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Mensile di attivitÀ politico-culturale
Scienza e tecnica
Gianluca Pititto
LA NASCITA DELL’AVIAZIONE
Molte sono, quest’anno, le manifestazioni ed iniziative celebrative volte a ricordare il centenario del primo volo del Flyer (così si chiamava il velivolo) dei fratelli Wilbur ed Orville Wright, evento che convenzionalmente segna l’avvento della Tecnologia Aeronautica nella Storia dell’Umanità. I meriti dei due fratelli, sorti a simbolo di una delle più straordinarie invenzioni di tutti i tempi, sono indiscutibili e merita sempre di essere ricordata l’impresa che essi portarono a termine nel lontano 17 dicembre del 1903 (“lontano” per modo di dire…considerando l’evoluzione strepitosa che in un secolo ha avuto la Tecnologia Aeronautica): al ricordo dell’impresa di quel giorno dedicheremo prossimamente un apposito articolo.
Ma quello che si vuole qui ricordare è come a volte la Storia, nella necessità di condensare eventi complessi in date e personaggi ben identificabili, finisca con l’attribuire la paternità di certi eventi esclusivamente ad attori che, nella realtà dei fatti, non ne furono gli unici protagonisti, commettendo il duplice errore di consegnare alla memoria attribuzioni troppo "esclusive", e l’ancor più imperdonabile errore di lasciar sostanzialmente fuori dagli onori della Storia chi ha avuto un ruolo non secondario nell’affermarsi di talune scoperte, anche a spese della propria esistenza, se non della propria vita.
Un frangente del genere alcuni lo individuano, in modo non del tutto arbitrario, proprio nella ricerca storica dell’autore del primo volo con un velivolo propulso a motore. Il motivo è da ricondursi al fatto che altri ingegnosi personaggi tentarono l’impresa prima del 1903. Basti ricordare l’inglese Hiram Maxim: un suo biplano a vapore (lo ricordano gli stessi fratelli Wright, in alcune loro memorie) con tre uomini a bordo riuscì a decollare nel 1894, ma la mancanza di sistemi di controllo del volo fece poco dopo schiantare l’aereo, fortunatamente senza perdite umane. Quattro anni prima il francese Clemente Ader fece volare a 20 centimetri dal suolo e per 50 metri un velivolo propulso da un motore di 20 cavalli, anch’esso privo d’apparati di controllo e dall’aspetto simile ad un pipistrello. Velivoli propulsi a motore e senza equipaggio furono costruiti da numerosi altri pionieri sul finire del XIX secolo: tra questi anche un italiano, l’ingegner Enrico Forlanini, che addirittura nel giugno del 1887 a Milano, di fronte alla Scala, fece sollevare per 20 secondi a 15 metri dal suolo un suo modello d’elicottero.
In effetti, i fratelli Wright non hanno mai reclamato il primato assoluto del primo volo ed è possibile che questo riconoscimento possa essere quantomeno condiviso con altri. Tuttavia essi vengono ricordati come lo spartiacque tra il "prima" ed il "dopo" l’avvento dell’Era Aeronautica. Ma quale è stata, dunque, la reale importanza storica dell’operato dei due americani?
A questo proposito va ricordato che i loro meriti pionieristici vanno individuati soprattutto nell’innovazione tecnologica che essi hanno introdotto (questa volta sì per primi) nei sistemi di controllo e di guida dei velivoli, aprendo la strada alle tecniche "governo" dei velivoli in volo (altri prima di loro, come abbiamo accennato, fallirono non tanto per l’incapacità di far decollare il mezzo, quanto piuttosto per la mancanza di dispositivi in grado di controllarne l’assetto). Per essere un po’ più precisi, senza sconfinare in eccessivi tecnicismi, non è difficile immaginare intuitivamente quali siano i tre movimenti fondamentali di un aeromobile (identici, se può essere utile, a quelli delle barche): il beccheggio (quando il muso fa "su e giù" …), il rollio (quando il velivolo compie rotazioni attorno all’asse individuato dalla lunghezza della fusoliera…) e l’imbardata (quando il muso del velivolo "gira" verso destra o sinistra…). Questi tre movimenti elementari, eseguiti simultaneamente in tante diverse possibili combinazioni, descrivono, in effetti, un qualunque movimento complesso di un aeromobile.
E’ pertanto chiaro a chiunque, come la possibilità di disporre di un velivolo pilotabile richiedesse non solo la capacità di farlo decollare e sostenere nel vuoto, ma anche la possibilità di governarne e coordinare i tre movimenti elementari che abbiamo appena descritto. Ricordiamo anche, a beneficio di chi non è appassionato di materia aeronautica, che il controllo dei tre movimenti avviene per via indiretta attraverso il movimento meccanico, da parte del pilota, di alcune parti mobili delle superfici alari: gli alettoni facenti parte delle ali (per il rollio), il timone facente parte della deriva in coda (per l’imbardata) e l’elevatore facente parte del piano orizzontale della coda (per il beccheggio).
Il vero grande merito di Wilbur ed Orville Wright fu di contribuire in modo fondamentale allo sviluppo dei controlli aerodinamici dei tre movimenti fondamentali del mezzo aereo, nonché delle tecniche di pilotaggio necessarie per utilizzarli efficacemente nella guida del velivolo. Possiamo affermare che nel corso dei loro anni più proficui, prima del fatidico 17 dicembre 1903, i due pionieri americani inventarono e sperimentarono idee innovative e decisive su questi problemi, giungendo al successo primo volo del Flyer (un volo, ricordiamo, di soli 40 metri!) grazie soprattutto a quei risultati.
Giusto, dunque, ricordare i due inventori per quello storico primo volo, ma senza dimenticare che esso fu il risultato non tanto dell’intrepido sprezzo del pericolo, quanto di una meravigliosa avventura dell’intelletto e dell’ingegno umano.
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