pagina principale

  Noi di...

Mensile di attivitÀ politico-culturale

 

  

Argomenti vari

Marzo 2003

  

Donatella  Moraggi

  

 

INTERVISTA AL DIRETTORE GENERALE DELL’ANICA

ANDREA MARCOTULLI

 

  

Nel momento in cui sono in atto, nell’industria cinematografica italiana, delle importanti modificazioni, abbiamo incontrato il Dr. Andrea Marcotulli, Direttore Generale dell’A.N.I.C.A., Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali. Tra i compiti dell’associazione, quelli di sostenere, informare, aggiornare le imprese ed i professionisti che operano nel campo cinematografico ed audiovisivo, con attenzione ai diversi ambiti nei quali si svolge la loro attività, come la formazione, lo sviluppo, la produzione e la distribuzione del prodotto.

 

- Dr. Marcotulli, quali sono le maggiori difficoltà che incontra oggi il settore cinematografico? -

-“Diciamo subito che il settore ha come sua principale esigenza quella di seguire costantemente l’evoluzione tecnologica e anche commerciale del mercato di riferimento del prodotto cinematografico. E’ chiaro che noi partiamo da una situazione storica nella quale il cinema era esclusivamente fruito all’interno delle sale cinematografiche. Attualmente la realtà commerciale legata al prodotto filmico si è notevolmente amplificata. Accanto alla sala cinematografica si è affiancata la televisione, la videocassetta, la TV a pagamento, il DVD, la TV satellitare, quindi altre forme di commercializzazione, tecnologicamente più sviluppate che certamente richiedono al settore un continuo adeguamento e aggiornamento, una continua riorganizzazione del processo industriale legato al prodotto cinematografico e quindi del successivo processo distributivo, commerciale, promozionale e più in generale di marketing e gestionale dei diritti. Ovviamente, tutto ciò determina l’esigenza di risolvere ad ogni passaggio, nelle variate condizioni di mercato, situazioni nuove. Ne consegue la necessità d’intervenire sugli aspetti di natura imprenditoriale, professionale, legislativa, sindacale, tecnologica e tutto ciò richiede, soprattutto in questi ultimi anni, un crescente impegno dell’associazione di rispondere, per quanto concerne il prodotto cinematografico, alle aspettative delle imprese e del mercato.” -

 

- Ritiene che i supporti legislativi attualmente a vostra disposizione siano adeguati? -

- “Noi ci avvaliamo, prevalentemente, delle risorse interne all’associazione ed essendo questa un’organizzazione sindacale delle imprese aderente alla Confindustria, nel corso degli anni si è organizzata per mantenere sempre elevato il suo ruolo di rappresentatività delle imprese del settore; soprattutto per essere costantemente in grado di fornire i servizi che ci richiedono. E’ una struttura piuttosto articolata che poggia su risorse interne, ma anche esterne. Disponiamo d’un ufficio legislativo tributario, di uno sindacale, di un ufficio relazioni esterne stampa e di uno banca dati; inoltre di un ufficio estero che segue i rapporti con le organizzazioni estere, le imprese nei vari mercati internazionali, nei rapporti con la Comunità Europea e con il Consiglio d’Europa per quei progetti di finanziamento che sono a livello sovranazionale; ovviamente, inoltre seguiamo anche le attività di tutti i Ministeri con i quali ci dobbiamo raccordare.” -

 

- Dr Marcotulli, Lei ha parlato di mercato. In che misura il cinema di oggi è autonomo risultato di creatività e quanto, invece, costituisce necessario adeguamento a logiche di mercato? -

-“Credo che alla base di ogni opera cinematografica ci sia sempre un’opera dell’ingegno: c’è sempre un progetto artistico creativo, in assenza del quale ogni produzione finisce per essere priva di qualche cosa. Il pubblico, che non è disattento a quest’aspetto, se ne accorge e difficilmente il prodotto ha successo sul mercato. Certamente, oggi, è altrettanto impensabile realizzare un prodotto che risponde esclusivamente ad una logica creativa, artistica, autorale senza tener conto del contesto di mercato nel quale l’opera deve essere distribuita. Altri aspetti che fanno sì che da una idea si arrivi a realizzare un film sono quelli più attinenti al marketing, alla commercializzazione, alla promozione, che necessariamente devono essere tenuti presenti già nella fase di preparazione e di produzione. È mia convinzione che non sia disdicevole o sbagliato parlare di un’opera dell’ingegno che sia anche un’opera imprenditoriale: un prodotto destinato ad un consumatore finale che ha proprie esigenze e capacità di critica che devono essere tenute presenti. C’è bisogno di creare una comunione tra l’aspetto autorale e quello commerciale, la qualcosa, spesso, è alla base di un successo cinematografico.” -

 

- Cosa vuole il grande pubblico dei nostri giorni dal Cinema? -

-“ Credo che il pubblico non voglia un unico qualcosa: come ci sono più e diversi prodotti cinematografici, ci sono anche più e diversi identikit di spettatore cinematografico.

