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Mensile di attivitÀ politico-culturale

 

  

Monografie

  

   

Candida Gentile

  

  

STORIA E TRADIZIONI DELLA CHIESA DEI  SANTISSIMI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

DI RODI GARGANICO

 

  

premessa

Questo mio breve scritto sulla chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, non ha pretese storiche, né archeologiche, ma solo un semplice e profondo significato affettivo.

Da molti anni vivo lontana da Rodi, tuttavia i miei legami con il mio paese natale non si sono affatto affievoliti con il trascorrere del tempo. Ritorno spesso nella mia cittadina, non come semplice turista, ma come parte integrante della sua vita, delle sue manifestazioni religiose e civili, di tutto il suo folklore.

Tutto, di questa terra, mi è caro e mi interessa, anche se qui mi soffermo a parlare di uno solo dei suoi caratteristici monumenti secolari: la chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo.

Al perché del mio interesse per questa chiesa, troverete qui di seguito la risposta.

Essa mi riporta ad un passato che non ho mai dimenticato e che mi è sempre presente e caro; agli anni della mia infanzia e della mia adolescenza tormentata o serena.

Serena, quando da bambina in questa chiesa ho trascorso i momenti più belli e coinvolgenti, fatti di purezza e di amore, soprattutto durante alcune cerimonie religiose solenni, quali quella della Quaresima, della Madonna della Assunta, della novena di preparazione al Santo Natale. Su queste e su qualche altra ricorrenza religiosa che si celebravano in questa chiesa, mi dilungherò più avanti in questo saggio, qui ora mi preme ricordare che durante il periodo di preparazione al Santo Natale, questa chiesa si riempiva di folte schiere di bambini, ognuno dei quali portava con sé, da casa, una piccola panca per sedersi durante la funzione e tutti partecipavano attivamente alla liturgia innalzando al Signore i cori natalizi; anch'io ero tra questi bimbi!.. Ricordo vividamente anche il Presepe: qui si preparava il più bel Presepe del paese.

E questo ricordo si lega ad un altro, che mi spinge a pensare con affetto a questa chiesa, cioè quello di mio padre, che ad essa ha dedicato diversi anni della sua vita come confratello e Priore della Congrega dei SS. Apostoli Pietro e Paolo o dell'Addolorata, di cui parlerò in seguito.

Infatti, ricordo in modo molto vivo che mio padre, all'avvicinarsi della suddetta festività, insieme con mia madre, preparava completamente i pastorelli, di cui modellava in gesso le teste, le mani e i piedi che dopo colorava, mentre mia madre ne modellava i corpi e li rivestiva di splendidi e vivaci vestiti, confezionati personalmente. Ancora, mio padre, con una pazienza da certosino, creava delle caratteristiche casette di cartoncino, che poi dipingeva, e tutto il necessario per addobbare il presepe che egli stesso allestiva in questa chiesa. Tutto questo lavoro di  preparazione, si svolgeva la sera dopo cena, dopo una lunga e faticosa giornata, mentre eravamo tutti seduti attorno al braciere e recitavamo il Santo Rosario.

Concludendo questa premessa, faccio presente che non senza timore mi accingo a scrivere queste note sulla origine, storia e tradizioni di questa chiesa e prego in anticipo il lettore di essere benevole con me se non le troverà esaustive, in quanto ho incontrato non poche difficoltà nel reperire antiche testimonianze scritte ed orali.

Come dicevo all'inizio, questo scritto ha soprattutto un valore affettivo e vuol essere un omaggio alla sacra memoria di mio padre, alla mamma ancora vivente e a quanti altri da sempre, si sono prodigati e si prodigano affinché questa chiesa continui a vivere come luogo di culto sacro.

  

DAL CONVENTO FRANCESCANO ALL'ATTUALE CHIESA

DEI SS. APOSTOLI PIETRO E PAOLO

 

Questa chiesa si situa, attualmente, nel cuore del paese; in alcuni antichi scritti è anche denominata chiesa di S. Francesco. È la più antica delle quattro oggi esistenti a Rodi. Molto probabilmente. l'attuale denominazione trae origine da una chiesetta, oggi completamente distrutta, che portava tale nome e che era sita nella zona chiamata il «Quartiere». Verso il 1700: questa chiesetta, composta di un solo altare, fu venduta ad un privato ed il ricavato fu investito nella costruzione di un cimitero.

