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Mensile di attivitÀ politico-culturale
BIANCONERO
La magia della tastiera
per conoscere, comprendere ed apprezzare le composizioni pianistiche
Faliero Bonciani
Franz LISZt: Sonetto del Petrarca n. 123
I Sonetti del Petrarca si illustrano da soli con i celebri endecasillabi e, più che dire del valore simbolico che riveste di un manto armonico e di una melodia descrittiva, ìl testo petrarchesco, vorremmo tentare di spiegare tutto il pathos che Liszt ha posto in queste musiche nate per voce accompagnata (Lied). Le celebri trascrizioni, sempre dell'autore, pulsano di un nuovo umore fatto di miracolosi equilibri sonori sorretti da un pianismo rispecchiante il funambolico strumentale, però al servizio dell'espressione più sentita ed intima.
Il Sonetto del Petrarca n.123 è stato trascritto per pianoforte dall'originale per canto accompagnato, come già detto, da Liszt stesso, su richiesta di amici stimatori della grande arte pianistica lisztiana. Egli lo ha realizzato pianisticamente in modo assai discorsivo. Consta di una Introduzione maestosa dal lento e placido scorrere di accordi spezzati (armonie) che sorreggono un inciso melodico dall'inflessione appassionata.
L'inizio vero e proprio, svolge un motivo a guisa di Romanza d'Opera. E' un assolo dalla fisionomia lirico-drammatica colino di accenti fieri e nobili che illustrano chiaramente la significazione delle parole fatte di espressioni e pensieri contrastanti.
L'andamento - nello Sviluppo - si anima per poi cedere al dolce, armonioso "Lento e placido".
Il brano, dopo una Cadenza di bravura, termina con accordi arpeggiati serafici e distensivamente introspettivi.
Una bella declamazione pianistica piena di sussiego e vastità d'intenti.
CXXIII
I' vidi in terra angelici costumi,
E celesti bellezze al mondo sole;
Tal che di rimembrar mi giova e dole,
Chè quant' io miro par sogni, ombre e furni.
E vidi lagrimar que’ duo bei lumi,
Ch' han fatto mille volte invidia al Sole,
Ed udii sospirando dir parole,
Che farian gir i monti e stare i fiumi.
Amor, senno, valor, pietate e doglia
Facean piangendo un più dolce concento
D'ogni altro che al mondo udir si soglia;
Ed era '1 cielo all'armonia sì Intento,
Che non si vedea 'n ramo mover foglia:
Tanta dolcezza avea pien l'aere e 'l vento.
Francesco Petrarca
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