Noi di...
Mensile di attivitÀ politico-culturale
Argomenti vari
Gianluca Pititto
SKY ITALY: LA PAY-TV
SATELLITARE SI UNIFICA
Introduzione. Se ne parla ancora poco al momento, ma quello che sta per accadere nel comparto delle comunicazioni televisive in Italia è un evento di grande rilevanza sociale, dalle ripercussioni ancora difficili da valutare appieno. Stiamo parlando del varo, previsto in queste settimane, della cosiddetta ‘piattaforma satellitare (digitale) unica’, derivante dalla fusione dei due Operatori di televisione satellitare attualmente esistenti in Italia, Tele + Digitale e Stream TV. Il nuovo soggetto televisivo si chiamerà Sky Italy, braccio italiano di un colossale impero radiotelevisivo facente capo alla società News Corporation del magnate australiano Rupert Murdoch. Il nuovo Operatore televisivo potrebbe essere l’avanguardia di un futuro ‘vero’ terzo polo televisivo italiano (accanto a RAI e MEDIASET).
I fatti. Ripercorriamo in sintesi le tappe fondamentali dell’avvento di Sky, descrivendo per quanto possibile lo scenario in cui si è venuto a determinare. La nascita della televisione satellitare a pagamento (pay-tv) in Italia risale ai primi anni ’90, con la comparsa sulla scena prima di Telepiù (1992), e successivamente di Stream (1993), entrambe in versione analogica.
Iniziava così a farsi strada in Italia, tra le altre cose, il concetto di televisione tematica, in contrapposizione a quella generalista: canali appositamente dedicati a specifici ambiti della cultura e dell’intrattenimento, con un auspicabile aumento della qualità, oltrechè della quantità di informazione offerta. Nel corso degli anni ’90 i due Operatori hanno vissuto evoluzioni sia nelle proprietà, che nelle tecnologie: queste ultime, in particolare, sono presto migrate dall’analogico al digitale (cosa che nei prossimi anni avverrà anche per la televisione terrestre), aprendo prospettive enormi nella fruizione dei programmi televisivi, sia in termini di qualità, che di modalità di utilizzo. Ciò sta avvenendo, in particolare, attraverso una progressiva introduzione di tecniche di interattività, grazie alle quali lo spettatore potrà sempre più interagire con il programma televisivo e, soprattutto, scegliere solo le informazioni a lui più congeniali. La concorrenza tra i due Operatori non è stata tuttavia priva di difficoltà. A fronte di un’offerta televisiva che nel tempo si è andata sempre più affinando ed arricchendo, il numero di abbonati raccolto nel corso degli anni non è decollato secondo le aspettative. Soprattutto due sono stati i problemi hanno pesato su questo risultato. Anzitutto, la grande diffusione di abbonamenti illegali dovuti ai progressi raggiunti dalla pirateria informatica, blandamente contrastati da aggiornamenti tecnologici (puntualmente aggirati) e da una legislazione inadeguata (si stima che ancora oggi gli abbonamenti sono poco più di un terzo delle parabole installate…). In secondo luogo, nel rallentare la diffusione degli abbonamenti ha pesato certamente anche la confusione dovuta all’adozione di due distinti sistemi di codifica, con l’obbligo (spesso) del doppio decoder e doppio abbonamento per i molti utenti interessati a programmi sia dell’uno che dell’altro Operatore.
Risultato: nel 2001, anno precedente all’accordo sulla fusione, il debito di Telepiù Digitale ammontava a circa 400 milioni di euro (a fronte di 1,8 milione di abbonati), mentre quello di Stream TV si aggirava attorno a 300 milioni (a fronte di circa 900mila abbonati).
Nel 2002 la News Corporation, gigantesco multinazionale dei media (121 milioni di abbonati, tra le varie pay-tv, sparse in tutto il mondo e che fanno capo alla società di cui Rupert Mardoch è Presidente) già azionista di Stream TV (al 50%; l’altro 50% di Telecom Italia), avanza una proposta di acquisizione di Telepiù Digitale e di unificazione delle due piattaforme, configurandosi di fatto come Operatore unico del settore. In Italia si è sviluppato un acceso dibattito tra favorevoli e contrari, le cui opinioni si sono a lungo confrontate da un lato sulla preoccupazione della nascita di un monopolio (quello di Murdoch), dall’altro sul timore che il fallimento di uno dei due operatori italiani decretasse comunque l’avvento di un monopolio di fatto, ma senza le opportune forme di controllo statali. Ha prevalso, alla fine, la seconda corrente di pensiero (optando per il classico ‘male minore’), sancita nell’aprile di quest’anno prima dal ‘via libera’ dell’antritrust dell’Unione Europea, poi dall’approvazione (sia pur con una serie di vincoli di garanzia) dell’Autorità Garante per le Telecomunicazioni italiana.
In conclusione: entro l’estate gli storici loghi di Telepiù Digitale e di Stream TV diverranno pezzi da museo, per far posto a quello di Sky, accompagnato ovviamente da tutta una serie di proposte tecniche e commerciali che attendiamo di valutare, preannunciate però come molto attente ad invogliare il bacino d’utenza fin qui restio verso la pay-tv satellitare.