Per quanto concerne l'odierna chiesa dei  SS. Apostoli Pietro e Paolo, forse non tutti i rodiani, specialmente i più giovani, sanno che essa faceva parte di un antico convento francescano, la cui costruzione, secondo la tradizione, :si faceva risalire direttamente a S. Francesco d'Assisi nel corso di un suo pellegrinaggio presso la Grotta di S. Michele Arcangelo a Monte S. Angelo, pellegrinaggio che è avvenuto tra il 1216 e il 1221.

Lo storico rodiano del secolo scorso, Michelangelo de Grazia, in un suo scritto, farebbe risalire la costruzione del convento all'anno 1228, e, allo stesso tempo, afferma che è stato costruito dal Santo stesso, ma ciò evidentemente non può essere possibile, in quanto, come si sa,  S. Francesco morì nel 1226.

  Quello che oggi si sa con certezza è che questa chiesa trae la sua origine da un convento francescano, uno dei tanti costruiti dai seguaci di S. Francesco sul Gargano.

Il convento, come sede dei frati francescani, fu soppresso in seguito alla bolla «Instaurandae», emanata dal Papa Innocenzo X il 15 ottobre 1652, che riguardò anche altri conventini francescani.

Con il trascorrere dei secoli e la trasformazione della cittadina di Rodi, il convento andò distrutto completamente ad eccezione della sua chiesa, che, anzi, nel tempo, come avremo modo di leggere più avanti, è andata ampliandosi.

Oggi per fortuna è possibile ancora scorgere alcune vestigia dell'antico convento, sia sulle pareti esterne della parte più antica della chiesa come pure all'interno di un antico palazzo che la costeggia; è inoltre ancora da notare che alcuni decenni or sono, nel corso di scavi effettuati nei pressi della chiesa, precisamente in via Roma, si rinvennero un pozzo e dei resti di scheletri, che, in assenza di notizie certe, potrebbero fare ipotizzare la loro appartenenza all'originario complesso monastico.

La chiesa, come si presenta oggi all'osservatore, appare del tutto diversa dall'originaria, anche nel suo nucleo primitivo.

Sulla scorta degli elementi architettonici e di fabbrica, potremmo dire che il nucleo primitivo era costituito solo da una cappelletta, ora dedicata all'Addolorata, e dal locale attualmente adibito a sacrestia, il tutto di probabile stile romanico.

Questa parte della chiesa,che forma la navata laterale, nel 1600 ha subito un ampliamento con la costruzione di altre due cappellette, oggi dedicate al Sacro Cuore e al Crocifisso. Questo ampliamento è deducibile da alcuni elementi che si osservano all'interno e all'esterno della chiesa.

All'interno si osservano evidenti decorazioni barocche, utili al fini della datazione, mentre all'esterno si può notare la differenza di altezza tra il corpo originario e quello aggiunto.

Attualmente questa navata si presenta  composta da una teoria di tre cappellette e dall'annessa sacrestia, appare piuttosto buia e stimola nel visitatore raccoglimento e preghiera.

La navata centrale, alquanto ampia e luminosa, risale alla seconda metà del 1500 ‑ prima metà del 1600, presenta uno stile nettamente rinascimentale, nel tempo anche questa navata ha subito delle trasformazioni.

All'interno è ricca di stucchi e di statue di santi, queste ultime, quasi tutte, sono scolpite in legno e risalgono alcune al 1700, altre alla fine del 1800.

Sul catino dell'abside si può osservare un dipinto su tela del 1700, ancora intatto, raffigurante l'Assunzione al Cielo della Beata Vergine.

  

LA CONFRATERNITA DEI SS. APOSTOLI PIETRO E PAOLO

  

In questa chiesa, dal 1723 fino al 1972, anno in cui si dissol­se per mancanza di adepti, operò la confraternita dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, che in precedenza svolgeva la sua opera di carità nella chiesetta omonima più sopra citata, da tempi immemorabili, senza regolamentazione né approvazione superiore. Solo nel 1647 vennero approvate le regole dall'Arcivescovo del tempo.

