Studio, propendeva verso aspetti puramente tecnici. Cosa rimproveratagli pure da Mozart il quale, tacciava Clementi di "mecanicus senza un briciolo di sentimento e ciarlattano come tutti gli italiani" (sic).
Ad onore di Clementi, va detto che considerava Mozart un grandissimo musicista ed ha sempre avuto per il salisburghese, parole di lode e considerazione anche se esecutivamente Mozart, non poteva reggere il confronto con la perfetta arte pianistica clementina.
Liszt ha raddoppiata la difficoltà dello Studio, proponendo una ripetizione con due Ritornelli che trasformano lo Studio, in un brano virtuosistico elegante e addirittura "dal vezzo salottiero".
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