Posso dire che, alla base di tutto, il pubblico vuole certamente un prodotto di distensione e d’intrattenimento che, in alcuni casi, sia anche un prodotto che documenti, informi e faccia riflettere. Detto ciò, è anche vero che non si può pensare ad un unico tipo di film che soddisfi un’unica aspettativa. Il pubblico si differenzia in fasce di età e fasce sociali, in diverse tipologie di spettatore con dissimili aspettative. Quanto detto lo si può verificare nella corrente stagione cinematografica ed, in parte, anche dalla stagione appena conclusa: dove è stato sancito il successo dei prodotti più commerciali ma a questi si sono affiancati altrettanti successi di prodotti essenzialmente autorali. E’ quindi giusto che accanto ad una certa cinematografia ce ne siano anche  altre: far sì che si possa rispondere ad esigenze diverse.” -

 

- Quale è l’attuale rapporto tra cinema e televisione? -

-“Se noi analizziamo storicamente il rapporto tra cinema e televisione, probabilmente alle origini di questo rapporto, riferendomi alla nascita dell’emittenza privata in Italia, il rapporto è stato obbligatoriamente di concorrenza, poiché la tv privata costituiva un tipo di canalizzazione e quindi di fruizione del prodotto cinematografico distinta e nuova, così le fasce più deboli di spettatori cinemtografici hanno frequentato meno le sale e fruito maggiormente della televisione per guardare un film. Questo però, devo dire, è un tipo di rapporto che si può collocare all’inizio. Negli anni, questo rapporto, inizialmente concorrenziale e anche conflittuale, si è sempre più modificato fino ad arrivare ad oggi, dove sostanzialmente i due mezzi lavorano in collaborazione. Certamente, se noi immaginiamo la sala cinematografica e lo schermo televisivo, sono due modi diversi di fruire del prodotto film, quindi da questo punto di vista sono due percorsi paralleli, però gli aspetti che più attengono alla produzione di un film, come anche alla sua distribuzione ed alla sua preparazione, vedono invece sempre più spesso il cinema e la televisione uniti e collaborativi.”-

 

- La multisala, secondo Lei,  è la risposta al calo di presenze nelle sale cinematografiche? -

-“La multisala devo dire è, in questo momento,  un traino fortissimo per il consumo di cinema in sala, perché effettivamente la logica della multisala è quella che meglio si combina con le aspettative del pubblico cinematografico, proprio perché con una struttura d’esercizio che accanto alla sala cinematografica offre altri servizi, con una serie di modalità di accesso, come la prenotazione dei biglietti, la disponibilità di parcheggi, è una soluzione che sta molto sostenendo il recupero di pubblico al cinema, tant’è che oggi, dalle statistiche più recenti, la multisala raccoglie un terzo del totale pubblico cinematografico annuale, essendo ancora una realtà d’esercizio limitata rispetto alla totalità  del parco schermi che esiste in Italia. Sicuramente, nella  prospettiva, è il canale di fruizione cinematografica che dimostra maggiore potenzialità.” -

 

- Quale è lo stato di salute del cinema italiano rispetto a quello straniero? -

-“In tutto il mercato mondiale avviene che accanto al prodotto nazionale entra anche il prodotto straniero. Diciamo che negli anni passati noi subivamo molto la presenza di prodotto straniero in Italia, perché probabilmente il pubblico italiano aveva vissuto qualche stagione del nostro cinema non particolarmente felice e quindi l’immagine che si aveva del cinema italiano non era certo funzionale a catturare spettatori verso la nostra cinematografia. Negli ultimi anni fortunatamente questo atteggiamento da parte del pubblico si sta gradualmente modificando.

Il nostro pubblico, nelle ultime stagioni, ha potuto apprezzare diversi buoni films italiani ed è ritornato a vedere cinema italiano.” -

 

- L’Unificazione dell’Europa ha influito positivamente sulla cinematografia italiana? -

“- L’Unione Europea si pone potenzialmente come uno strumento in più. Noi dobbiamo necessariamente immaginare che l’unico cinema veramente forte a livello internazionale è il cinema statunitense, perché da sempre ha messo in moto dei meccanismi di distribuzione internazionale che fanno penetrare il prodotto statunitense su tutto il mercato mondiale.

La creazione di uno spazio allargato europeo che favorisce la libera circolazione delle opere europee, che agevola i rapporti tra imprese, è una leva sulla quale poggiare. In questo senso il profilo dell’intervento dell’Unione Europea è certamente apprezzabile. Poi quali risultati si siano concretamente ottenuti è un discorso diverso. Probabilmente non si sono ancora ad oggi ottenuti quei risultati che si immaginava di ottenere.” -

 

- Quali sono gli  impegni dell’ANICA per il futuro? -

- “Cercheremo di dare sempre un sostegno maggiore e più forte alle imprese, sia da un punto di vista degli strumenti legislativi e finanziari, che commerciali, che tecnologici per consentire loro di crescere e diventare più competitivi sul mercato, divenendo leve importanti per migliorare e rafforzare la produzione e la distribuzione del nostro cinema sia in Italia che all’estero. Detto questo, molto attiene poi alla capacità di creare un prodotto cinematografico che sostenga questo tipo di progettualità “.-

 

___________________________