Nel 1733 tale confraternita veniva aggregata all'arciconfraternita del Gonfalone di Roma, con diploma di Clemente XII.

Per i più giovani vale la pena dare alcune notizie su che cose sono le confraternite in generale e quali sono i loro scopi.

Per Confraternita o Congrega si deve intendere una associazione di fedeli costituitasi per l'esercizio di opere di pietà, e di carità, avente anche lo scopo di incrementare il culto pubblico e particolarmente quello della chiesa in cui la congrega si era eretta.

Di tali sodalizi si rinvengono le prime tracce in Francia fin dall'Ottavo secolo d.C.. In Italia hanno avuto il loro sviluppo a partire dal secolo Tredicesimo, prendendo il loro avvio dal movimento mistico dei Flagellanti. Il Concilio di Trento le ha sottoposte alla vigilanza dei Vescovi che introdussero il clero e le dotarono di particolari privilegi.

Con la Rivoluzione francese furono soppresse; quando più tardi risorsero, furono sottoposte a limiti giuridici. Oggi esse sono regolamentate dalle disposizioni del Codice di diritto canonico.

Da uno statuto del 1938 si rileva che i soci di una confraternita dovevano rispettare le seguenti regole:

a) Potevano iscriversi alla confraternita quanti avessero compiuto i sedici anni di età, previo consenso dei genitori.

Potevano essere ammesse anche le donne, ma solo per lucrare indulgenze e le grazie spirituali della confraternita, senza dover prestare servizio alcuno e senza essere soggette ai superiori della confraternita.

b) Era proibita l'iscrizione dei defunti.

c) Non poteva essere socio: chi non era cattolico; chi aveva subito censura dalla chiesa e non procurava di essere assolto al più presto; chi era iscritto ad associazioni condannate dalla chiesa; chi era ribelle al Papa e al Vescovo; chi non santificava le feste; chi era pubblico peccatore.

d) Chi aspirava a diventare socio della confraternita doveva farne domanda scritta al Priore, esibendo i certificati di battesimo e di cresima e una presentazione scritta da parte del Parroco.

e) L'ammissione doveva risultare dal verbale scritto e sottoscritto dagli aventi diritto, e approvato dall'Ordinario Diocesano.

f) Il noviziato degli uomini durava sei mesi. Se un aspirante fosse stato respinto avrebbe potuto rinnovare la domanda solo una seconda volta, dopo sei mesi.

Il Padre Spirituale accoglieva il nuovo socio nella prima Congregazione Generale, ne riceveva le promesse, ne benediceva la divisa. Al termine della funzione di accoglienza si cantava il «Te Deum».

  

Doveri e diritti dei Soci

I confratelli dovevano emergere fra tutti i fedeli per la fedele osservanza della Legge di Dio e della Chiesa. Ogni anno doveva partecipare ad un ritiro spirituale. Essi avevano il diritto di eleggere il Priore e i Consiglieri.

Il Padre Spirituale dirigeva spiritualmente la confraternita, celebrava la Messa, spiegava il Vangelo e si adoperava perché i confratelli frequentassero le adunanze.

Il Priore, coadiuvato da due consiglieri e assistito dal Padre Spirituale, governava la confraternita: indiceva le adunanze, si adoperava per regolare l'amministrazione delle finanze e vigilava la condotta dei soci.

La confraternita, se riconosciuta dallo Stato come ente morale poteva acquistare, accettare donazioni ed eredità. L'amministrazione era eretta dal Consiglio.

Il Consiglio nominava ogni anno due confratelli quali Cerimonieri, e due Deputati per i funerali dei confratelli. Alla morte di un confratello o di una consorella, la Confraternita accompagnava il feretro alla Chiesa e al Cimitero e celebrava i suffragi stabiliti dai suoi statuti.

Se l'indegnità di un confratello risultava notoria, il Consiglio gli notificava subito la sua cancellazione dall'Albo dei confratelli. Se non risultava notoria, si chiedevano giustificazioni all'interessato. Se tali giustificazioni fossero state ritenute non sufficienti, egli sarebbe stato espulso, dalla Confraternita dai membri del consiglio, che decidevano a maggioranza di voti, su proposta del Priore, fatto sempre salvo il diritto del socio di ricorrere all'Ordinario.

