Noi di...
Mensile di attivitÀ politico-culturale
Scienza e tecnica
Gianluca Pititto
La guerra e le sue armi. Al momento in cui questo breve articolo viene scritto la guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein non è stata ancora scatenata, ma molti segnali la danno ormai per imminente, con buona pace per tutti coloro che, a torto o a ragione, hanno fatto il possibile per evitarla.
E’ chiaro agli occhi di tutti come per questa probabile guerra verranno messi in campo armamenti, in fondo, assolutamente tradizionali: forze di terra, costituite da truppe e semoventi, e forze aeronavali, costituite da mezzi da ricognizione, interdizione ed attacco dall’aria. In fondo, gli strumenti con cui la guerra si è sempre fatta nel nostro secolo, con l’unica differenza dovuta evidentemente al progresso della tecnologia con cui questi mezzi sono oggi realizzati, tecnologia che è enormemente più avanzata di quella dei decenni passati. Anche le tristemente note ‘bombe intelligenti’ (di cui parleremo diffusamente in un prossimo articolo) non sono altro, in fondo, che tradizionali bombe capaci di colpire l’obiettivo assegnato con più precisione e secondo prestabiliti criteri.
Ma sarebbe corretto sostenere che quella contro l’Iraq apparirebbe oggi una guerra sostanzialmente ‘tradizionale’, nei termini appena detti? La risposta è certamente no, in quanto, probabilmente in questa occasione farà la sua comparsa, in grande evidenza, una nuova inedita arma, mai utilizzata precedentemente con tutte le sue implicazioni: quest’arma ha il nome convenzionale di Internet.
Internet e terrorismo. Inutile ricordare che le lontane origini (anni ’60) della ‘rete di reti’ furono proprio in ambito militare. Non servirebbe molto a capire quello che oggi Internet è diventata: uno straordinario strumento di accesso alle conoscenze, ma paradossalmente anche un sofisticato strumento di battaglia, che troverebbe utile impiego prima, durante e dopo la guerra.
E’ singolare pensare all’esistenza di un’arma il cui potenziale non risiede nella capacità di infliggere danno fisico al nemico, ma la cui forza risiede viceversa nel potere della Comunicazione, quando questa diventi ricca di contenuto informativo, tempestiva, non censurabile.
Un esempio? Un chiaro caso dell’uso di Internet ‘prima’ della guerra sta in quello che ne hanno fatto i terroristi di Al Qaeda prima e dopo l’attentato alle Twins di New York, stando alla cronaca ed ai resoconti dell’Intelligence americana. La preparazione dell’attentato alle torri viaggiò per buona parte criptata su Internet e ad un anno di distanza dall’attentato cellule americane di terroristi comunicavano ancora oltre oceano utilizzando linee telefoniche veicolate da Internet. E potremmo a lungo soffermarci sugli effetti della propaganda digitale, più o meno occulta, attraverso siti web (pronti a ricomparire chissà dove, seppure momentaneamente chiusi dalle autorità), contenenti le informazioni più disparate e spesso criptate su reclutamento, tecnica delle azioni terroristiche, obiettivi, giustificazioni ideologiche e religiose. Anonimato, comando e controllo sono strumenti preziosi per il terrorismo, che ha scelto di combattere utilizzando anche il potenziale dei bit delle reti digitali. Tutt’altro che facile, sia chiaro: entrare nel ‘gota’ della pirateria informatica di altissimo livello non è cosa da tutti, ed oltre ai capitali servono anche cervelli non indifferenti. Ma la posta è talmente alta da richiamare con forza l’attenzione di tutti gli attori di un conflitto bellico moderno. Lo stesso Donald Rumsfeld, Segretario alla Difesa americano, non più di un paio di mesi fa ebbe modo di dire, commentando il ritrovamento di alcuni manuali di addestramento para-militare in Afghanistan: “Usando apertamente risorse pubbliche, senza ricorrere a mezzi illegali, è possibile raccogliere almeno l’80% di tutte le informazioni necessarie al nemico”, stando, aggiungiamo noi, tranquillamente nascosti tra le montagne del Beluchistan…
Internet durante la guerra: la Tactical Internet. Altro esempio, sul versante opposto a quello terroristico, è l’uso che i militari americani si apprestano a fare di quella che è stata ribattezzata la ‘Tactical Internet’ (nome in codice: FBCB2). Considerata in fase sperimentale nel corso degli anni ’90, si tratta di una tecnologia nata dall’esperienza di Desert Storm e dalla necessità di dotare le truppe di terra americane di uno strumento in grado di distinguere istantaneamente le presenze amiche/nemiche su uno scenario tattico (riducendo, come effetto non secondario, le perdite umane causate da fuoco amico, una della maggiori cause di morte tra le file americane durante la prima guerra contro l’Iraq). Si tratta di una sorta di Intranet (semplificando, una ‘piccola’ Internet di dimensioni locali) ‘wireless’ (ovvero priva di cavi, con trasmissione dati via etere) ed altamente criptata, ad uso dei mezzi terrestri semoventi, su uno scenario di estensione limitata. Ogni blindato è munito di un monitor su cui è visualizzata una rappresentazione cartografica del campo di battaglia. La cartografia scorre in base alla posizione del mezzo (in pratica, lo segue) grazie ad un sistema di localizzazione satellitare GPS. Le presenze amiche sono visualizzate con simboli blu, quelle nemiche con simboli rossi. Basta un click su un’icona blu per aprire un canale di comunicazione sia con il mezzo, che con eventualmente il comando di zona. Un click su un’icona rossa attiva i sistemi di puntamento verso l’obiettivo ed invia, eventualmente, le coordinate del bersaglio alle forze aeree di zona. Ovviamente non molto di più si sa di questa nuova tecnologia applicata per la prima volta in contesto bellico, ma le sue caratteristiche ricordano molto da vicino le applicazioni digitali (estremamente diffuse su Internet) che in campo civile vanno sotto il nome di GIS (Sistemi Informativi Geografici, anche di queste ci occuperemo in prossimi articoli), ‘adattate’ al cotesto militare.
Conclusioni. Abbiamo visto un piccolo, ma significativo esempio di come la diffusione delle tecnologie di comunicazione digitale (che sono alla base di Internet) stiano investendo sempre più settori della nostra vita, finanche sfociando in tecnologie belliche. Sarà importante per ognuno di noi, nel futuro anche immediato, uno sforzo di comprensione sempre maggiore verso i loro meccanismi e le possibili implicazioni, in modo tale da poterne cogliere gli aspetti positivi e dominarne, per quanto possibile, le implicazioni più pericolose.
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