Prospettive nel panorama televisivo italiano. Non c’è dubbio che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi assisteremo ad una incisiva campagna pubblicitaria sul nuovo operatore ed ognuno degli interessati potrà valutare pregi e difetti della offerta televisiva che verrà proposta. Tralasciando, però, i problemi tecnici con cui dovranno inevitabilmente fare i conti gli appassionati di questo servizio (inevitabili in un complesso transitorio come quello che Sky dovrà attraversare), ci pare interessante soffermarci in questa sede su alcune brevi riflessioni circa il ruolo che in prospettiva potrà assumere il nuovo Operatore nel nostro panorama televisivo.
E’ sotto gli occhi di tutti, crediamo, l’appiattimento di qualità su cui si è da tempo avviato il duopolio televisivo RAI-MEDIASET. Intrattenimento, Informazione e Cultura risentono a vario titolo (salvo rare eccezioni) di mancanza di originalità e contenuti, di una sempre più evidente omologazione verso il basso, di una rincorsa all’audience che ormai è diventata un passaporto capace di far passare in maniera indolore soluzioni altrimenti improponibili. Per non parlare, infine, dei problemi legati alla commistione tra proprietà e politica, che da nel nostro paese in particolare ha assunto uno spessore decisamente macroscopico.
In questo quadro di sostanziale crisi e staticità del nostro comparto televisivo si inserisce l’arrivo di Sky, con alle spalle le potenti risorse sinergie a disposizione del colosso multimediale di Murdoch. Per il momento assumerà il ruolo di competitor unico nel settore della televisione a pagamento satellitare, ma non dobbiamo dimenticare la partnership con Telecom (detentrice del 20% di Sky), proprietaria de La7 e, quindi, possibile futuro trampolino di lancio per Murdoch verso la televisione in chiaro di terra. Ma secondo alcuni osservatori in un futuro non lontano anche la sola piattaforma satellitare potrebbe configurarsi per RAI e MEDIASET come un temibile concorrente. Il magnate australiano in una recente intervista ha ricordato che negli USA l’80% delle famiglie paga per vedere una tv multicanale e che obiettivo dichiarato di Sky è di conquistare nel giro di qualche anno il 50% delle famiglie italiane (in Gran Bretagna BSkyB, la consorella inglese di Sky, è già arrivata quasi al 40%, scuotendo il monopolio della BBC). Possiamo immaginare, in tal caso, le ripercussioni commerciali sull’attuale duopolio televisivo italiano.
Questi obiettivi potrebbero sembrare velleitari, ma le informazioni che iniziano a circolare sulle offerte di Sky suggeriscono molta prudenza. L’abbonamento base, infatti, si configura a basso costo (intorno ai 20 euro mensili) e comprensivo di oltre 40 canali tematici, con una interessante copertura delle aree della Cultura, dell’Intrattenimento e dell’Informazione. Qualche esempio. Il nuovissimo History Channel, canale interamente dedicato alla Storia ed alla biografia dei personaggi che ne hanno scritto le pagine più significative, una vera ‘chicca’ per gli appassionati del settore. Per l’informazione d’attualità diverse saranno le reti cosiddette ‘all news’, che trasmetteranno notiziari ed approfondimenti 24 ore al giorno, sia nazionali che internazionali: tra le prime la Fox News (che ormai è considerata il contraltare dell’americana Cnn), mentre in lingua italiana nascerà il canale Sky Tg 24, che con la sua redazione di 60 giornalisti, la rete di consorelle internazionali e le redazioni regionali dovrebbe garantire una valida e costante alternativa all’informazione fornita dalle reti attuali. Per il settore della Documentaristica e dei Viaggi è garantita la presenza di canali come National Geographic Channel, Discovery Channel e Marco Polo, ed in alcuni casi anche rafforzata. Sport e Cinema rientreranno, poi, in opzioni separate, che andranno ad aggiungersi all’offerta base già cospicua ed offriranno eventi e produzioni per ogni palato.
Per concludere, l’offerta di canali tematici di qualità ed a basso costo, unita (si spera) ad un servizio di assistenza clienti che faccia dimenticare le inefficenze dei Providers del passato, potrebbe effettivamente costituire una valida premessa per l’affermazione di Sky e per svegliare milioni di italiani dal torpore televisivo in cui sono caduti ormai da tempo. Un serio ‘scrollone’ all’arido duopolio televisivo attuale potrebbe riavviare un virtuoso processo concorrenziale nel settore, di cui si sente molto il bisogno, e che sia basato su nuove regole, per cui lo share si conquisti con originalità e contenuti, piuttostochè ricorrendo a televendite e reality-show.
Molte variabili interverranno su questo processo: tra di esse, naturalmente, anzitutto la politica e l’imminente Legge Gasparri sul riassetto del sistema radiotelevisivo, sui cui riflessi in termini di concorrenza reale nel settore non tutto sembra chiaro e condivisibile. Riuscirà il tycoon australiano a spuntarla, o diventerà solo un ingranaggio del sistema corrente? Lo vedremo presto, augurandoci che una volta tanto a ‘guadagnarci’ sia il cittadino.
___________________________