Il confratello espulso perdeva davanti alla Confraternita  ogni diritto acquisito. Solo l'Ordinario poteva approvare, correggere e mutare gli statuti delle confraternite. Anche per trasferirsi in altra sede, esse dovevano avere il permesso dall'Ordinario.

Per cause gravi il Vescovo poteva sopprimere le Confraternite. Nel caso di scioglimento da parte dell'autorità ecclesiastica o per mancanza di soci, nei diritti della Confraternita subentrava la sola autorità diocesana, rappresentata dal Vescovo; il quale diventava l'erede legittimo di tutti i beni appartenenti alla Confraternita.

  

FUNZIONI E TRADIZIONI RELIGIOSE 

NELLA CHIESA DEI SS. APOSTOLI PIETRO E PAOLO

  

Funzioni

Da un manoscritto di questa confraternita si rileva che fin dal 1733 in. questa chiesa si celebravano le seguenti funzioni durante le quali si esponeva l'Ostensorio:

- ogni prima domenica del mese

- Novena e festa del Natale

- Assunzione di Maria Vergine

- Settenario e Festa dell'Addolorata

- Primo giorno dei morti

- Quarantore

- Ogni primo venerdì del mese in onore del Sacro Cuore di Gesù

- Festa dei gloriosi Apostoli Pietro e Paolo

- Epifania  Festa di S. Giuseppe

- Festa di S. Francesco di Paola

- Ultimo giorno del mese mariano

  

Ad un'epoca più  recente risalgono invece le seguenti liturgie, durante le quali, però, veniva esposta la Pisside:

- Funzioni religiose nell'ultimo e primo giorno dell'anno

- Mese mariano e Novena della Nostra Signora

- Mercoledì di S. Giuseppe e novena del suo patrocinio

- Novena a S. Giuda Taddeo

- Novena a S. Ludovico

- Triduo a S. Michele  Arcangelo sia in Maggio che in Settembre

  

Tradizioni

Per quanto concerne le tradizioni religiose legate a questa chiesa, sono ancora vive nella memoria popolare:

Il due Novembre: in questa chiesa si celebrava un funerale solenne a suffragio dei confratelli defunti e veniva eretto al centro della navata principale un catafalco che ne simulava appunto la presenza.

Novena della Nostra Signora: si celebrava negli ultimi nove giorni del mese mariano, preso l'altare che ospitava la statua omonima, donata da una famiglia rodiana  (Pupillo?) che, con un lascito di un agrumeto alla parrocchia di S. Nicola di Mira, aveva anche provveduto a che questa novena si celebrasse obbligatoriamente ogni anno.

Festa dell'Assunzione della Beata Vergine si celebrava il 15 agosto in modo solenne. Tale festività era preceduta da un periodo di preparazione spirituale che iniziava il primo agosto e si protraeva fino al giorno 15: in ogni rione del paese, verso le quattro del pomeriggio, si riunivano delle donne devote per recitare le Quindici poste del Rosario. Tre giorni prima della festa, le stesse preparavano un altare con le migliori coperte di seta che ognuna di esse possedeva e con magnifici tappeti, adornato con le più belle piante di fiori che le stesse avevano coltivato proprio per tale occasione. Quando il giorno celebrativo, per ragioni organizzative, veniva posticipato rispetto al 15 agosto, le donne, per tutte le notti successive a tale data e fino al giorno in cui usciva la processione, vegliavano l'altare.

Le Quarantore che venivano celebrate dal mercoledì al venerdì della settimana immediatamente precedente a quella di Passione, costituivano un periodo di preparazione spirituale alla Pasqua, infatti, in questi giorni, le «pasqualine» facevano il precetto pasquale, dopo essersi confessate da un predicatore forestiero, che poteva essere o un sacerdote o un frate.

È opportuno spiegare chi erano le «pasqualine»: venivano chiamate così quelle persone che non frequentavano con assiduità la chiesa, ma che comunque erano credenti e quindi ogni anno soddisfacevano il precetto pasquale.

