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  Noi di...

Mensile di attivitÀ politico-culturale

 

  

Arti figurative, plastiche, mostre,

 artisti, archeologia, monumenti ...

  

   

Donatella Moraggi

  

Il Tempio dell’arte nell’auditorium di Roma

  

 Si è detto e scritto molto sull’Auditorium di Roma, sul grande significato culturale, sociale dell’imponente opera progettata da Renzo Piano, sulla sua inaugurazione del 21 aprile scorso, che ha segnato il primo di tanti eventi musicali e non solo, che saranno ospitati al suo interno, affidando alla nostra città uno strumento capace di dare ampia risonanza alle voci, ai suoni, ai gesti sapienti di chi realizza arte e di chi di arte vive.

 

Non ci soffermeremo sulle difficoltà e  le fatiche che hanno accompagnato la realizzazione di un’opera così imponente; saranno nota di merito per chi avrà saputo superarle e plasmarle facendone un risultato  tanto visibile quanto importante. Diremo che non saranno trascorsi invano i lunghi anni dall’inizio dei lavori (novembre 1994) che si sarebbero dovuti concludere nel 1996 e che invece si sono trascinati fino ad oggi; diremo che non saranno stati vani i costi pagati, sebbene ben più elevati di quanto previsto dalla Giunta Comunale, (280/mld in corso d’opera a fronte dei 170/mld inizialmente indicati nel progetto approvato) se oggi ci è dato conoscere ed apprezzare lo scopo d’un così cospicuo impegno lungamente profuso.

  

Non vi intratterremo sulle implicazioni pratiche, le relazioni, i significati, le attività, i programmi che precedono, accompagnano e seguono un tale evento,  perché certamente altri lo stanno facendo e lo faranno meglio di noi e con dovizia di particolari.

  

Diremo soltanto il nostro pensiero, il sentimento che da abitanti di Roma e cittadini d’Europa, ha suscitato in noi l’avvicinarci a questo “gigante”. Un grande contenitore di cultura, pensato e realizzato perché possa offrirsi alle  multiformi espressioni d’arte, attraverso il passaggio dalla storia all’attualità, dove il cammino dell’uomo contemporaneo conserva la memoria  del suo passato attraverso la lettura del suo presente. Uno spazio che alterna  il costruito ad una natura che incornicia, delimitandoli, i tre volumi a forma di gusci che sembrano, a guardarli con un colpo d’occhio esterno e d’insieme,  proteggere qualcosa di prezioso ed intangibile al loro interno, con  tutta la  loro pesantezza chiusa in materiali “duri” e “freddi”, ma allo stesso tempo avvolgenti, lisci e sorprendentemente flessibili.  La sensazione che ne abbiamo avuta è stata quella di essere di fronte ad un’opera eterna,  realizzata dentro la città eterna,  per custodire e restituire, amplificandoli, valori eterni.

  

Il frutto di tanto lavoro servirà a far brillare la qualità e la forza delle culture antiche, delle tradizioni millenarie, accanto alla  innovazione e alla inarrestabile ricerca.

 

Nel suo nome latino, l’opera romana dell’Auditorium, esprime e richiama elementi umanistici, avvicinati alle sue forme che proiettano su immaginari spaziali e meccanici, non senza offrire, a chi vorrà ascoltarle e guardarle, note , parole, danze, coreografie traghettate di lontano e destinate a superarci. Per noi, il tempo, è invincibile

  

  

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