In quest’occasione, sull'altare principale, al centro di un drappeggio disposto a raggiera si esponeva l'Ostensorio, mentre al lato dello stesso altare si preparava il trono per la statua dell'Addolorata.

Le Quarantore celebravano solennemente l'Eucaristia attraverso l'adorazione a Gesù Sacramentato, ma anche attraverso l'ascolto di omelie da parte di un frate o di un sacerdote che veniva chiamato per l'occasione da altra sede, a tutto ciò si accompagnavano anche le preghiere e i canti in onore dell'Addolorata, quale Madre del Cristo. Tale periodo si concludeva con la processione di Gesù Eucaristico per tutto il paese tra i canti, le preghiere dei fedeli e le note della banda locale.

Notte di Natale. Alla mezzanotte era uso, in questa chiesa, calare dall'organo, per mezzo di un congegno meccanico, un cesto di vimini contenente un Gesù Bambino, fin nella grotta del presepe; tale cerimonia si svolgeva all'insegna di canti natalizi.

Preparazione del Santo Sepolcro. I preparativi per il Santo Sepolcro incominciavano da parte di alcuni fedeli fin dall'ultimo giorno di carnevale. Essi consistevano nel far germogliare e far sviluppare in un preciso modo i semi di fieno e di lenticchie per adornare il Santo Sepolcro di questa chiesa. 

L'ultimo giorno di carnevale alcune donne che si erano incaricate di far germogliare tali semi, li mettevano per due giorni a farli schiudere in un recipiente pieno d’acqua, dopo tale periodo sistemavano i semi in recipienti definitivi che alla base dovevano essere bucherellati, all'interno vi ponevano dapprima uno spesso strato di ghiaia che aveva funzione di drenaggio, sopra di esso vi ponevano diverse manciate dei semi suddetti; questi recipienti venivano posti, poi, in ambienti bui, sollevati da terra, e venivano bagnati ogni due giorni, usando la cautela di non fare ristagnare l'acqua che avrebbe rovinato tale coltivazione; quando le piantine cominciavano a crescere, si cercava di guidare sapientemente la loro forma: Il risultato finale al quale si giungeva era quello di un folto ciuffo di esili steli di un colore biondo che dava poi al sepolcro un aspetto molto suggestivo. Inoltre queste donne preparavano anche dei cuscini di violacciocche di vario colore; che avevano anche la forma di croce.

Il Santo Sepolcro veniva allestito sul presbiterio riproducendo con cartapesta una montagna che rappresentava, ad un tempo, sia il luogo  di sepoltura del Cristo sia il Golgota, e sulla vetta si appoggiava un'urna di vetro nero, ricoperta da un drappeggio di velluto anch'esso nero, in segno di lutto, contenente la Pisside con l'Ostia Consacrata, ai due lati della montagna si ponevano le statue dell'Addolorata e della Santa Veronica.

Il Settenario dell'Addolorata. Fino a qualche decennio fa, la Madonna dell'Addolorata, venerata in S. Pietro, era la Protettrice dei fornai di Rodi. Questi celebravano la loro festa il 15 settembre portando per il paese, in processione, la statua della loro protettrice, di cui esponevano anche un’immagine nei loro forni.

Tale ricorrenza era preceduta da un settenario di preghiera.

Da alcune anziane persone di Rodi, mi è stato riferito che, al forno di Gaetanuccio, la signora Libera, moglie del fornaio, ogni giorno chiedeva a chi portava per la cottura il pane presso il suo forno (data l'usanza, a quel tempo, di panificare in casa);  «Chi vo' fa bene all'Add'uleret?», intendendo, con tale espressione, invitarli a cedere un pezzo di pasta del proprio pane, che sarebbe servito a comporre delle pagnotte da vendere e affrontare, con il ricavato, le spese della suddetta ricorrenza.

Tutte queste funzioni e tradizioni hanno avuto luogo fino al 1964, dopo tale data, e fino al 1972; in questa chiesa ci si limitò solo ad alcune, come la Santa Messa festiva, il Primo venerdì del mese, le Quarantore, le funzioni .della Settimana Santa.

Dal 1972, quasi in coincidenza con la dissoluzione della confraternita dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, fino al 1978, questa chiesa rimane chiusa, forse il motivo di tale chiusura è da addebitarsi allo stato di degrado in cui cominciava a versare. Durante questo periodo di abbandono corse voce di una sua probabile sconsacrazione.

A scongiurare tale pericolo pare sia intervenuta l'opera di Dio per mezzo del Parroco del Santuario della Madonna della Libera, che, dovendo ridipingere l'interno del Santuario, pensò di trasferire momentaneamente le funzioni parrocchiali nella chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, affidando l'incarico di rimetterla nelle condizioni di poter celebrare, alle sorelle Piteo, molto legate ad essa, sia come devote che come benefattrici. Le due sorelle, che in un secondo momento furono nominate dal Vescovo di Manfredonia «Commissarie Vescovili», si impegnarono, nella misura del possibile, nel provvedere alle più urgenti opere di restauro, addossandosi inizialmente l'intero peso economico, in quanto in un primo momento il loro appello, rivolto ai fedeli, non venne accolto. Successivamente però, appena questi ultimi si resero conto personalmente del profondo degrado in cui versava la chiesa, contribuirono generosamente con laute offerte, per la sua restaurazione. Finalmente il due giugno del 1978, in occasione del primo venerdì del mese, festa del Sacro Cuore di Gesù, al quale è consacrato il gruppo di Apostolato della preghiera esistente presso questa chiesa fin dal 1915, il parroco poté celebrare una Santa Messa solenne a beneficio di tutti i benefattori vivi e defunti, alla presenza di una commossa folla di fedeli.

Da allora, fino a tutt’oggi, stanno proseguendo in questa chiesa i lavori di restauro e tutto ciò sempre per mezzo dell'opera di sensibilizzazione svolta tra i fedeli dalle sorelle Piteo, che, sulle orme di San Francesco, diedero ascolto alla stessa voce divina che Egli sentì «Va e restaura la mia Casa», oltre che per il solerte interessamento del nuovo parroco del Santuario, don Giorgio Trotta.

Finora i lavori di restauro più impegnativi da un punto di vista economico sostenuti interamente dai fedeli, riguardano il rinnovamento dell'area presbiteriale, il rifacimento delle pitture interne, l'asportazione della balaustra, la sostituzione del precedente altare della navata centrale con una mensa di pietra posta su due antiche colonnine corinzie già esisterti nella cappella dell'Addolorata, il ripristino dei movimenti decorativi dell'abside.

Durante questi lavori di restauro sono stati riportati alla luce alcune antiche scritte bibliche situate nelle lunette delle varie cappelle.

L'otto dicembre del 1985, in occasione della testa dell'Immacolata Concezione, l'antica e gloriosa chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, quasi completamente restaurata, con una cerimonia religiosa molto suggestiva, è stata restituita completamente ai suoi fedeli.

L'iniziativa di due donne, lo stimolo di cui sono state capaci, avevano prodotto tanto, frutto di una azione attiva e costruttiva e non più di un ruolo secondario cui in passato le regole delle confraternite le relegavano.

Chiudo questo mio breve scritto, rivolgendo un sentito «Grazie» a quanti  con il loro impegno e, spesso, sacrificio personale, hanno reso possibile che questa chiesa, che è tanto cara al mio cuore, così ricca di memorie per tutta la comunità di Rodi, continui a vivere, attiva ed efficiente, e continui ad essere il simbolo di una città che in essa si ritrova e si riconosce sempre più unita nella fede.

  

  

Fonti

-    Articoli scritti sul Gargano Nuovo dal Sac.  don Giorgio Trotta

-    Statuto per le Confraternite del 1938

   Enciclopedia Treccani

   Antichi manoscritti appartenenti alla chiesa dei SS. Apostoli Pietro e

     Paolo

  Scritti di Michelangelo de Grazia

 Francesco: il Poverello  d'Assi di Dante Alimenti

 Testimonianze vive di alcuni fedeli

 -  Ricerca inedita su i «Due conventi di Rodi» condotta dagli alunni

    dell'Istituto per Geometri di Rodi e seguita da Pietro Saggese                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 

  

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